Com'eri vestita quando ti hanno stuprata? Stampa
Scritto da Mauro Bardaglio   
Domenica 01 Dicembre 2019 12:29

IMG 0296Violenza sui posti di lavoro: la Cisl lancia l'idea di un patto fra istituzioni, mondo del lavoro, della scuola e dell'informazione per tutelare il lavoro femminile. Il sindacato in occasione della mostra "Com'eri vestita" ha snocciolato alcuni dati della violenza di genere subita nei luoghi di lavoro. Secondo l'Istat sono 167 mila le donne vittime di molestie sessuali durante le ore lavorative. Solo un 1% si è rivolto al sindacato per chiedere aiuto. Scopo del patto con le istituzioni sarebbe quello di formare lavoratrici e datori di lavoro degli strumenti a disposizione per contrastare le forme di violenza sessuale, che nel 33% circa dei casi portano le donne a rinunciare alla propria carriera. E nella maggior parte delle volte a non denunciare per paura di ritorsioni. 
La mostra di abiti “Com'eri vestita”, un progetto americano dell'università del Kansas presentato per la prima volta a Milano qualche mese fa dall'associazione Libere Sinergie, racconta della trasversalità del fenomeno: dentro le mura di casa, per strada o a lavoro, la violenza sessuale non ha caratteristiche specifiche ma avviene indistintamente ovunque. E avviene in tutti gli ambiti del mondo del lavoro. Ma soprattutto non dipende dai vestiti indossati al momento della violenza: «Com'eri vestita quando è successo?».
«Una domanda che sottende gravi stereotipi e pregiudizi – spiegano gli organizzatori della mostra - ha delle pesanti implicazioni e un impatto negativo, poiché presuppone l'idea che la vittima avrebbe potuto evitare la violenza se avesse indossato abiti meno succinti o meno sexy, stereotipo molto diffuso culturalmente. Questa mostra ha lo scopo di smantellare, attraverso il racconto di alcune storie realmente accadute, questo pregiudizio». 
A sottolineare la necessità di collaborare in sinergia fra gli enti per superare la piaga sociale della violenza di genere è stata il pubblico ministero Alessandro Conforti: «è importante continuare a sostenere le donne che subiscono violenza anche dopo la prima denuncia» - ha aggiunto la dottoressa Conforti. Dal 2013 ad oggi sono stati 277 gli accessi al rifugio del centro antiviolenza Duna di Massa.