Maurizio Corona: Attesa e Sorpresa. Arte fra Italia e Svezia. Stampa
Scritto da Paola Zorzi   
Mercoledì 17 Aprile 2019 07:27

g 0 attesa e sorpresa maurizio corona lumixVilla Cernigliaro ieri ed oggi.

Non è un caso che Maurizio Corona realizzi questa sua personale proprio a Villa Cernigliaro, un sito in perfetta sintonia con  la sua sensibilità. Sintonia che troviamo confermata  sia attraverso l'attrazione da sempre dimostrata dall'artista nei confronti della natura sia attraverso una storia e identità di un luogo caratterizzato dalla frequentazione di molti intellettuali in difesa e protezione del libero pensiero.  

Villa Cernigliaro infatti oltre ad essere una dimora storica situata a Sordevolo, nella suggestiva cornice biellese, vincolata dal Ministero della Pubblica Istruzione e posta sotto tutela dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio del Piemonte, in passato è stata luogo simbolo di una dissidenza storica contro il fascismo, prerogativa ed aspirazione che non ha mai tradito ma anzi ha portato avanti con ostinazione promuovendo l'arte contemporanea nelle sue più originali forme di avanguardia, sperimentazione e critica costruttiva. Un luogo che Maurizio Corona afferma percepire come luogo in cui è data protezione a ciò che nel suo nascere appare fragile eppure è così indispensabile: la cultura di cui l'arte è parte. 

g 0a attesa e sorpresa maurizio corona lumixBenvenuti nel XXI secolo!

Ma se un tempo, in regime di  assoluta illibertà,  l'aspetto ideologico nella sua grave 

e prepotente imposizione era lampante, oggi il tutto, e in particolare la problematicità implicita a qualsiasi attività artistica, è costretta a confrontarsi con la dispersione che  i nuovi media e il loro utilizzo di massa finalmente consente. Questo implica un nuovo approccio alla cultura, all'arte e alla comunicazione, non meno facile, di certo differente di quanto non sia mai avvenuto in passato. Il rischio conclamato (sovente  sfruttato con intenti regressivi) è che in questo marasma comunicazionale, in questo collante indifferenziato, non di raro economicamente condizionato e orientato, molte siano le voci inattendibili o strumentali che trovano spazio mentre quelle necessarie rischiano di essere oscurate. Una sfida però che in nome di una  democrazia che non sia solo formale ogni artista non può fare a meno di affrontare.g 12 attesa sorpresa maurizio corona nikon


I luoghi dell'infanzia.

Maurizio Corona si dice affezionato alle vallate biellesi e, come ogni biellese, ne predilige una in particolare. Una sensibilità al paesaggio che in questa zona è molto diffusa, quasi una forma di cultura popolare affermatasi attraverso una reiterata simbiosi con la natura. Egli vive però la bellezza del luogo non come fonte di ispirazione ma come fonte di continuità.  Un luogo cioè in grado di regalare materiale ed esperienze capaci di dar luogo a continuità.  In questo caso l'impatto affettivo legato ad un luogo originario della sua famiglia e le solari esperienze dell'infanzia hanno rappresentato una  base atta ad implementare molte delle potenzialità di quello che sarebbe stato un suo futuro sviluppo e a creare una barriera difensiva, quasi granitica, capace di attivarsi  nei momenti più difficili della vita.  g 100 maurizio corona

Questo non significa però non prendere atto dell'aspetto talvolta drammatico della natura dei cui orridi ed ombrosità troviamo tristi corrispondenze nella vita, e che in questa mostra risultano indirettamente affrontate attraverso il rifiuto e lontananza da ogni superficialità o volgarizzazione.

Lo studio dell'artista

In questo ultimo periodo lo studio biellese, offerto dal comune di Bioglio all'artista, ha rappresentato per Maurizio Corona un luogo di massima concentrazione. Varcare la porta dello studio per l'artista ha assunto infatti un  significato particolare, aprire quel cancello, entrare quindi nel luogo del pensiero,  inoltrarsi là dove cambia l'ordine delle cose, dove il pensiero stesso cambia, significa infatti inserirsi in un contesto: quello della realtà concreta del lavoro, una dimensione a sé, diversa, data dal  luogo e dalle modalità proprie del lavoro dell'artista di cui la tecnica è, oltre che un aspetto, anche una faticosa, continua, mediata conquista.

Una vita vissuta tra Italia e Svezia

La sensibilità verso la natura, questa "ampiezza ideale" (M.C.), Maurizio Corona l'ha ritrovata anche in Svezia dove fra l'altro ha incontrato la compagna della sua vita. Un luogo in cui l'esperienza della "privazione" del patrimonio comune della natura non ha senso. "Privazione" qui intesa nel significato più sostanziale del termine e cioè in quanto  sottrazione... troppo sovente sperimentata altrove attraverso le più disparate forme di privatizzazione del patrimonio naturale, ambientale e paesaggistico.

I sogni infantili, poetici e al tempo stesso il desiderio di esplorazione li troviamo dunque qui ribaltati nella seduzione che la Svezia ha prodotto nell'artista e uomo adulto. Questo è avvenuto sia  a livello sociale (in quanto al di là di tanta retorica in questo paese il socialismo è stato ed è una realtà concreta) che naturalistico. 

Il riferimento è a quello stesso Circolo Polare Artico che già incantò kandinsky e che lasciò per sempre una traccia nella sua arte. Nello specifico, nel caso di Corona, sono i  Sâme o Lapponi ad affascinarlo, popolazioni scandinave sopravvissute alla glaciazione, e poi i monti, la tundra, la foresta... 

g 10 attesa sorpresa maurizio corona nikonDa un lato la tajga, quel polmone del mondo che si estende dalla Norvegia fino alla Finlandia, attraversando la Scandinavia e la Russia per arrivare fino in Canada sempre tangente la linea del Circolo Polare Artico. Un ambiente naturale avvolgente, introverso,  caratterizzato da betulle, alberi latifogli e soprattutto abeti.  

Dall'altro la tundra, un ambiente apparentemente monotono dove però le popolazioni locali hanno imparato ad orientarsi, pena la loro sopravvivenza. Un ambiente capace di acuire lo spirito di osservazione costringendo l'osservazione sul particolare. Infatti a differenza della tajga ci troviamo di fronte ad una natura "artica" caratterizzata  da minerali, muschi, licheni ma anche da laghi, cieli e spazi infiniti, un ambiente cioè  estroverso sospeso però tra  micro e macrocosmo. Un mondo che nel periodo estivo appare luminoso e aperto,  tale da esercitare una intensa forza poetica... un perdersi che all'artista ricorda i versi de "L'infinito" di Giacomo Leopardi.   

Coricarsi nella tundra - afferma Maurizio Corona - in quell'ambiente unico significa infatti essere colti da una sensazione di disorientamento, straniamento. Quella stessa sensazione primigenia che l'artista in seguito cerca di non disperdere e recuperare nella realizzazione del suo lavoro.

Ed è proprio la necessità di estraniarsi dal soggetto pur non volendolo dimenticare  per mantenere e restituirne l'idea primigenia, ad attestare quell'interazione risolta nel binomio natura/pensiero  che si riflette nell'intera opera di questo artista.

g 4a attesa sorpresa maurizio corona nikonAttesa e Sorpresa: il titolo e le opere.

"Attesa e Sorpresa" è il titolo di questa mostra e si riferisce da un lato ad un processo creativo in  parte sperimentato, dunque atteso, prevedibile; dall'altro alla sorpresa, a quel qualcosa in più che è sempre possibile sperimentare in corso d'opera e a cui l'artista non ha mai voluto rinunciare ma inglobare come un valore aggiunto con cui confrontarsi e farci confrontare.

Ricordo ancora il primo approccio con la sua opera nel suo studio. Un attardarsi nell'osservare una parte del suo lavoro finché l'aprirsi di una porta coincise con lo stupore nel vedere tutta una serie di leggerissimi pannelli dalle differenti tonalità cromatiche caratterizzate da un reiterato eppure sempre originale tratto segnico.

Nelle opere di Maurizio Corona l'accostamento dei colori non è mai banale mentre la prospettiva lascia il posto ad una superficie relativamente omogenea eppure estremamente penetrante dove tratto e colore sembrano interagire se non confondersi pur concorrendo a  conferire maggiore incisività all'opera. Il formato non è convenzionale, sovente si tratta di lunghe strisce, pannelli dalla forma rettangolare dove ripetizione, variazione e cromia trovano il giusto spazio in cui ricomporsi.

Leggere carte veline, carte dipinte incollate, collages, acrilici su tela sono l'universo di queste composizioni. Trama, tessuto, talvolta ricamo rappresentano il richiamo policentrico ad un'astrazione dove l'interazione fra dato naturalistico e pensiero, fra memoria conscia ed inconscia si trasforma nuovamente in coscienza il quel suo riaffiorare "stabilizzata" in una sempre nuova opera. 

Visite fino al 19 maggio dal giovedì alla domenica (h.14:30>19:00)

Villa Cernigliaro – Sordevolo (Biella).

Note:

molte delle informazioni contenute nel testo sono il risultato di  conversazioni tenute direttamente con l'artista.