Scontri sulla legge IUS SOLI Stampa
Scritto da Francesca Motta   
Mercoledì 21 Giugno 2017 00:00

Non parte sotto i miglior auspici la discussione in Senato della legge sullo ius soli, il testo che prevede tra l’altro il diritto di cittadinanza per i minori stranieri nati sul suolo italiano e che abbiano completato almeno un ciclo di studi. Il nuovo esordio della legge, ferma ormai da mesi in parlamento, è stato infatti contraddistinto da forti scontri fuori e dentro dall’aula il 20 giugno: grave l’episodio che ha visto coinvolta sua malgrado la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, rimasta ferita, secondo alcuni colleghi del Pd, perché contro un tavolo (fortuitamente o meno non è per ora dato saperlo) nel corso di un piccolo flash mob dei senatori della Lega, che si scagliati contro i banchi del governo con dei cartelloni di protesta: la Fedeli è stata portata infermiera e medicata, e ha successivamente twittato “Sto bene, grazie a tutte e a tutti. Non saranno i tentativi di sopraffazione a fermare una battaglia di civiltà come lo Ius Soli”. Incidente a parte, altissima è stata la tensione tra i banchi, con il presidente Pietro Grasso che è stato costretto ad espellere il leghista Raffaele Volpi e poi a revocare la decisione in seguito alla mancata volontà del senatore di uscire dall’aula. La bagarre, nel frattempo, andava in scena anche fuori dal Senato, a causa della manifestazione organizzata da Casapound proprio contro lo ius soli nei pressi del Senato. La situazione, già tesa, è degenerata quando i manifestanti di estrema destra hanno tentato di sfondare il cordone formato dalla polizia per accedere a Palazzo Madama: ne sono nate cariche di alleggerimento e qualche tafferuglio. In piazza anche i militanti di Forza Nuova per una manifestazione non autorizzata: alla fine i fermati e denunciati sono stati 64. Nel merito del provvedimento, ha spiegato in aula il capogruppo del Pd Luigi Zanda, “non parliamo solo di dare cittadinanza a bambini che sono nati in Italia, ma a ragazzi che hanno vissuto in Italia, hanno studiato in Italia, sono cresciuti in Italia. Abbiamo il dovere di approvare questa legge perché le persone cui ci rivolgiamo sono italiani e per questo hanno diritto ad avere cittadinanza".