Politecnico di Torino: Inaugurazione dell'Anno Accademico 2019/2020 Stampa
Scritto da Paola Zorzi   
Venerdì 24 Gennaio 2020 07:52

10 inaug anno accademicoLa cerimonia si è aperta mercoledì 22 gennaio con il tradizionale rituale che ha visto sfilare il Corpo Accademico del Politecnico di Torino (docente e amministrativo), non sono mancate toghe e sottofondo musicale d'occasione quale tributo ad una tradizione che da 160 anni ha visto imporsi il Politecnico come una delle istituzioni pubbliche più prestigiose della cultura politecnica italiana e internazionale.Il tutto all'insegna del rinnovamento con uno sguardo rivolto al presente e al futuro.

Foto e  servizio Paola Zorzi .

Un rinnovamento da tempo auspicato che finalmente ha trovato adeguati interpreti nel Rettore  del Politecnico Guido Saracco, in Enrico Giovannini, portavoce ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), nel Rappresentante degli Studenti Bruno Mattia Codispoti e in Gaetano Manfredi, Ministro dell'Università e della Ricerca. 

Non vi è stato infatti  intervento che non abbia fatto appello alla necessità ormai  indispensabile di cambiamento in considerazione delle grandi trasformazioni che la tecnica e il mondo della comunicazione hanno impresso ad un mondo operante ormai su scala globale.

1 guido saracco rettore politecnico torinoIn particolare molto apprezzato è stato il discorso d'apertura del Rettore Guido Saracco, nella foto a destra,  che nel ripercorrere a grandi linee la storia dell'umanità ha constatato come lo sviluppo in una società moderna, tecnologicamente avanzata e democratica non possa che avvenire attraverso ascensori sociali, mescolanza di classi, interdisciplinarità e -importante! - il coinvolgimento della società civile, "della gente" che non solo ha il diritto di essere informata ma anche presa in considerazione senza discriminanti in relazione a ricerca e relative ricadute produttive e sociali. 

Ciò che viene  costruito e realizzato è infatti lo specchio del modello di società a cui è diretto e delle necessità dalle quali si dovrebbe trarre ispirazione.

"Il modello che ne consegue è quello di un campus aperto, permeabile, attento alla qualità della vita e inclusivo che promuove un continuo dialogo con la società e il territorio (anche in termini divulgativi), che riesce non solo a sviluppare tecnologia ma a favorirne e dimostrarne applicazioni positive e ispirate a uno sviluppo sostenibile". 

Del resto è ormai risaputo che solo una società aperta può progredire.  

E' stato quindi sottolineato come la didattica oltre ad essere impegnata nel fornire strumenti e competenze nei campi classici dell'ingegneria e pianificazione è sempre più richiesta in svariati campi specialistici dove sono ormai indispensabili conoscenze in ambito informatico e tecnologico avanzato. Ed è proprio a questo proposito che si è prospettato un nuovo approccio progettuale basato sull'interdisciplinarità. Vien ribadito come la complessità delle problematiche e le sfide che la contemporaneità ci pone non possono che essere affrontate in modo nuovo, con gruppi di lavori che includano un approccio sociologico, antropologico, etico, filosofico. Questo per "non spegnere la luce della creatività".

Dunque un'Università disponibile a mescolare le competenze quale "piattaforma" che progetta in cooperazione e che così facendo dà impulso all'economia. Ed è esattamente in quest'ottica che agisce "la scuola di master e formazione permanente che si pone come polo per la definizione di politiche formative e innovative permeabili alle esigenze del contesto economico".

Oltre a Morris - sempre durante il discorso inaugurale di Guido Saracco - è stato citato Michael Young, sociologo che se a suo tempo da una lato aveva riconosciuto il ruolo svolto in passato dalla meritocrazia (e il suo porsi tra i possibili ascensori sociali),  ma dall'altro, di fronte alle nuove sfide e problematiche emerse a livello sistemico e strutturale (piuttosto che individuale), non ha poi esitato a parlare di "crisi della meritocrazia". 

A seguire citazioni di personalità che hanno profuso molta della loro intelligenza ed energia in direzione di quelle che potremmo denominare le utopie possibili. Possibili in quanto nel loro essersi parzialmente realizzate hanno aperto nuovi orizzonti e dimostrato come tecnologia ed economia possano essere interpretata in modo differente dal mero profitto imposto a tutti i costi da certo liberismo. E' stato dunque citato il Premio Nobel Stiglitz recentemente invitato al Festival della Tecnologa sul tema delle diseguaglianze sociali e Adriano Olivetti il cui progetto di impresa non poteva prescindere da un patto sociale.

Inutile ricordare che l'Italia è anche il paese in cui a livello scientifico, tecnico e nel campo della conoscenza,  molte punte avanzate sono emerse per  poi essere travolte da un mercato che ha saputo trarne molti vantaggi... in altri luoghi. Basti pensare a quello che a tutti gli effetti è stato considerato il primo computer messo in campo nei laboratori Olivetti...

Sono poi stati prospettati problemi che l'attuale modello economico non smette di evidenziare sempre più a livello globale: la crescita della sperequazione e disuguaglianza sociale, le problematiche ambientali, la disoccupazione ed emarginazione di larghe fascie di popolazione dalla produzione e fruizione di merci, servizi e conoscenze.

11 inaug anno accademico polito appendino Tra i tanti punti toccati in questo articolato discorso inaugurale del rettore Guido Saracco oltre alla necessità di sburocratizzazione non ultimi due focus: il primo su IEP Incubatore di imprese innovative: uno tra i principali incubatori universitari europei che supporta la creazione di nuove imprese high-tech fondate da ricercatori universitari e altri imprenditori. Il Politecnico di Torino infatti è stato considerato il miglior incubatore pubblico su scala globale dal UBI Global World Rankings of Business Incubators and Accelerators 2019-2020. Il secondo (focus) sulla vocazione internazionale di questa Istituzione, un Ateneo in cui il 16% degli studenti iscritti sono stranieri provenienti da ben 115 Paesi e che vanta più di mille accordi e progetti internazionali con una presenza qualificata nei principali network universitari a livello mondiale. Nella foto a sinistra Chiara Appendino, Sindaca di Torino. 

 A questo primo intervento è seguito quello di Bruno Mattia Codispoti, rappresentante degli studenti,  che ha sottolineato come in relazione all'accesso allo studio universitario le difficoltà economiche giochino ancora un ruolo essenziale. Questo in un Paese accusato di non essere progressista come vorrebbe rappresentarsi, con tasse fra più alte d'Europa e ripetuti tagli agli  investimenti in istruzione e ricerca, a riprova che  la centralità dell'Università e della Ricerca non è posta in primo piano...

Un Paese (ma purtroppo non l'unico) in cui  si parla sempre dei costi legati all'istruzione senza considerare i profitti derivanti da un innalzamento generale della cultura nella società. 

La Lectio "Sviluppo sostenibile: il nuovo paradigma per l'economia e la società" di Enrico Giovannini ha invece riportato la memoria al 1944 quando negli Stati Uniti  vennero invitati i maggiori economisti su scala mondiale  per scegliere un modello di sviluppo economico/industriale. Fu in quell'occasione che fu adottato  il modello inglese (non americano come molti credono). Un approccio che basava lo sviluppo sulla quantità di produzione senza badare a tutto ciò che contestualmente questo poteva comportare. Scelta che, a detta di  Giovannini, equivarrebbe a comprare un'auto in cui  l'unica strumentazione a disposizione fosse il tachimetro. 

Un modello che in effetti alla luce dei problemi emergenti sta dimostrando tutti i suoi limiti, un modello che ha sbagliato nel prospettare come unico paradigma quello della crescita. Secondo Giovannini siamo dunque tenuti ad affrontare un tema epocale alle soglie di un cambiamento epocale del capitalismo.  I problemi ambientali, lo sfruttamento delle risorse energetiche e delle materie prime dovrebbero spingere le generazioni contemporanee a trovare soluzioni di vita che non compromettano il futuro delle generazioni a venire. Le modalità in cui produciamo e consumiamo generano infatti scarti sia fisici che umani. Gli scarti fisici impattano su realtà gratuite come il paesaggio o il lavoro delle api...; quelli umani su pace e democrazia troppo sovente percepiti come naturali e gratuiti. Le crescenti diseguaglianze economiche nel  generare scontento, migrazioni e quant'altro a loro volta generano paura capace di mettere in forse il valore irrinunciabile della democrazia. Non è più tollerabile, continua Giovannini, che in Europa mezzo milione di persone periscano e si debbano ammalare (con le ricadute economiche che ciò comporta), a causa dell'inquinamento. 

E' stato infine citato Papa Francesco e il concetto di “ecologia integrale”.

A conclusione l'intervento del Ministro dell'Università e della Ricerca, più incline a sostenere la meritocrazia, un tipo di meritocrazia però  inclusivo e non estrattivo. Tra i vari argomenti sollevati sono state prese in considerazione le potenzialità implicite ai giovani ricercatori e rintracciati  nelle Università quegli agenti di trasformazione in grado di  cambiare le persone e l'ambiente esercitando una funzione sociale fondamentale. Università viste dunque come luoghi aperti, tolleranti e, richiamandosi alle parole del Rettore,  "piattaforme" di costruzione del cambiamento.

 

Considerazioni finali.

Torino dunque, attraverso il Politecnico, questa prestigiosa e storica Istituzione, abbraccia il tema della sostenibilità e così facendo si pone fra le avanguardie orientate ad un reale progresso capace di coniugarsi con le esigenze di una società moderna e democratica. Sorge purtroppo un dubbio: fino a che punto un mercato del tutto indifferente e miope penalizzerà questa aspirazione? Ancora ci si chiede fino a che punto l'Europa sarà disposta ad elargire fondi (pubblici) per compensare il vuoto e la discutibile concorrenza basata su profitti ottenuti attraverso lo sfruttamento e la mancanza di diritti nei Paesi più svantaggiati. 

Quanto tempo impiegheranno i Paesi emergenti ed eternamente in via di sviluppo a svilupparsi ed emanciparsi realmente finché sarà così conveniente economicamente che ciò non avvenga? Un quesito da reputarsi legittimo proprio in considerazione di quella parte di Paese e società disposta a mettersi in gioco per un futuro davvero migliore e non più procrastinabile.

C'è da sperare dunque che le auspicate piattaforme di cooperazione, seppur tra le difficoltà che i veri cambiamenti comportano, possano rappresentare un valido scudo a questa eventualità (e situazione).