IL RASTRELLAMENTO DELLA VAL GRANDE E L’ECCIDIO DI FONDOTOCE Stampa
Scritto da Mauro Bardaglio   
Mercoledì 03 Giugno 2020 07:50
mauroIl parco nazionale della Val Grande è un’area naturale protetta, interamente compresa nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte. Il parco fu istituito nel 1992 per preservare la zona selvaggia più estesa delle Alpi e d’Italia. Nel corso della sua lunghissima storia, la Val Grande è stata oggetto di una tra le  più sanguinose guerre partigiane che il nostro paese ricordi. Risaliamo la linea del tempo sino alla Seconda Guerra Mondiale. Ai primi di maggio del 1944, una formazione della Repubblica di Salò si addentrò in Val Grande per un rastrellamento. Di ritorno dall’operazione, a Cicogna, piccola capitale della valle, lasciarono sul muro di un casa la scritta: Leoni di montagna vi aspettiamo a Fondotoce. Alcuni giorni dopo, i partigiani scesero a Fondotoce catturando il presidio fascista, facendo 45 prigionieri e un grosso bottino di armi e munizioni. In seguito a questi fatti, scattò la rappresaglia nazifascista. La risposta prese il nome di Operazione Koln e mise in campo circa 15000 soldati e un centinaio tra carri armati e autoblindi. L’operazione prese il via il giorno 11 di giugno del 1944. Le truppe nazifasciste bloccarono tutte le vie di fuga a nord per accedere nella valle da sud. Lo scopo dell’operazione era quello di eliminare le formazioni partigiane esistenti in Val Grande. I nazisti entrarono, inizialmente, a Rovegro spingendo i partigiani a nord. L’avanzata fu però ritardata dai partigiani che riuscirono a far saltare il ponte Casletto e la galleria. Malgrado questi disperati tentativi, i nazisti riuscirono a penetrare. I partigiani si frazionarono in vari gruppi divenendo una facile preda per le truppe nemiche. Dopo durissimi combattimenti, molti partigiani finirono uccisi o catturati. I feriti furono fucilati sul posto o gettati nei burroni. Nel frattempo, il comandante della brigata Valdossola, Superti, rientrò dalla Svizzera dove si era recato per ottenere dalle forze alleate rifornimenti di armi e munizioni. Purtroppo il carico fu sganciato in una zona diversa da quella prevista e finì nelle mani dei nazifascisti. I restanti partigiani ancora liberi tra le montagne della valle si dispersero, cadendo in molti casi nelle mani del nemico. Avvennero molte fucilazioni sommarie: Ad Aurano furono uccisi 7 partigiani, a Falmenta 4, a Pogallo 17.
Il 20 giugno del 1944, nel piccolo paese di Fondotoce, sul bordo del canale che unisce il lago di Mergozzo al lago Maggiore, furono fucilati 43 partigiani, tra cui una donna, Cleonice Tommassetti. Uno dei fucilati, il diciottenne Carlo Suzzi, si salvò miracolosamente. Da quel momento fu chiamato il quarantatré. Le ultime fucilazioni avvennero a Beura, nella piana dell’Ossola. Le fucilazioni di Beura rappresentarono l’epilogo del rastrellamento della Val Grande. L’operazione costò la vita a 300 partigiani e circa 200 nazifascisti. Furono distrutte 208 baite e 3 rifugi alpini. In memoria dei rastrellamenti e delle fucilazioni, a Fondotoce sono presenti la Casa della Resistenza e il Parco della Memoria e della Pace che hanno il duplice obiettivo di ricordare i fatti del giugno del 1944 della Val Grande e, più in generale, i circa 1300 caduti del movimento partigiano delle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola.