LO SPREAD TORNA A IMPENNARSI, PER TRIA ALLARME INGIUSTIFICATO Stampa
Scritto da Redazione   
Venerdì 17 Maggio 2019 11:29

L’Italia torna ad avere paura dello spread, che il 15 maggio chiude la giornata a 285 dopo aver toccato anche quota 291: ad influire sull’aumento del differenziale con il marco tedesco è la rinnovata incertezza tanto sui conti quanto sull’instabilità del governo, con i due partner ancora freddi dopo il caso Siri. Il premier Giuseppe Conte, intervenuto a Rete Imprese, aveva ammesso che “sarà molto complicato l’anno prossimo riuscire a neutralizzare l’aumento dell’Iva”, parole che probabilmente avevano contribuito a mettere in subbuglio i mercati, poi però aveva precisato che “sicuramente ci riusciremo”. Il botta e risposta di giornata tra Salvini e Di Maio si era consumato invece sul rapporto deficit-Pil chiesto dall’Europa: secondo il leader leghista infatti “è un dovere superare i vincoli europei, non solo il 3% di rapporto deficit Pil ma anche infrangere il 130-140% di debito". Parole che non sono piaciute al vicepremier pentastellato, per il quale anzi “l’aumento dello spread dipende anche da certe sparate irresponsabili”. Alla fine è sceso in campo direttamente il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha provato a tagliare corto: “Il nervosismo dei mercati, che si legge nelle oscillazioni dello spread, è ingiustificato ma comprensibile alla vigilia di queste importanti elezioni europee". Ingiustificato - ha detto Tria - perché gli obiettivi di finanza pubblica del governo sono quelli proposti dal governo stesso e approvati dal parlamento con il Documento di economia e finanza".