Proprietari e residenti Stampa
Scritto da Emanuela Medoro   
Giovedì 11 Giugno 2009 00:00
aquila medoro.jpgUno dei punti centrali della  discussione in corso sul decreto che regolerà la ricostruzione de L' Aquila è la differenza di significato che c'è fra due parole: proprietari e residenti. Dunque il decreto finora prevede il rimborso delle spese di ricostruzione al 100% per tutti i residenti che hanno subito danni nella casa di prima abitazione. Esclusi dunque dai benefici previsti tutti quegli aquilani che lavorano e risiedono fuori, ma che hanno una casa aperta ad Aquila che abitano nei weekend, d'estate e durante le feste, che magari contano di tornare ad abitarci quando vanno in pensione. Francamente, non sta bene. Sono tantissime case, tra  il 30 ed il 40% del patrimonio abitativo della città e dei paesi del cratere del terremoto.  I fabbricati  della nostra città  sono un tessuto continuo, fabbricato nel corso dei secoli, ed evidenziano una omogeneità architettonica unica ed irripetibile. Come si fa a rifarne due  si ed uno no? E quando  in un palazzo ci sono proprietari non residenti, che non hanno mezzi per ricostruire l'appartamento, come si fa? Che cosa viene fuori? Un pezzo rifatto ed uno no, cioè ci saranno dei buchi, dei vuoti,  esposti all'ammirazione di file di turisti affamati di emozioni facili? E non vogliamo batterci per avere fondi per ricostruire tutto il centro storico? Dobbiamo o non dobbiamo avere i mezzi necessari per rifare la nostra città? E come non essere favorevoli alla sostituzione della parola  residenti, che attualmente compare  nel decreto, con proprietari, in modo da ampliare il numero dei destinatari dei benefici dello stato? Abbiamo sempre pagato le tasse, siamo in maggioranza impiegati del settore pubblico, tassati alla fonte, spremuti fino all'ultimo centesimo. Ed ora che la natura crudele ci ha ferito a morte la città, non vogliamo sostenere questa battaglia? Ma come si può essere tanto, ma tanto ciechi  nei confronti dell'attuale votatissimo ed amatissimo governo da non rendersi conto della pesante portata economica e sociale implicita nella differenza fra i  due termini? L'Aquila rischia seriamente di diventare una zona semi deserta, oppure di essere ricostruita da gruppi estranei  all'attuale trama del tessuto sociale e di modificarlo in modo profondo.  Ho sentito, da aquilani veri, commenti tali a questa polemica da rimanere ammutoliti ed esterrefatti. Sono tanto, ma tanto felici ed innamorati  dell'attuale governo centrale, tanto, ma tanto addolorati per il fatto che il governo della provincia e della città stia attualmente in mano ad una maggioranza che non hanno votato perchè i comunistacci mangiano i bambini, da non rendersi conto che per ricostruire la nostra città ci vogliono più soldi.Quanto alla sinistra radicale, quella dei duri e puri, per piacere, tenti di capire che non è questo il momento di fare il discorso sulla distribuzione della proprietà. Non è questo il momento di dire che lo Stato, se sostituisse la parola residenti con proprietari, darebbe troppo a chi ha, e nulla a chi non ha. Che lo Stato dia, il più possibile, alla città, siano ricostruite le case, tutte e subito, e poi facciamo anche quest'altro discorso, quello della distribuzione della proprietà. Non si dimentichi che l'Aquila è una città a prevalente ceto impiegatizio pubblico. È la classe media, quella che paga le tasse fino all'ultimo centesimo. Deve essere sostenuta, deve avere i mezzi per la sua ricostruzione, dallo Stato, che  in tanti hanno servito e seguitano a servire con profonda onestà, credendo veramente a funzioni e ruoli. Chiediamo solo quello che ci è dovuto, e nient'altro, e niente assurde polemiche fra opposte tifoserie.  Il giorno 3 giugno alle ore 16 si è tenuta su questo tema una manifestazione alla villa comunale, alla presenza del Sindaco On. Massimo Cialente, della Presidente della Provincia Stefania Pezzopane, dell' On. Giovanni Lolli (che ha parlato a lungo dell' assurdo ed inaccettabile  sistema di compenso per gli espropri dei terreni dove sorgeranno i nuovi quartieri per la gente senza tetto), dei sindaci dei paesi del cratere del terremoto, dei rappresentanti della Regione Abruzzo e di tante associazioni cittadine. Al termine della manifestazione, tutti insieme, in un corteo silenzioso e commosso, ci siamo recati alla Casa dello Studente,  in via XX Settembre. E' stata una riunione fra amici provati dalla tragedia e dispersi, un incontro commovente, molto sentito, un momento  di forte e condivisa comunità di pensiero e sentimenti. Un momento che riconcilia con la politica, era la politica bella, era quella dell'identità di una intera cittadinanza stretta intorno ai suoi rappresentanti per esprimere la speranza della ricostruzione, dopo una tragedia imprevedibile per la enorme misura  delle ferite e della distruzione crudelmente inferte dalla natura al corpo della città.