Percorsi: Vercelli 2010: Peggy e Solomon R. Guggenheim - Le avanguardie dell'astrazione Stampa
Scritto da Paola Zorzi   
Mercoledì 24 Marzo 2010 00:00
Active ImageSe un ipotetico viaggiatore in transito sulla linea ferroviaria Torino-Milano decidesse di  fare una tappa  a Vercelli per visitare la mostra “ Peggy e Solomon R. Guggenheim - Le avanguardie dell'astrazione”, si accorgerebbe che questa città, non a caso eletta città d'arte,  oltre ad ospitare una mostra prestigiosa, attraverso questo evento è riuscita a coinvolgere diverse realtà presenti nel territorio. ( Foto e servizio Paola Zorzi). vercelli via g ferraris.jpgUna volta usciti dalla stazione è sufficiente imboccare via Galileo Ferraris per trovarsi di fronte alla basilica di Sant'Andrea, recentemente ristrutturata. Si tratta di uno dei primi esempi in Italia di gotico, nonché perfettamente integrato a precedenti elementi costruttivi romanici  i cui  rimandi di origine normanna, rintracciabili nelle due torri simmetriche della facciata,  trovano una corrispondenza addirittura in Sicilia nel duomo di Cefalù.  vercelli via  g_ferraris.jpg
Proseguendo lungo la via, a destra, inaspettatamente ci si imbatte con una prima sorpresa: i teli che  normalmente sono utilizzati per ricoprire le impalcature dei  lavori edili, ospitano un'opera collettiva realizzata dai ragazzi del Liceo Artistico A. Alciati di Vercelli. Si tratta di un evidente omaggio a Jackson Pollock', artista protagonista della pittura americana degli anni '40  presente in mostra.   La tecnica del dripping, cioè dello sgocciolamento, è però inserita in un contesto particolare, quasi a voler sottolineare  un  ulteriore avvicinamento all'arte contemporanea che non ha mai  rifiutato il confronto  con il mondo e del lavoro. La  fruibilità esterna ai luoghi convenzionali e il lavoro realizzato collettivamente dagli studenti denotano infatti  l'opera in modo del tutto  originale. Così come l'esecuzione misurata che, pur non restituendo l'intensità drammatica di un Pollock', ne trattiene una certa drammaticità implicita alla tecnica stessa … quasi a ricordare la fatica e lo sfruttamento ancora presenti nel mondo dell'edilizia e del lavoro più in generale.    

duomo.jpgAppena più in là, nell'arco  di pochi metri, incontriamo i locali dello storico Studio Dieci  di Vercelli, centro culturale senza fini di lucro ancora oggi orgoglioso di aver creato una delle prime not-for-profit gallery italiane in tempi non sospetti”(1).   Antesignano nel coinvolgere e proporre l'arte contemporanea nel territorio,  lo studio, che   è attivo già dagli anni Settanta con iniziative improntate alla ricerca   (sovente realizzate con pochi mezzi e autofinanziate),  da anni collabora attivamente  con il Comune di Vercelli.  In quest'occasione si occupa dell'organizzazione del nutrito numero di conferenze collaterali alla mostra.  
Ancora pochi metri e ci troviamo di fronte alla chiesa di San Marco che contiene  “Arca”, moderna e agile struttura in acciaio e vetro, posizionata nella navata centrale della chiesa stessa che ospita la mostra.  Anche questo edificio religioso, eretto nel 1266 ha una storia, fu infatti sconsacrato da Napoleone che lo trasformò in cavallerizza per diventare in seguito un mercato del vino e ortofrutticolo. Dalla cupola, in tempi recenti, sono inoltre venuti alla luce affreschi di rara raffinatezza e di inestimabile valore,  visibili già all'entrata di San Marco, nei presi dell'attuale  biglietteria.
   
Finalmente la mostra!
Si tratta di 52 opere, provenienti dalle raccolte dei musei  che ospitano a New York e a Venezia il lascito di Peggy e Solomon R. Guggenheim.  Alcune di queste, pur non essendo di grandi dimensioni, sono di eccezionale valore in quanto segnano il passaggio di un'epoca o le tappe fondamentali di un artista.
Si inizia con la svolta rappresentata dall'opera di Cézanne nella storia dell'arte moderna per continuare con alcune  tele post-impressioniste puntilliste di Seurat e  cubiste di  Léger e Braque, qui presente con due opere dove sono riscontrabili le inconfondibili  sfumature verdi .“Nudo in un paesaggio assolato” è invece un olio su tela  di Matisse, già esponente del gruppo dei “Fauves”,  opera risolta in  macchie di colore, segno anche questo  del  passaggio verso un'astrazione da cui saranno sempre  più banditi i riferimenti puramente manieristi o naturalisti.
Si giunge  quindi alle tele di Robert Delaunay che dalle originali interpretazioni sulle   chiese  gotiche approderà  all'astrazione dei  suoi famosi dischi cromatici simultanei. La prima sezione della mostra  prosegue  tra  continui   rimandi all'astrazione geometrica,  ai maestri del Bauhaus, tedeschi, al Costruttivismo, Neoplasticismo e Biomorfismo.
Siamo quindi travolti dalla nuova e più complessa bellezza delle  composizioni policentriche di Kandinsky  caratterizzate da improvvisi squarci di intenso cromatismo  e profondità evocative. Dalla estrema sensibilità di Fraz Marc, fondatore con Kandinsky del   movimento “Der blaue reiter” (Il cavaliere azzurro) e dell'omonima rivista.
Se non è così facile ammirare dal vero le opere di Mondrian, qui  ci troviamo di fronte ad alcune (quattro) tra le sue  più belle e significative che segnano puntualmente la sua evoluzione verso esiti neoplastici.  Inaspettata quanto rara una  scultura di Antoine Pevsner, fratello di Naum Gabo, entrambi artisti rivoluzionari e costruttivisti russi, autori del “Manifesto del realismo”, poi costretti ad  emigrare negli Stati Uniti. Scultura che, a distanza di quasi un secolo, riusciamo forse a cogliere in tutta la sua  modernità per l'eleganza delle soluzioni tecniche, materiche, funzionali,  libere da qualsiasi elemento superfluo.
Prima di giungere alla seconda sezione della mostra possiamo incontrare altri capolavori dell'arte del Novecento non meno importanti.  Solo per citarne alcuni: Theo van Doesburg, László Moholy Nagy, Jean Arp e Jean Hélion che amava polemizzare con quegli artisti che cercavano di “umanizzare la geometria e geometrizzare l'uomo    La nuova e necessaria progettualità riscontrabile nella maggiore strutturazione delle opere della prima sezione lascia quindi  posto ad un atteggiamento differente: la  neg/azione. L'artista si pone  in prima persona  di fronte all'opera e alla storia.  L'action painting è una  manifestazione di questo momento.  Ai grandi Calder, Reinhardt, Sam Francis, Baziotes troviamo affiancata  la tragica  matericità di Jean Dubuffet che conia il termine  art brut  quale rifiuto dei modelli rappresentativi convenzionali nel tentativo  di  distruggere la mitologia della spiritualità del linguaggio.
 Oppure   la dinamica psichica sottesa alle opere  di Karel Appel che con Pierre Alechinsky  prese parte del  gruppo CoBrA.   Anche in  Asger Jorn l'opera è la risultante di tensioni e auto/censure sofferte e vissute nel momento stesso di esecuzione dell'  opera.  Di fronte a “Foschia” di Adolph Gogttlieb ritroviamo invece la tensione generata dal contrasto tra struttura e gesto, ordine compositivo e istinto, risolti in una delle sue opere  più rappresentative (qui esposta), della serie  denominata  “Esplosioni”. La mostra continua con Philipp Guston e  Helen Frankenthaler dove campiture di colore contrastante sembrano scalfire la superficie piatta della tela per restituire nuove  profondità e movimento.   Silenzi ancestrali sembrano quasi  emergere  dalle ricerche di Pierre Soulages sulle potenzialità luministiche del colore nero  tracciato attraverso larghe fasce e dove , nonostante la composizione strutturata,  il gesto dell'artista resta
 essenziale. Con Jean-Paul Riopelle  è ricalcato un procedimento proprio della scrittura automatica surrealista interpreta originalmente con  forti toni cromatici e materici. Mentre di  Tacredi, Edmondo Bacci - esponenti dello Spazialismo - e Santomaso sono presenti alcune opere d'eccezione.
La mostra si conclude con una  grande tela di Emilio Vedova carica di una drammatica forza esistenziale dove  “Lo spazio non si forma ma esplode a dimostrazione che solo attraverso la rivolta morale è possibile recuperare la condizione naturale e storica della libertà.(2)      
edizione Studio Dieci – “L'arte è gratis”  Un trentennale - 1971 2001


C.G.Argan – L'arte moderna 1770/1970 – Sansoni ed.
   

Nell'ambito di  “Centri eccentrici” segnaliamo alcuni tra i numerosi eventi collaterali promossi dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Vercelli.
Conferenze  a cura dello Studio Dieci.
-Sabato 27 marzo, Salone Dugentesco – h.17.30 - Concerto “Images”  eseguito dall'Ensamble  Chabrier.  - Giovedì 15 aprile, Salone Dugentesco – h.18.30 - Via Galileo Ferraris. Martina Corgnati, curatrice e critica d'arte. Arte a Milano negli anni Cinquanta. Contesti e complicità nell'ultima stagione dell'avanguardia. -Domenica 18 aprile, Teatro Civico – h.21:00 -  Concerto “Astratte mutazioni - alchimia di suoni e colori” . Ideazione, musiche e regia di Alberto Mandarini.  
Vercelli - Arca – Chiesa di San Marco - Piazza San Marco 1
20 febbraio – 30 maggio 2010 lun>ven 14-19 /sab 10-20  
Ulteriori info su:

Comune di Vercelli
tl +39 (0)161 596333

www.guggenheimvercelli.it

www.stilemarete.it
  (ufficio stampa)
info e prenotazioni:
tl +39 (0)161 256840/ +39 346 6241711