REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100 SONO LEGGE Stampa
Scritto da Nicola Nassi   
Venerdì 29 Marzo 2019 07:23

Il governo Lega-Cinque Stelle il 27 marzo festeggia: reddito di cittadinanza e anticipo pensionistico con quota 100, con l’approvazione in terza lettura del cosiddetto decretone, sono adesso legge a tutti gli effetti. Il sì definitivo è arrivato con 150 voti a favore nel giorno in cui Confindustria confermava il clima economico negativo del nostro Paese. Il presidente del Consiglio Italiano Giuseppe Conte, arrivato a Palazzo Madama pochi minuti prima del voto finale, ha spiegato: “Abbiamo approvato misure di cui la popolazione aveva bisogno, che avranno un impatto sui consumi in un momento di congiuntura non favorevole. Abbiamo bisogno di lavorare e dobbiamo lavorare tutti insieme con fiducia e operosità”. Festeggia anche la Lega, perché come spiega Paolo Tosato “quota 100 è un atto di giustizia per dare un ricambio ai giovani nel mondo del lavoro, per dare il diritto a chi ha lavorato per una vita di andare in pensione a un’età decente: finalmente giustizia è fatta, e le opposizioni passeranno alla storia per aver votato la legge Fornero e per aver votato contro il suo superamento”. Nel voto finale si è astenuto Liberi e uguali, che non contesta le finalità del provvedimento ma per il quale, spiega Francesco Laforgia “l’Italia ha una gigantesca questione salariale da risolvere, e sono i salari da aumentare il vero tema su cui intervenire: è offensivo perciò criticare il reddito di cittadinanza per il motivo che disincentiverebbe la ricerca di lavoro perché la cifra erogata è troppo vicina allo stipendio minimo”, mentre le altre opposizioni criticano duramente “una misura che non è strutturale - come dice Edoardo Patriarca del Pd - che si rivolge a una platea ristretta di poveri e di pensionati, per lo più non fragili: dopo aver speso tanti miliardi, non avrete reso nulla strutturale, questo provvedimento si ridurrà solamente a un trasferimento economico, a un sussidio, e le future generazioni si troveranno gravate da un gravissimo debito”.