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Theresa Rijssenbeek / Strutture dalla natura Stampa
Scritto da Paola Zorzi   
Martedì 12 Giugno 2018 09:15

g 45b rijssenbeekLa mostra, promossa da “Zero Gravità per arti e culture” in occasione dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018,  è stata inserita nell'iniziativa “Parchi e Giardini d'Italia.  Incontriamoci in giardino”.

In occasione di questa personale Theresa Rijssenbeek ha presentato, come nucleo centrale del suo lavoro, una serie di grandi tele dipinte ad olio sul tema delle strutture della natura affiancate da una serie di altre opere a china su carta.

La mostra si è svolta nei locali di Villa Cernigliaro e dell'adiacente Serra dei leoni

(Biella/Sordevolo, Italia) 

Si è soliti pensare che l'arte del Novecento, in quanto internazionale, sia simile ovunque e un po' standardizzata. Ritengo che sia un giudizio semplicistico, non del tutto vero e che invece,  in quanto tale l'arte, sia anche una prerogativa in grado di superare barriere e pregiudizi.


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L'arte, come in più occasioni con Carlotta Cernigliaro (fondatrice dell'associazione “Zero gravità” e amministratore fiduciario di Villa Cernigliaro e del Parco) abbiamo avuto modo di affermare,  è un potente strumento di comunicazione, mediazione e aggregazione.

Nel caso specifico possiamo poi a buon diritto parlare di “glocal”, qualcosa cioè che in qualche modo si estrinseca e trova delle connessioni  sia su di un piano globale che locale. 

Cenni sull'artista.

Theresa Rijssenbeek è un'artista che si sente a disagio di fronte a qualsiasi tentativo di incasellare il suo lavoro in un dato movimento, tendenza artistica o stilistica.

Come molti degli artisti venuti dopo i prorompenti anni Sessanta ha prediletto  il fare concreto alla teoria.

Ad una prima serie di lavori presentata a Curacao, luogo in cui aveva vissuto per alcuni anni,  seguono gli anni di studio all'Accademia Reale di Belle Arti dell'Aia ed esperienze  personali che la porteranno ad un evidente maturazione e  assunzione di responsabilità che si manifesteranno anche nel suo lavoro.

Trasferitasi con la famiglia a Delft,  città storica situata nella parte occidentale dell'Olanda, realizza opere di forte espressività cromatica riuscendo nel difficile compito di  conferire profondità e un coerente senso di autorevolezza alla sua opera.

In quel periodo è anche invitata a realizzare un'opera murale per la città di Delft.

L'astrazione liberata da qualsiasi rassicurante manierismo  si evidenzia attraverso pennellate ampie, libere ed espressive al contempo, dove la campitura non appare piatta ma trasparente o densamente stratificata, mai del tutto definita.  Un espressionismo mediato però in alcune delle sue opere più originali da una rigorosa struttura compositiva dove l'ortogonalità non di raro  sottende una progettazione contrapposta a quel punto ad una più  im-mediata stesura del colore.

Del resto l'Espressionismo astratto già dal suo nascere negli Stati Uniti aveva diviso la critica tra chi considerava questo un fenomeno del tutto inedito ed esclusivamente americano (Rosenberg) e chi invece (Greenberg) la considerava la naturale conseguenza, nonché del tutto originale, del percorso intrapreso in Europa a partire 

da Cezanne per arrivare a Mondrian, poi immigrato in America con molti altri artisti europei, per arrivare fino a De Kooning, anche lui di origine olandese. Questa seconda interpretazione, che  condivido, in effetti includeva anche le opere a campitura, con una composizione cioè  suddivisa a campi, talvolta geometrici ma molto liberamente interpretati, come nel caso di Rothko per intenderci...

L'opera di Theresa Rijssenbeek tra modernità e tradizione.

Ma tornando a Theresa Rijssenbeek, ci si può interrogare fino a che punto l'importante tradizione artistica olandese (nelle sue differenti fasi) abbia influito nella formazione di questa artista. Di certo l'Olanda avendo dovuto da sempre misurarsi con una endemica scarsità di territorio ha sviluppato un forte senso pragmatico, una lucidità e sintesi di cui de Stijl ne è un erede. Altrettanto vale per una particolare sensibilità alla luce che sembra caratterizzare molta pittura del nord Europa, forse proprio in quanto questa è colta come qualcosa di più raro e prezioso che in altri luoghi. 

Theresa Rijssenbeek in questo senso si ricollega al contesto culturale da cui proviene sia mostrando nel suo lavoro determinazione e una mediazione compositiva che implica ragione e riflessione; sia nel prediligere  la tecnica del colore ad olio (a van Eyck per primo è infatti attribuito l'utilizzo di questa tecnica) e una sfera cromatica mai banale, risultato di una lunga pratica ed esperienza. Altrettanto possiamo dire per quanto riguarda una parallela, meno nota,  produzione in cui dà  prova delle sue capacità pittoriche e introspettive realizzando sia ritratti che serie di dipinti dove vediamo comparire della frutta; il tutto naturalmente rivisitato alla luce del presente. Si tratta anche in questo caso di soggetti che possiamo rintracciare già nella tradizione della pittura fiamminga. E' interessante in tal senso rilevare come, anche i rapporti tra l'arte  olandese e italiana abbiano radici molto antiche e profonde.

Opere recenti 

La serie di tavole presentate in questa esposizione, che documentano l'ultima produzione dell'artista, si distinguono per includere accanto al dato espressivo che le caratterizza come profondità, il recupero del dato oggettivo, (relativo cioè all'oggetto a cui si fa riferimento) restituito però,  oltre che attraverso una sintesi riduttiva anche come ritmo e una ricerca atta a rinvenire delle forme ricorsive in una natura a cui l'artista appare essere molto legata.

Insieme a  questa  ricerca caratterizzata da una evidente mediazione: psicologica, tecnica, estetica; Theresa Rijssenbeek ha voluto esporre, oltre al tema tipicamente fiammingo dei ritratti (tra i quali quello di George Sand) e  della frutta di cui abbiamo già accennato (basti pensare alla famosa opera di Van Eyck in cui figurano i coniugi Arnolfini e, sul davanzale della finestra, alcuni frutti dall'evidente risvolto simbolico), la stampa in continuo su tessuto di una composizione di frutta tratta da un'opera esposta nella “Sala dei poeti” della Villa da interpretarsi come segno augurale di abbondanza e fecondità.  

In fondo possiamo far risalire anche questa alla tradizione olandese del commercio di tessuti.

La mostra inaugurata il 2 giugno rimarrà aperta fino al finissage del 2 luglio 2018,  data in cui, alla presenza dell'artista, sarà presentato e distribuito  il catalogo.

Nel catalogo, accanto alle immagini delle opere presentate frontalmente e a sé stanti, si potranno ammirare quelle contestualizzate nel sito specifico di Villa Cernigliaro.   

Villa Cernigliaro, via Vercellone 4, Sordevolo (Biella) – Italia.

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La grande stagione dell'Espressionismo astratto in Europa e negli Stati Uniti.

Un'introduzione critica al  lavoro di Theresa Rijssenbeek di Paola Zorzi

La crisi dell'arte manifestatasi alla fine della seconda guerra mondiale, ha visto il superamento non solo del dibattito fra contenuto e forma, soggetto e oggetto, materialismo e idealismo ma anche la caduta di quella tensione ideale, finalistica o teleonomica che aveva sempre caratterizzato la cultura europea dall'antica Grecia in poi. Una tensione utopica i cui esiti rivoluzionari del primo Novecento (nonché in seguito frustrati) in Europa risulteranno recuperati  solo negli anni Sessanta attraverso

  le ricerche d'avanguardia portate avanti da gruppi, movimenti o singoli artisti e che  negli Stati Uniti risulterà piuttosto connotato da una forte valenza contestataria.  

Se tutta l'arte dal Novecento in poi si è affermata come critica nei confronti dell'esistente è anche vero che le aspettative di radicale cambiamento ipotizzate nella prima metà del Novecento hanno dovuto misurarsi prima con l'abisso delle guerre mondiali e suoi totalitarismi, poi con un mondo strutturalmente conservatore, sovente irremovibile nelle sue forme amministrative e di controllo. 

Ci troviamo così di fronte ad un'arte, a quel punto, "di crisi" che ha comunque continuato a contestare un pragmatismo essenzialmente asservito alle pratiche del più conservatore capitalismo industriale e delle sue sempre più evidenti contraddizioni: alienazione, degrado sociale e ambientale. Un tipo di capitalismo oggi in parte superato attraverso l'emersione di nuove forme economiche piuttosto orizzontali che verticistiche.

In questa prospettiva molta della produzione legata all'arte visiva, tranne poche eccezioni, pur mantenendo un orizzonte critico, ha reagito assottigliando al presente la  stratificazione storica.

Così il gesto, l'azione, l'happening, o ancora il superamento del "mero" razionalismo come valore, appare compresso  nel  binomio azione-materia, emozione-materia, emozione-colore improntato com'è alla ricerca di una sensibilità e/o implicita ragion d'essere in un suo affermarsi e manifestarsi immanente... nonché in parte inconscio o con significazioni psicologiche.

Come conseguenza di fatto vediamo insuperato, non senza esiti del tutto originali, quello stesso individualismo e mistificazioni tanto contestati dalle avanguardie del Novecento rispetto ai quali gli stessi artisti contemporanei, pur essendo intimamente critici e sempre più indisponibili, sembra non riescano ancora a sfuggire del tutto.

In tal senso vale la pena ricordare il monito implicito alla Dialettica negativa di Adorno

 e le stridenti contraddizioni alle quali l'arte contemporanea è inevitabilmente soggetta.

C'è in effetti in tutta la produzione artistica, e in particolare in quella della grande ondata rappresentata dell'espressionismo astratto, e dall'astrattismo in generale,  tutta l'ansia di un secolo e di un presente che si è misurato con l'abisso ma che, pur tra mille contraddizioni e criticità, da questo ha tentato di riemergere ridisegnandone i contorni e aprendo nuovi orizzonti.

Tuttavia gran parte dell'arte contemporanea,  pur volendosi differenziare e dare una nuova identità rispetto al passato, di fatto risulta inserita in un contesto strutturalmente inalterato, e in quanto tale appare perdere parte di quella tensione che l'aveva caratterizzata nel nascere.

Ma non tutto è perduto. Il pensiero infatti non dovrebbe essere unico in ambedue le direzioni. In tal senso bisognerà dunque ammettere che una parte della società attiva, intraprendente e costruttiva, compresi molti artisti critici, nell'aver considerato di fatto superato il conflitto di classe, lo hanno incanalato e ribaltato nella tensione verso la realizzazione di una società realmente democratica. Una strada già intrapresa a suo tempo da alcuni tra i più validi ed attivi esponenti del Bauhaus, i quali,  una volta constatata l'impossibilità di realizzare i propri propositi originali, costretti come furono a trasferirsi negli Stati Uniti in seguito alla persecuzione nei loro confronti ad opera sia dello stalinismo che del nazismo, hanno proseguito nella loro opera che  oggi, sia da un punto di vista estetico che concreto, per molti versi è ormai entrata a far parte della nostra vita.

E' in questo nuovo contesto e nel conflitto tra una società conservatrice e una più apertamente democratica che di fatto molta della produzione contemporanea si muove.

Contemporaneamente e parallelamente sempre nuove istanze sono emerse e sembrano emergere tra le nuove generazioni di artisti che si misurano con il presente, con nuove tecnologie, forme di comunicazione e sensibilità.