Biagio Marin e la sua amata Isola del Sole – Settima puntata: autori celebri in Friuli Venezia Giuli Stampa
Scritto da Redazione   
Sabato 18 Giugno 2011 00:00
attf7bb7.jpg Paese mio,  picolo nío e covo de corcali,  pusào lisiero sora un dosso biondo,  per tu de canti ne faravo un mondo  e mai no finiravo de cantâli.

Inizia così una delle tante poesie che Biagio Marin scrive in onore della sua amata terra, Grado, la famosa Isola del Sole nota per il suo microclima particolarmente favorevole e per gli effetti benefici delle sue terme regalati dalla sabbia e dall’aria ricca di iodio.

 

Proprio a Grado Biagio Marin nasce nel 1891, ma, completati i primi studi a Gorizia, passa diversi anni tra Firenze, Vienna e Roma; finita la Grande Guerra, torna a Gorizia sposato con Pina Marini e inizia a insegnare filosofia e pedagogia con un metodo di insegnamento particolare che, dopo pochi anni, lo porta a lasciare la cattedra. Dopo un breve periodo come ispettore scolastico a Gradisca d’Isonzo, viene assunto nel 1923 come direttore dall’Azienda Balneare e di Cura di Grado dove resta per ben 14 anni. In quegli anni la piccola isola della laguna era diventata un centro turistico alla moda, in cui si respirava ancora l’aria imperiale di inizio secolo: casette liberty, stabilimenti balneari e una vivace vita cittadina. Nel 1938 lascia la direzione e decide di riprende a insegnare, ma questa volta a Trieste, affascinante capoluogo regionale, melting pot di culture, etnie e religioni diverse; dopo alcuni anni però, abbandona nuovamente l'insegnamento e diventa bibliotecario per le Assicurazioni Generali di Trieste. All'inizio degli anni quaranta comincia a pensare che solo l'esercito nazista possa portare ordine in Europa, ma durante la seconda guerra mondiale rimane deluso per la scoperta dell'esistenza della Risiera di Sabba, l’unico lager nazista in Italia. Anche di conseguenza alla perdita del figlio Falco in combattimento in Slovenia, aderisce al CNL e grazie alle sue doti di organizzatore viene insignito della presidenza del Comitato di Liberazione triestino. Finita la guerra, Marin decide finalmente di pubblicare i primi volumi delle sue opere, che finora erano conosciute solo a una ristrettissima cerchia di persone e nel 1965 vince anche il Premio letterario Bagutta. Nel 1970 pubblica tutte le poesie scritte fino a quel momento in un unico volume, che significativamente intitola I canti de l'Isola, conseguenza dell’attaccamento alla sua terra, Grado. Negli anni ‘70 le pubblicazioni dialettali, grazie anche ai contributi di Pier Paolo Pasolini, Claudio Magris e Carlo Bo, lo fanno entrare in una posizione di primo piano nella poesia nazionale. Quasi centenario, nel 1985, Biagio Marin muore nella sua amata Isola del Sole.