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ANTONELLA PAGNOTTA : Volti del corpo Stampa
Scritto da Paola Zorzi   
Mercoledì 22 Agosto 2018 07:31

g 41 volti del corpo carne avariata antonella pagnottaLa personale di Antonella Pagnotta che rimarrà aperta al pubblico fino al 28 settembre a Villa Cernigliaro, Sordevolo (Biella), è declinata tutta la femminile. Le opere realizzate con tecniche miste spaziano dalle tele all'installazione al video con contaminazioni tra fotografia e pittura tra bi e tridimensione tra immagine e testo. 









Ci si potrebbe chiedere se sia lecito parlare delle donne sempre e solo attraverso il loro corpo a cui in questo caso però viene rivendicato più di un volto. Ma che, nell'uso comune del termine, viene spesso contrapposto al cervello o comunque al pensiero razionale. Quasi che questo non fosse parte del corpo e che di conseguenza alla donna non spettasse oltrepassare la soglia di tutta una serie di sfere del sapere ed agire umano che, in teoria, dovrebbero elevarsi al di sopra dei connotati di genere.



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In realtà se non si è idealisti bisognerà comunque ammettere che tutta la sfera cognitiva non avrebbe luogo senza un cervello da intendersi però quale parte di quell'organismo che lo supporta molto più di quanto non si creda. Così come  si dovrà anche ammettere l'influenza che l'ambiente culturale e l'esperienza hanno sempre agito sul corpo umano (di cui il cervello è parte) e sulla società più in generale. 

Certo l'ideale, superato ogni pregiudizio e velleità di potere, sarebbe quello di evidenziare quanto sia ininfluente quella stessa differenza di genere attraverso la quale fino ad ora si sono giustificate tante discriminazione e magari sottolinearne come qualificanti le sue differenze. Ma una società da sempre sottoposta ad un forte stress ambientale ed esistenziale, costituito da esseri quali quelli umani privi di una forte predeterminazione ed imprinting istintuale, se per ogni problema da un lato  ha potenzialmente aperte tutte le soluzioni possibili dall'altro queste sono acquisite in modo progressivo. Necessitano dunque di tempi lunghi e della cooperazione di molte persone per potersi affermare. Nulla di conseguenza è esente da errori - anzi sovente   necessari ad un apprendimento progressivo (come possiamo  ad esempio constatare con l'apprendimento della lingua madre nei bambini) -  o a regressioni e barbarie, così come la Storia ci insegna.

Per questo una mostra che coinvolge tutti ma che è affrontata da una prospettiva e con una focalizzazione al femminile può ancora avere un senso.

Ancora oggi infatti nel constatare le specificità dell'essere donna dobbiamo purtroppo rilevare la situazione in cui versa la condizione femminile con tutti gli  abusi, violenze, volgarizzazioni, mercificazione che l'accompagnano, unite ad un'endemica insensibilità nei confronti di quelle  necessità minime legate al corpo femminile il cui soddisfacimento eleverebbe la sua condizione ed invece ancora in molti casi e luoghi del mondo la inchiodano a quello.  

Un problema rispetto al quale le stesse donne vittime del condizionamento culturale  non sono esenti ed in alcuni casi contribuiscono ancora ad affermare.

 

Ma, volendo far rientrare il discorso nell'ambito dell'arte contemporanea, vorrei riportare ciò che la curatrice della mostra, la storica dell'arte Miroslava Hájek, già attiva in prima persona dai tempi della Primavera di Praga, risponde a coloro che affermano che in arte è già stato detto tutto e che non c'è più nulla di nuovo all'orizzonte. La Hájek  a questo proposito sottolinea come invece vi siano almeno due elementi di novità nel panorama artistico a partire dal secolo scorso e cioè la presenza

 delle donne in campo artistico (in misura mai così rilevante rispetto al passato) e l'utilizzo di tecniche in consonanza con lo sviluppo delle nuove tecnologie. Non tanto, vorrei aggiungere (dal mio punto di vista), in relazione ad una tecnologia considerata di per sé, che in tal caso tenderebbe al  tecnicismo, quanto piuttosto collegata al vivere umano e sociale. In questo senso sarebbe interessante approfondire come questa (la tecnologia), non a caso ma per ragioni oggettive, oggi sia ancora percepita tra i due estremi della mitizzazione da un lato e dell'alienazione dall'altro...

 

Dal canto suo l'opera di Antonella Pagnotta, soprattutto nelle installazioni, ha approfondito una ricerca molto interessante sui margini e contorni degli oggetti e la loro percezione nello spazio. Una ricerca  già a suo tempo teorizzata da Julian Hochberg in "Arte, Percezione e Realtà", affrontata poi da "I Nuovi Futuristi", in particolare attraverso le semplificazioni delle sagome di Marco Lodola, ma che qui, nell'opera di Antonella Pagnotta, attraverso l'interazione di pieni e vuoti, oltre ad interagire con l'ambiente circostante, viene calata (la ricerca) nella problematica legata al corpo della donna: un "proliferare" generativo di figure che si staccano dal corpo principale dell'installazione lasciando traccia di sé come vuoto, di nuovo atto però ad accogliere l'ambiente circostante.  

Da un punto puramente tecnico in effetti la ricerca sui margini di un oggetto avvalendosi di quelle che sono le leggi gestaltiche della “buona continuazione” unite alla differenza di luminosità, alla restituzione (anche geometrica) di un indice di profondità dato da più parametri, dal movimento, dalla semplificazione ed efficacia del disegno lineare e non ultimo dall'organizzazione mentale del tutto, nelle  installazioni della Pagnotta risultano estremamente efficaci.

A questo proposito è  interessante sottolineare che il meccanismo della visione non è istantaneo ma si avvale di  innumerevoli movimenti oculari e relative fissazioni. Questi non essendo immediatamente esecutivi ma balistici rispondono ad aspettative a cui concorre anche la visione periferica.

In questo caso la semplificazione e linearità dei margini aumentando l'efficacia della visione periferica, di  solito disturbata dai dettagli, è colta con maggior facilità e velocità conferendo così maggiore identità e al tempo stesso contrasto alle figure.

La mostra si snoda poi attraverso diverse opere tra queste una maschera, un calco in 3D del volto dell'artista stessa su cui è come proiettata una vista di Villa Cernigliaro e attraverso l'opera "Panni stesi al sole", miniature di tutte le tele presenti in esposizione.  Quasi un omaggio alla tradizione popolare che, soprattutto nelle regioni meridionali, ma non solo, attivava forme di comunicazione sia attraverso le  maschere

 che attraverso i panni stesi determinando così un passaggio da una sfera individuale o familiare ad una più allargata... anche se in alcuni casi il controllo sociale poteva  diventare asfissiante.

Tutta la mostra in definitiva vede al centro il corpo che nelle opere "Carne in scatola" o "Carne avariata", nonostante sia impossibile non pensare all'opera di Manzoni,  si trasforma in un'aspra denuncia di come il corpo della donna sia fagocitato da una sua diffusa  volgarizzazione e mercificazione.  Il video infine, realizzato attraverso la progressiva apparizione del corpo dell'artista colto nell'atto di dipingersi  con una vernice sensibile alle lampade di Wood,  poi proiettato al contrario (il video), si presenta come una sua graduale sparizione... che fa riflettere sullo svanire e dissolversi del corpo sia da un punto di vista sociale che esistenziale.   

 

Antonella Pagnotta (Salerno 12.10.1961)

Pittrice, scultrice, scenografa, performer sperimenta tecniche e materiali in continua evoluzione. 

Fine Anni 90 docente di Artigianato Artistico, Igiene Mentale Ospedale Curteri-Mercato San Severino (SA) e strutture sociali per allievi italiani e stranieri.

In seguito promotrice del progetto del Ministero di Grazia e Giustizia per la Casa Circondariale di Secondigliano (NA) in qualità di docente di Scenografia teatrale e tecniche pittoriche.

È Docente di: Scenografia teatrale e cinematografica Progetto Technè, Teatro Comunale di Benevento, Regione Campania;

Materia scenografica e tecnica pittorica e scultorea nel Progetto" Restaurarsi “ Cassa delle Ammende Ministero di Grazia e Giustizia;

Scenografia teatrale e cinematografica, Tecniche pittoree e scultoree nel progetto “Format”, (SA) Ministero alla Formazione e alla Cultura;

Corso di scenografia teatrale e costumistica, Casa di Reclusione di Eboli (SA) I.C.A.T.T.

Collabora con compagnie teatrali come scenografa, costumista di scena e attrice.

Elemento costante nella sua ricerca sono i livelli temporali attraverso cui le immagini si formano e la centralità del corpo come produzione di significati. 

Tra le più significative esposizioni in Italia e all’Estero:

Mostra itinerante, Consolato Generale Venezuelano in Napoli, “Artisti dei due Mondi“, Palazzo Reale di Napoli e Caracas;

“Iconografia de Bolivar Hoy”, Mostra itinerante Fondazione Francisco de Elortegui di Maracaibo Estado Zulia (Venezuela) con la partecipazione della “Embajada de la Repùblica Bolivariana de Venezuela”, Istituto Italo-Latino Americano in Roma; 

Istallazione “Corpo e Corpi”, ZETA Art Centere & Gallery, Tirana - Albania;

Museo Provinciale Salerno per il Centenario della Grande Guerra; 

Rassegna “ARKETIPO“ Arte Contemporanea, Castello Estense di Ferrara;

Videoart: Corpocomune Capitolo II° PASSARE AL BOSCO, Mediateca Marte, Cava de’ Tirreni, SA;

“Maleventum Contemporary Art Contest”, Museo Nazionale Arte Contemporanea, Sannio di Benevento;

Rassegna Setup Bologna Contemporary Artfair;

Villa Bismak di Capri;

“Junk Food”, Margutta Vegetarian Art Food, Roma.

 

Antonella Pagnotta

Studio d’Arte Casa del CorpoComune 

I - Salerno, via Case Rosse, 94

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+ 39 393 2781396

 

Villa Cernigliaro continua il suo dialogo con l’arte contemporanea dell’artista campana Antonella Pagnotta con la Mostra "Volti del Corpo", a cura di Miroslava Hájek, inaugurata il 5 Agosto.

La Storica dell’arte Miroslava Hájek persegue da alcuni anni un dialogo con Carlotta Cernigliaro, al fine di innestare il cuore verde del biellese con una flora sensibile, fertile e creativa rappresentata di volta in volta dagli “ospiti” della Villa. Nel caso specifico di questa mostra, I Volti del Corpo, possiamo scoprire una selezione dei lavori di Antonella Pagnotta, artista poliedrica che indaga l’identità intima, epidermica e interiore dell’essere umano, attraverso la pittura, la scultura, la performance e la video-art. 

Un’indagine sull’essere nel suo rapporto con l’universo, ma anche rispetto al contesto sociale. Una femminilità post-femminista, che deborda senza limiti, delimitandosi col suo stesso corpo che esce fuori, divenendo il termometro dell’umidità collettiva. La sua è un’indagine sul corpo nella società dell’esposizione. 

ZERO GRAVITà villa Cernigliaro per arti e culture 

Mostra Personale:

ANTONELLA PAGNOTTA

VOLTI DEL CORPO 

a cura di Miroslava Hájek

 

Villa Cernigliaro, La Serra dei leoni

I - Sordevolo Biella 

5 Agosto . 28 Settembre 2018

Ingresso libero 

Serra dei Leoni: martedì domenica 19 - 24

altri orari su richiesta