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“CORPIMIGRANTI” dare forma all'assenza. La gestione della morte dei migranti deceduti in mare. Stampa
Scritto da Paola Zorzi   
Lunedì 08 Aprile 2019 14:29

g 6 CORPIMIGRANTI"Sono sparsi in tutta la Sicilia, cimiteri piccoli e grandi, vicini alle coste o nell'entroterra. A volte sul cemento fresco è stata incisa una scritta, "sconosciuto nr.25", o addirittura "africano". Ne ricordo una con la scritta "cadavere". Può sembrare  incuria, disinteresse, ci ho messo un po' a capire che invece rappresenta la difficoltà a gestire un'anomalia...Da subito ho scoperto una specie di architettura dell'accoglienza, fredda, fatta di numeri, di carte e file di attesa. Ho notato la similitudine tra la gestione dei migranti soccorsi e i corpi delle persone decedute: la desolazione dei cimiteri e dei porti  in occasione di uno sbarco, la gestione militare, le file di persone e l'allineamento delle tombe, numeri sul polso dei vivi, numeri sulle tombe dei morti..." Foto Paola Zorzi.

Queste sono le parole con cui Max Hirzel, fotografo free-lance, introduce la mostra fotografica "CORPIMIGRANTI", aperta al pubblico dal 5 al 28 aprile nelle Sale Auliche di Cittadellarte, Fondazione Pistoletto a Biella.

Si tratta di un reportage fotografico unico, un progetto a lungo termine, nato con l'intenzione di documentare aspetti del fenomeno migratorio poco noti soprattutto se confrontati con servizi fotografici la cui copertura mediatica pur risultando già satura vanta/va molta più richiesta da parte delle testate giornalistiche. Si tratta in questo caso della gestione della morte dei migranti deceduti in mare.


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Max Hirzel intraprende dunque un percorso in luoghi inusuali, scoprendoli poco alla volta, impegnandosi  nel difficile tentativo di dar forma all'"assenza". Un'assenza rappresentata dalla scomparsa nel mar Mediterraneo di tanti giovani uomini, donne ma anche molti bambini. Una cifra stimata di 27.000 vittime ma che verosimilmente potrebbe raggiungere le 30.000. 

Una tragedia rispetto alla quale non è possibile accusare i media di disinteresse, ci troviamo di fronte piuttosto ad un  problema irrisolto, che in quanto tale si ripresenta continuamente, rischiando così di dar luogo ad una  assuefazione mediatica o, quel che è più grave, di essere percepito fatalisticamente come un evento naturale. 

In realtà vi sono responsabilità e scelte precise che concorrono a far sì che i flussi migratori si svolgano in queste condizioni estreme mentre in un'assurda inversione di termini ad essere minacciata appare l'Europa e non quegli stessi migranti che da anni rischiano o perdono la vita nell'affrontare viaggi a mani nude con la sola speranza di migliorare le proprie condizioni di vita, di sfuggire da guerre, persecuzioni e povertà. Ancor più desta sconforto il pensiero che questo avvenga mentre alle merci vengono aperte tutte le frontiere.

Secondo Max Hirzel e molti di coloro che si sono trovati a lavorare in stretto contatto con questa realtà, se la società avesse la possibilità di aver  accesso ad un'informazione più approfondita, in grado cioè di mostrare quale sia  la reale portata del problema, probabilmente cambierebbe molte delle proprie opinioni in merito. Cosa che il fotografo stesso afferma aver potuto constatare su se stesso. 

Penetrare nei retroscena, dietro le quinte di quella che viene percepita come notizia implica infatti misurarsi con il recupero dei corpi, con tutti i passi necessari per una loro futura identificazione: la fotografia delle salme, il prelievo di campioni biologici atti a determinare un eventuale futuro riscontro del DNA, la  registrazione di  ogni dato ritenuto necessario,  compresa la catalogazione degli oggetti relativi ai corpi stessi.  Significa mettere in campo conoscenza, tecnologia, risorse che consentano il recupero di barche,  la conservazione dei corpi nei tempi utili a tutta la prassi del caso... significa infine misurarsi con la prammatica e i luoghi  della loro sepoltura. 

Un mondo costellato da varie figure professionali impegnante in questa difficile impresa portata avanti per lo più lontano dai riflettori. 

Può anche significare, riferisce Max Hirzel, ritrovarsi in agosto in uno sperduto cimitero siciliano di fronte a tombe e loculi contrassegnati da nudi numeri, a chiedersi cosa si stia facendo in quel luogo... e scoprire in seguito, come grazie ad un puntiglioso lavoro

 di catalogazione sia oggi possibile collegare anche il numero anonimo del più sperduto cimitero della Sicilia ad un database i cui contenuti sono disponibili per future possibili identificazioni.

Detto questo è anche vero che queste procedure di identificazione sono state implementate solo a partire dal 2013. Ma possiamo comunque immaginare cosa possa rappresentare per un familiare la possibilità di identificare un proprio congiunto e sapere dove poterlo piangere.  Commovente, improntato ad una pietas senza tempo, che trascende il colore della pelle o la nazionalità, è l'atteggiamento di molte delle persone e dei tanti professionisti

 coinvolti nell'espletare un lavoro che li ha posti direttamente  a contatto con questa realtà.  Dai giovani tecnici di autopsia ... fino a coloro che davanti ad una tomba hanno sentito la necessità di  deporre un fiore o anonimamente hanno voluto donare una lapide, una croce per onorare questi morti, sovente anonimi. 

"Dozzine – ci informa Max Hirzel - i cimiteri siciliani che accolgono i corpi dei migranti, per lo più identificati da un codice, inciso con un bastoncino su cemento fresco. Una cosa è guardare l'immagine di un numero inciso su una tomba, un'altra cosa è sapere che c'è una persona di tale età, peso, altezza... Ci ricorda che parliamo di persone, non di un numero.(Max Hirzel)"

Max Hirzel.

Si è diplomato in fotografia all’Istituto Europeo di Design di Milano, fotografo free-lance ha collaborato con la rivista Sportweek et l'agenzia  fotografica Emblema di Milano. Nel 2012 ha realizzato con Marida Augusto il video documentario "Al centro " sulla gestione italiana dell'accoglienza dei rifugiati di guerra libici vincendo il premio per la fotografia al So.Docu. Film Festival. Nel 2013, si è unito all'agenzia fotografica Haytham Pictures realizzando reportages in India, Palestina, Brasile, Italia. È uno dei finalisti del premio ANI-Visa 2014 per il suo lavoro "Land of struggle" sul MMA (Arti marziali miste) in Brasile. Pubblicazioni su 6Mois, Polka Magazine, Der Spiegel, Al Jazeera, BBC on line, Il Venerdì di Repubblica, Internazionale, Sportweek, Pelèrin, Le Nouvel Obs, l’Humanité, Le Point, La Croix.