I DESAPARECIDOS CILENI Stampa
Scritto da Mauro Bardaglio   
Martedì 19 Maggio 2020 12:06
DESAPARECITOIl termine desaparecidos – scomparsi – si riferisce alle persone che furono arrestate per motivi politici, o per aver compiuto attività anti-governativa, dalla polizia dei regimi militari cileno, argentino e di altri paesi del Sud America. Di queste persone si persero, in seguito all’arresto, le tracce. Il tipico fenomeno dei desaparecidos fu la segretezza con cui operavano le forse di polizia; gli arresti – il termine corretto da utilizzare sarebbe quello di sequestro di persona – avvenivano di notte in totale assenza di testimoni. Come per l’arresto, anche i momenti successivi erano coperti dalla totale segretezza. I governi non fornivano ai familiari notizie inerenti l’arresto e le imputazioni che erano alla base di quella disposizione; quando venivano forniti i motivi dell’arresto, gli stessi risultano vaghi. Spesso molto vaghi. Della maggioranza dei desaparecidos non si seppe mai nulla. Solo dopo la caduta dei vari regimi dittatoriali, e il conseguente ritorno alla democrazia, fu possibile conoscere la sorte di alcuni di essi.
In Cile, durante la dittatura di Pinochet, il fenomeno dei desaparecidos coinvolse circa 40.000 persone; di queste 2000 sono le vittime accertate e 38.000 gli scomparsi. Ripercorriamo le tappe principali del regime del terrore instaurato da Augusto Pinochet. La presa di potere da parte dei dittatori – inizialmente erano quattro i capi della rivolta che avrebbero dovuto alternarsi a rotazione ai vertici dello stato - avvenne l’11 settembre del 1973, quando fu rovesciato Allende, presidente eletto che in seguito si suicidò nel palazzo presidenziale. Da quel giorno di settembre il regime dittatoriale iniziò una durissima repressione che peggiorò dallo stesso mese dell’anno successivo, momento in cui Pinochet e le forze armate sequestrarono anche il potere legislativo. Pinochet assunse il titolo di Capo Supremo della Nazione, divenuto in seguito Presidente del Cile. Le persone non allineate al regime venivano comunemente arrestate di notte e condotte in luoghi segreti dove erano torturate. Il fine delle torture era doppio; da una parte le autorità cercavano informazioni e dell’altra cercavano di reprimere il dissenso. A differenza di quanto avveniva in Argentina, molti dissidenti furono rilasciati ma costretti all’esilio, come ci ricordano i casi di Isabel Allende e Luis Sepulveda. Tra quelli che, purtroppo, non poterono godere della libertà vi fu anche il cantante Victor Jara, assassinato nell’Estadio Nacional de Chile, insieme a molti altri, quando venne utilizzato come campo di concentramento. All’interno dello stadio transitarono non meno di 40.000 prigionieri, tra il settembre e il novembre del 1973. Il campo da gioco e la galleria furono utilizzati come prigione maschile, mentre le donne furono relegate nella piscina e negli spogliatoi. Gli stessi spogliatoi divennero camere della tortura e delle esecuzioni. Non è possibile quantificare il numero delle persone realmente assassinate, i veri e propri desaparecidos. La commissione Rettig, voluta dal governo democratico che sostituì Pinochet, elencò oltre 3.000 vittime su, circa, 130.000 sequestri di persona. L’ultimo triste computo, redatto da una commissione voluta dal governo cileno nel 2011, ipotizza il numero totale di vittime in oltre 40.000. Dato che molti cileni, considerati dissidenti dal dittatore, fuggirono all’estero, le notizie iniziarono a circolare in tutto il mondo; Pinochet tentò sempre di insabbiare i crimini contro la popolazione inerme parlando di scontri tra il governo e le forze anti-governative. L’unico dato certo riguarda le vittime all’interno dell’Estadio Nacional de Chile poiché gli eccidi furono documentati. Pinochet, spinto dalle pressioni estere, fu costretto ad indire un referendum, nel 1988, che mise fine alla dittatura. Pinochet lasciò il potere solo nel 1990, rimanendo a capo delle forze armate sino al 1998. In seguito fu nominato senatore a vita, godendo dell’immunità parlamentare sino al 2002. Fu arrestato nel Regno Unito, su mandato del governo spagnolo per la sparizione di cittadini iberici, e accusato di crimini contro l’umanità. Per motivi di salute non fu condannato facendo rientro in Cile dove riuscì ad evitare ulteriori processi. Morì, finalmente, nel 2006.