Mills condannato, il PD crolla Stampa
Scritto da Fabio Trasmondi   
Mercoledì 25 Febbraio 2009 00:00
Active ImageLa notizia della condanna di Mills  a 4 anni e 6 mesi nel processo che vede coinvolto Berlusconi fa a pugni con la notizia del trionfo registrato dal Popolo Della Libertà ... ...nelle recenti elezioni regionali in Sardegna per la schiacciante vittoria dell’illustre sconosciuto Cappellacci  contro un politico di peso come Renato Soru (per i dati delle votazioni consultare http://www.regione.sardegna.it/primopiano/1.html). Se poi si considera che la coalizione di governo è pressata dalla profonda crisi economica che imperversa  nel paese, dalle polemiche sulle chiacchierate leggi e leggine a favore del premier, dagli scontri violenti tra l’esecutivo e la magistratura, dai  recenti dissapori tra Berlusconi ed il Quirinale, il gradimento del PDL nell’opinione pubblica sembrerebbe avere qualcosa di miracoloso. La sola crisi economica  in qualsiasi democrazia del mondo sarebbe bastata per mettere in difficoltà la più solida coalizione di governo dando slancio all’opposizione. Lo stesso trionfo di Barack Obama è dovuto in buona parte alla devastante crisi economica americana. In Italia le regole della politica sono diverse e così Walter Veltroni, a seguito dell’ennesima randellata rimediata dal PD in competizioni elettorali, è stato costretto a presentare le sue dimissioni.  Dimissioni sacrosante, probabilmente tardive ma senza dubbio coraggiose considerando che i politici italiani  non sono geneticamente predisposti a lasciare i posti che contano.

Per spiegare la débacle del centro sinistra, non bisogna mettere in discussione solo il povero Veltroni.  Il problema sta nell’intero impianto che ha portato alla nascita del PD e nel modo di fare politica scopiazzato dal blasonato rivale del centro destra.  La grande innovazione che ha caratterizzato il PD fin dal suo esordio è stato il “berlusconismo” ovvero la politica concepita solamente come profitto e come marketing dell’elettorato. L’avvento di Berlusconi, ha trasformato radicalmente la figura del politico di destra e di sinistra, istituendo nuove metodologie per conseguire il consenso della gente, esasperando caratteristiche populistiche presenti ma non determinanti nell’era democristiana. Il politico formatosi al credo del berlusconismo è trasversale agli schieramenti politici, non è ancorato a nessuna ideologia ed è pronto a rivedere tutti i suoi punti di vista se non collimano con quelli della maggioranza dell’elettorato, fa grande uso dei mass-media cercando di apparire costantemente in televisione per promuover la sua persona anche se gli tocca parlare dei bucatini all’amatriciana, è pronto a stringere accordi con chiunque gli assicuri un vantaggio ed è pronto a mollare su due piedi partiti o alleanze non utili alla sua carriera. 
I nuovi politici sacerdoti del berlusconismo sono sempre alla costante ricerca del massimo gradimento nell’opinione pubblica e dei ricchi affari per se stessi e per il proprio partito.I ricchi affari non possono mancare sia perché l’uso massivo di efficienti apparati organizzativi e dei mass-media costa salato sia  perché l’essenza del berlusconismo è il profitto ed il potere personale alla faccia dell’interesse collettivo e del bene della nazione.  In questi ultimi anni in Italia si è visto di tutto: leader di destra che pregano in sinagoga con la Kippah in testa, politici di sinistra improvvisamente convinti sostenitori dell’integralismo cattolico e del libero mercato. Il tutto sempre accompagnato  da una sequela interminabile di scandali, di atti di corruzione, di lottizzazioni politiche, di scalate in borsa. Sono rimasti indenni dal contagio del berlusconismo solo gli estremismi  di destra e sinistra perché troppo vincolati a sorpassati corollari ideologici, Di Pietro e la sua Italia dei Valori, alcune aree della Lega, i soliti radicali e qualche altro sparuto gruppo politico.Comunque chi ha resistito al contagio ha finito per contare poco; qualcuno è addirittura  scomparso dalla scena politica. Il berlusconismo non è un fenomeno che riguarda solamente i nomi noti; grande diffusione si è avuta alle fondamenta delle associazione politiche, tra le fila di quelli che saranno le nuove leve della politica, nei livelli intermedi e nei livelli più bassi della struttura dirigenziale di molti dei maggiori partiti tra cui ovviamente il PD.

Il berlusconismo ha forgiato e sta ancora forgiando da ambo le parti un esercito di mercenari della politica, aspiranti manager in carriera nel partito che considerano l’attività politica una professione per diventare ricchi e potenti come Berlusconi. Crisi economica e strutturale assenza di valori alternativi nella società hanno contribuito in modo determinante all’ascesa della nuova dottrina. Non si riesce a far carriera lavorando come avvocato, architetto, ingegnere o professore quindi si cerca di fare il politico di mestiere; oltretutto non serve nemmeno la laurea o il certificato penale immacolato.Questa nuovo modo di concepire la politica mette in ginocchio il centro-sinistra che ha molti simpatizzanti smaliziati e con anima culturale legata a valori diversi. La disaffezione nella politica è molto più elevata negli elettori del centro-sinistra.Quando il telegiornale ci parla di basse percentuali di partecipazione al voto significa che una parte consistente dell’elettorato schierato a sinistra decide di non votare perché deluso da una politica in cui non si riconosce. Il nuovo PD, intriso di berlusconismo dalla testa ai piedi, fuori dalle sedi di partito, è fragile alla base.Inoltre un’organizzazione formata da politici in carriera è condannata a garantire guadagni e potere a tutti i suoi dirigenti, poiché in caso contrario gli stessi sosterranno altri leader se non addirittura altri partiti. Oltre alla conseguente frammentazione in correnti e fazioni contrapposte, c’è il rischio che il sistema PD cada in frantumi in assenza di poltrone nell’amministrazione pubblica.Questo è il motivo per cui Veltroni ha sempre teso la mano a Berlusconi nonostante le tante bacchettate ricevute in risposta: non era strategia politica ma necessità di piazzare i suoi fidi scudieri che presentavano il conto per il sostegno alla sua leadership. Con qualche incarico concesso dal governo ai deputati e senatori del PD in cambio di una blanda opposizione in parlamento, Veltroni non avrebbe certamente messo in difficoltà il centro destra ma almeno avrebbe evitato lo sfaldamento del suo esercito. Esemplificativo è il caso del senatore Riccardo Villari, eletto presidente della commissione di Vigilanza Rai con i voti della maggioranza contro il volere del PD. Pur essendo stato scelto in parlamento da Veltroni con liste chiuse, Villari, alla prima occasione, ha preferito in modo farsesco la poltrona e la carriera agli interessi di partito, regalando al povero Walter l’ennesima figura da fesso. Anche se il berlusconismo ha attecchito profondamente nel PD resta marcato il distacco tra gli allievi ed il maestro. Cavalcare e pilotare l’opinione pubblica, gestire i mass-media, organizzare la politica come un’azienda, gestire immense quantità di denaro rendendole produttive per scopi di lunga scadenza, non è cosa da tutti. Berlusconi prima di mettersi in politica ha lavorato duro.Si è costruito un impero economico, ha inventato 3 reti televisive nazionali, ha comprato giornali e periodici, ha organizzato un apparato mediatico che non ha eguali al mondo, ha costruito un’organizzazione politica non frammentata in correnti ma assolutamente piramidale in cui egli ricopre il ruolo di capo indiscusso, si è costruito una reputazione di imprenditore capace e di manager vincente anche attraverso i successi sportivi del Milan.I politici del PD probabilmente non hanno ancora compreso la portata e la lungimiranza; del pensiero del maestro.

Pur scimmiottandolo non riescono a cogliere gli stessi prestigiosi risultati perché totalmente privi di apparati mediatici su scala nazionale, di risorse economiche adeguate, di visione manageriale della politica. Per suonare la musica del maestro ci vogliono gli strumenti del maestro. Se Berlusconi è il vate di un nuovo stile di fare politica e tutti gli altri politici finiscono per essere solo controfigure approssimative, per quale motivol’elettorato dovrebbe scegliere brutte copie al posto Con queste premesse è logico aspettarsi per il centro sinistra un futuro di gloriose sconfitte.Il PD è al momento una tigre di carta; non importa chi sarà il nuovo leader, se non si cambierà qualcosa alle prossime elezioni il risultato sarà scontato. Solo un crollo dell’economia italiana alla stregua della crisi argentina consentirebbe la rimonta del centro sinistra.

Per il centro destra e per il suo leader maximo si prospetta invece una stagione di grandi successi che probabilmente consentirà a Berlusconi di salire il colle del Quirinale nonostante le continue gaffe ed i continui strafalcioni pronunciati nei discorsi pubblici, commessi più per colpa dell’età che per la pressione dell’opposizione.