Nuvolari e il maestro della sbandata Stampa
Scritto da Sara Balli   
Venerdì 03 Agosto 2012 00:00

Quando per la prima volta salì come copilota su un’auto da corsa guidata da lui, Enzo Ferrari avvertì alla prima curva che le ruote slittavano, credendo che la vettura stesse uscendo di pista, ma questo non accadde. Alla seconda curva, alla terza e così via fu lo stesso: da lì capì che era il pilota a far sbandare l’auto di proposito, mantenendone però il controllo, per uscire dalla curva più veloce di tutti: nacque così la tecnica della cosiddetta “sbandata controllata”. Alla guida di quell’automobile c’era Tazio Nuvolari: in poche parole, come lo definì Ferdinand Porsche, "il più grande pilota del passato, del presente, del futuro". Nuvolari nacque a Castel d’Ario, nel Mantovano, il 16 novembre del 1892, da una famiglia con la passione per il ciclismo: il padre aveva all’attivo più di qualche vittoria mentre lo zio era un vero e proprio asso della bicicletta, più volte campione italiano.

Ma nel destino di Tazio c’erano i motori. Allo scoppio del primo conflitto mondiale venne richiamato alle armi come autiere: un giorno, dopo che era finito fuori strada, un colonnello lo ammonì dicendogli “dammi retta, lascia perdere, l'automobile non fa per te”. Una tra le più incaute previsioni di sempre. Per tutti gli anni ‘20 le maggiori soddisfazioni non arrivarono però dalle quattro ruote, bensì in sella alle moto: tanto è vero che venne ribattezzato in quell’epoca il “campionissimo delle due ruote”. Alla fine del decennio decise in maniera chiara e definitiva che la sua carriera doveva proseguire nell’automobilismo: per il “mantovano volante” sarebbero arrivati una serie impressionante di successi, molte dei quali legati alla Scuderia Ferrari, e di imprese leggendarie, come la vittoria impossibile al Gp di Germania del 1935, quando si impose con la sua Alfa Romeo nettamente inferiore rispetto alle più potenti rivali tedesche. Una vita, quella di Nuvolari, alla continua ricerca di nuovi record, come confermano i cinque primati internazionali di velocità, ma anche di dolori profondi con cui dover fare i conti, come quelli legati alla scomparsa prematura di entrambi i figli. Nel 1950 corse le sue ultime due gare, il Giro di Sicilia / Targa Florio e la corsa in salita Palermo-Monte Pellegrino. L’annuncio ufficiale del suo ritiro, però, non arrivò mai. Pur essendo coinvolto in numerosi e gravi incidenti, riportando ferite e fratture in tutto il corpo, rischiando di morire bruciato vivo nel rogo della sua macchina o di rimanere schiacciato dal peso della vettura, Nuvolari non morì in pista: a fermare la sua corsa fu invece un ictus, l’11 agosto del 1953. Eppure, piace pensare che sia ancora al volante, come è scritto sulla sua tomba: “Correrai ancor più veloce per le vie del cielo”.