Picasso a Lugano Stampa
Scritto da Redazione   
Mercoledì 04 Aprile 2018 00:00

Fino al 17 giugno 2018, il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano rende omaggio al grande maestro spagnolo con la mostra Picasso. Uno sguardo differente, realizzata in collaborazione con il Musée national Picasso di Parigi e a cura di Carmen Giménez, una delle massime esperte dell’artista. Attraverso il rapporto tra disegno e scultura, l’esposizione offre un punto di vista inedito sull’evoluzione del linguaggio di Pablo Picasso.

Si dice che quando morì ormai novantunenne, Picasso tenesse ancora la matita in mano. Nel corso della sua vita, l’artista realizzò un numero sorprendente di opere, fra cui numerosissimi disegni.
Con 120 opere - 105 disegni e 15 sculture -, tutte eseguite tra il 1905 e il 1967, la mostra si dispiega attraverso un vasto arco cronologico e documenta ogni fase dell’evoluzione artistica del maestro spagnolo. La selezione offre una prospettiva inedita della sua creatività, gettando luce sul ruolo dell'artista nello sviluppo dell’arte del Ventesimo secolo con particolare attenzione a lavori sconosciuti al grande pubblico e in grado di ampliare le convenzionali interpretazioni della sua opera. Nella mostra prevalgono i lavori su carta, strettamente legati al Picasso più intimo, accanto alle sculture: due delle tecniche privilegiate dall’artista, raramente messe in dialogo tra loro.

Sebbene Picasso sia senza dubbio l'artista più rappresentato della storia, paradossalmente è anche il più enigmatico. Lo storico dell’arte Maurice Rheims, incaricato dalla Francia di catalogare i beni personali dell’artista alla sua morte, scoprì oltre 60’000 opere inedite. Fu come trovare un “Picasso in Picasso”, altrettanto straordinario. Da allora, questa fortuita scoperta ha costretto numerosi studiosi a tracciare percorsi inesplorati e a fare chiarezza sulla sua parabola artistica. Accanto ad alcuni fra i più noti capolavori dell’artista, la mostra Picasso. Uno sguardo differente presenta una selezione di opere più personali, alcune mai precedentemente esposte, mettendo così in luce aree della sua produzione rimaste perlopiù nascoste. Molti dei lavori fanno riferimento alle figure femminili, ai luoghi e alle circostanze che hanno segnato la vita di Picasso. Oltre ad avvicinare l’opera del grande maestro spagnolo, attraverso di essa, la mostra permette di approfondire la sua straordinaria personalità.

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo si incentra sulla sua immensa produzione di lavori su carta e sulla scultura.
Le opere sono tutte concesse in prestito dal Musée national Picasso di Parigi che raccoglie la più completa collezione di lavori dell’artista. Tra queste
Tête de femme: Fernande (Testa femminile: Fernande; 1909), il collage/papier collé con natura morta Verre, bouteille de vin, paquet de tabac, journal (Bicchiere, bottiglia di vino, pacchetto di tabacco, giornale; 1914), Minotaure blessé, cheval et personages (Minotauro ferito, cavallo e figure; 1936) e Tête de femme (Testa femminile; 1962).

Opere su carta
Nel cimentarsi con la carta Picasso si confronta liberamente con tecniche come il disegno, l'acquerello, il collage, il pastello, il gessetto, il carboncino e l'inchiostro. Attraverso le serie da lui create in queste tecniche, si manifesta uno straordinario campionario di sottili variazioni, dal quale affiora il fervore creativo che contraddistingue l’artista. La mostra si apre con la serie dedicata al cubismo analitico. Nei disegni a inchiostro del 1910 come
Nu debout (Nudo in piedi), Femme au chapeau (Femmina col cappello) o Nature morte (Natura morta) è possibile apprezzare la rinnovata strutturazione della composizione declinata in una complessa sovrapposizione e giustapposizione dei piani.
Il passaggio alla fase sintetica del cubismo è compiutamente rappresentato nel sofisticato ed elegante collage con tecnica mista, la natura morta del marzo del 1914
Verre, bouteille de vin, paquet de tabac, journal (Bicchiere, bottiglia di vino, pacchetto di tabacco, giornale). Dello stesso periodo altri notevoli esempi quali l’opera Verre, journal et poire (Bicchiere, giornale e pera) del 1914-15 e la corposa serie di guazzi Compotier et mandoline sur un guéridon (Coppa di frutta e mandolino su tavolino) e Compotier et mandoline sur un buffet (Coppa di frutta e mandolino su credenza). Nel 1919 Picasso inaugura il suo caratteristico “pluralismo simultaneo”, creando opere espressione di una varietà di stili. Accanto a una serie di nature morte cubiste realizzate quell’anno, è presente in mostra Portrait d’André Derain. Questo straordinario disegno racchiude in una sola linea la fisionomia del suo collega artista; il ritratto appartiene a una più ampia serie che Picasso dedica agli amici coinvolti nell’allestimento dei Ballets Russes: Stravinskij, Diaghilev, Satie e molti altri.
L’interesse di Picasso per la figura umana è documentato anche da una serie di studi di mani. Fra le più notevoli opere su carta in mostra, ricordiamo ancora la straordinario guazzo
Minotaure blessé, cheval et personnages (Minotauro ferito, cavallo e figure; 1936), che annuncia il celeberrimo Guernica; i ritratti realizzati tra gli anni Trenta e Quaranta delle sue amanti Marie Therése Walter e Françoise Gilot; e infine gli schizzi, datati 1957, del grande murale per l’edificio dell’UNESCO.

La scultura
Picasso sperimentò e ideò ininterrottamente tecniche nuove e nella scultura riuscì a superare il confine tra bidimensionalità e tridimensionalità. Ne sono un esempio gli oggetti creati applicando le tecniche del collage nelle tre dimensioni, o le creazioni di aste di ferro saldato, forme di “disegno nello spazio” che diedero inizio a una ricca corrente della scultura contemporanea (Giacometti, Calder, Julio González, David Smith, ecc.). Tra
Tête de femme: Fernande (Testa femminile; 1909) e Tête de femme (Testa femminile; 1962) – quest'ultima evocante Jacqueline Roque, divenuta l’ultima moglie dell’artista – intercorre più di mezzo secolo. Fra questi due capi si dipana l'intero percorso produttivo di Picasso nella scultura: dalla disgregazione della forma classica, attraverso la genesi del cubismo, il collage-pliage, la creazione dell’oggetto volatile, il tuttotondo, le strutture filamentose, fino al gusto Pop.
Le quindici importanti sculture in mostra offrono un punto di vista articolato sulla sperimentazione plastica di Picasso. In apertura
Mandoline et clarinette (Mandolino e clarinetto; 1913) e Violon (Violino; 1915) che, nella giustapposizione astratta di diversi materiali, richiamano l’estetica costruttivista; seguono i lavori degli anni Trenta realizzati nel castello di Boisgeloup, in cui frequenti sono i riferimenti all’amante Marie-Thérèse Walter, e Tête de mort (Testa di morto; 1943), che riassume l’intera tragedia della Seconda Guerra Mondiale, mentre la scultura in bronzo La chèvre (La capra), realizzata nel 1950, esprime la vitalità e lo spirito di rinascita del dopoguerra. Chiudono l’esposizione La chaise (La sedia) del 1961, una brillante rivisitazione della scultura cubista e omaggio a uno dei padri dell’arte moderna Vincent Van Gogh, e Tête de femme (Testa femminile) del 1962, in metallo dipinto policromo, che rende perfettamente l’idea di femminilità pur nell’accentuata scomposizione dei piani.