Marcello Foa in Rai Stampa
Scritto da Rossella Rizzi   
Giovedì 27 Settembre 2018 17:46

Per Marcello Foa la giornata del 26 settembre è iniziata con una gaffe sui social (“Alle ore 13 inizierà la mia deposizione davanti alla Commissione di Vigilanza Rai” subito corretta con “naturalmente audizione e non deposizione”). Ma poco importa perché “non è una mattinata come le altre e un po’ di emozione ci sta”. Poco importa anche perché, come lui stesso più volte ripete nel corso dell'audizione, l’importante è “riconoscere e correggere i propri errori”: Foa, nominato dal CdA della Rai per la carica di presidente, ha ricevuto il 26 settembre il parere favorevole per la sua nomina dalla Commissione di Vigilanza (i sì sono stati 27, 3 i contrari, una scheda nulla e una bianca. M5s, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno dato parere favorevole). Nel corso dell’audizione il neo presidente della Rai ha fatto riferimento a quelli che sono i suoi principi e i suoi valori, parlando di obiettivi e di futuro: “Difendere il pluralismo che è un pilastro della nostra democrazia”. E assicurato: “So discernere tra le opinioni e i doveri del mio ruolo di garante del pluralismo”. Il giornalista ha approfittato dell’audizione per presentarsi e raccontare il suo percorso. E lo ha fatto con “trasparenza” ed “emozione”: “Sono stati due mesi difficili – ammette - ho mantenuto un silenzio istituzionale. È la prima volta che ho l’occasione di presentarmi: lo faccio con piacere e trasparenza. Domenica è il mio compleanno e chissà che non riceva un bel regalo”. Poi la sua storia (“Il mio idolo è stato Indro Montanelli”), i suoi traguardi (“a 26 anni avevo già 5 anni di esperienza. Fui assunto da Montanelli. L’internazionalità è stata la mia cifra professionale”), le esperienze all’estero (“tra cui Bbc Radio”) e quelle nel mondo accademico (nel 2004 ha co-fondato l’Osservatorio europeo di giornalismo, Ejo, presso l’Università della svizzera italiana di Lugano). Senza dimenticare che non ha mai “militato in un partito politico”: “Non ho mai preso una tessera, non ho mai cercato aiuti politici per far carriera”. L’audizione è stata però occasione per il giornalista, di sottolineare i suoi obiettivi e le sue priorità: “Sogno una Rai amata dal grande pubblico”, “una Rai di cui i cittadini possano essere fieri per qualità, trasparenza, indipendenza, ricchezza dell’offerta informativa e culturale. Una Rai che sia di tutti i cittadini italiani”. Secondo Foa “la Rai deve promuovere un pluralismo politico, culturale, religioso e nel rispetto di tutti”. “Per me è importante difendere la qualità dell’informazione – ho precisato il giornalista nel suo intervento - I mie valori sono sempre stati indipendenza, onestà intellettuale, capacità di riconoscere e correggere i propri errori", "sbagliamo tutti, ho sbagliato anche io - aggiunge - Oggi c’è la tendenza a nascondere, invece è necessario ammettere i propri errori”. Foa, che si è definito “un liberale di cultura antica” ha parlato di quella che è “una missione” che sarebbe orgoglioso di portare avanti: “Far crescere la Rai, sviluppare un’informazione corretta, oggettiva, premiare la professionalità e la meritocrazia, promuovere e ampliare la straordinaria missione culturale della Rai”. Perché la “Rai è la prima azienda culturale del Paese”. Un’azienda che però, secondo Foa, deve saper affrontare nuove sfide (“la concorrenza non arriva più dalle emittenti private ma dai colossi stranieri che stanno diversificando la loro offerta”) e avvicinarsi ai giovani: “Non può essere vista solo dagli over 50. In quanto azienda di Stato moderna, flessibile e dinamica deve sapersi adattare al modo che hanno i giovani di fruire la cultura”. Per Foa, infatti, ci sono dei “gap da colmare” e sarà necessario “recuperare il terreno perso sul web”.