REDDITO DI CITTADINANZA: APERTE LE DOMANDE PER 2,7 MILIONI DI PERSONE Stampa
Scritto da Francesca Rossi   
Venerdì 08 Marzo 2019 12:13

Il reddito di cittadinanza è ufficialmente al via: da mercoledì 6 marzo è infatti già possibile per i 2,7 milioni di potenziali aventi diritto recarsi alle Poste per completare la domanda di accesso al nuovo sussidio, che permetterà a chi è senza lavoro di usufruire di una entrata fissa in cambio dell’obbligo di seguire corsi di formazione e di accettare le proposte di lavoro che gli verranno sottoposte dai centri per l’impiego. Poste ha predisposto un calendario basato sull’ordine alfabetico: uno strumento, come ha spiegato l’amministratore delegato di Postepay Marco Siracusano, “pensato per dare un beneficio al cittadino, che può scaglionare la sua andata all’ufficio postale per affollarsi il primo giorno”. L’Istat, in una audizione alla Camera il 5 marzo, ha ribadito che i beneficiari potenziali del reddito di cittadinanza sono 2,7 milioni: di questi il 12,4 per cento sono cittadini stranieri. Uno dei problemi segnalati dall’Istat è l’annoso gap Nord-Sud, per cui i 730 euro di tetto mensile risulta essere superiore alla soglia di povertà al Sud mentre non risolve il problema in molte zone del Nord, “ma c’è stata la volontà del legislatore di non inserire differenziazioni territoriali”. L’importo annuo medio per famiglia sarà pari a 5 mila euro, corrispondente al 66,8 per cento del reddito familiare, per un costo totale pari a 6,6 miliardi di euro su base annua”. Un altro allarme lo ha lanciato l’ispettorato del lavoro: secondo il direttore Leonardo Alestra “siamo in una condizione depotenziata rispetto all’onere aggiuntivo della somministrazione della nuova misura. L’ispettorato soffre di una grave carenza organica, carenze che si potranno anche accentuare”. Niente di gravissimo però: “Siamo comunque in grado di far fronte alla situazione, l’azione potrebbe essere ancora più incisiva se ci fossero altre risorse. Non siamo in un contesto del tutto inadeguato, ma tutto potrebbe funzionare meglio se fossero messe a disposizione le risorse già stanziate dal legislatore”. Sempre da Poste invece arriva una precisazione: “La gestione delle movimentazioni sarà messa a disposizione del Mef ma noi non entreremo nel merito della verifica dei requisiti patrimoniali richiesti, non possiamo dare informazioni sull’esito della pratica: non può accreditare importi senza fondi senza il flusso dispositivo dell’Inps. Poste non verifica i requisiti e non si occupa della sussistenza e della permanenza dei requisiti di legge”.