La spilorceria secondo Parini Stampa
Scritto da Giuseppe Muscardini   
Martedì 14 Luglio 2009 00:00
2.jpgNel febbraio 1754 Giuseppe Parini declamò presso l’Accademia dei Trasformati di Milano il Trionfo della Spilorceria. I 181 versi del Parini rendono della spilorceria una suggestiva personificazione: donna magrissima e vestita di stracci, ha al suo seguito una moltitudine di individui di ogni razza e latitudine. Dietro a colei vid’io una turba magna / Di genti d’ogni clima e d’ogni guisa / Che l’assomiglia insieme e l’accompagna. Foto: Gaetano Monti, monumento a Giuseppe Parini Milano, Accademia di Brera 

 Giuseppe Parini (1729-1799) nacque a Bosisio, una piccola località nei pressi di Lecco che per rendere omaggio al suo illustre concittadino ha assunto in 3a.jpgtempi moderni la denominazione di Bosisio Parini. Affascinato fin da giovane dal potere sublimante del verso, nel 1752 diede prova del suo estro poetico pubblicando Alcune poesie di Ripano Eupilino, che gli valsero l’ammissione all’Accademia dei Trasformati. Per il futuro autore de Il Giorno e delle celebri Odi di contenuto civile, esponente accreditato dell’Illuminismo e del Neoclassicismo italiano, ancorché ecclesiastico, l’Accademia costituì un banco di prova per sperimentare l’efficacia della sua vena satirica, espressa nel Dialogo sopra la nobiltà del 1757, nel Dialogo sopra le caricature del 1759 e nelle Lettere del conte N.N. a una falsa divota del 1761. Ma anche di un serissimo Discorso sopra la poesia, in cui espresse la propria concezione sull’estetica mediando le opinioni del sensismo con quelle del classicismo. Parini fu ammesso all’Accademia dei Trasformati nel 1753, poco prima dell’ordinazione sacerdotale. La storica istituzione milanese, risorta nel 1743 sulle ceneri dell’omonima Accademia cinquecentesca, vantava tra i suoi illustri aderenti intellettuali e letterati di prima grandezza, come Giuseppe Baretti, Domenico Balestrieri, Pietro Verri e Carlo Antonio Tanzi. La sede era Palazzo Imbonati, edificio donato per l’occasione dal conte Giuseppe Maria Imbonati, che detenne la nomina di “Conservatore perpetuo”. Nel rispetto dell’orientamento già indicato due secoli prima da Marco Antonio Majoragio, secondo cui le attività culturali dovevano svolgersi tenendo conto di tre imprescindibili regole, intendere profondamente, discutere eloquentemente, operare prudentemente, il nuovo Statuto dei Trasformati consentiva l’ammissione in Accademia di nobili ed ecclesiastici insieme a uomini di lettere appartenenti alla borghesia e ai ceti più modesti, come Giuseppe Parini e lo stesso Balestrieri. Con l’intenzione di valicare i modelli diffusi dall’Arcadia, lo scopo della rinascita dell’Accademia era quello di perpetuare l’insegnamento degli autori antichi, di sostenere forme letterarie ispirate al classicismo del Rinascimento, ma di non slegarsi dalla contemporaneità e dai problemi del presente. Nel corso delle loro sedute, alla metodica cadenza di due volte al mese, gli Accademici rivolgevano attenzione alle più recenti pubblicazioni e a temi di attualità, non disdegnando di dar corso a letture in versi nate per dileggiare con gustosa ironia vezzi e consuetudini del tempo. Carica di sapido sarcasmo e di pungenti frecciate fu la lettura, nel febbraio del 1754, del celebre componimento Trionfo della Spilorceria, a lungo studiato dalla critica moderna per le esplicite bordate di Parini contro personaggi riconoscibili, e in alcuni casi apertamente nominati, del milieu culturale milanese. La trïonfante Donna e ’l popol folto, / E io dirolti in brieve: ella si chiama Spilorceria; e gli spilorci sono / Che seguitan colei per la gran lama. Qualunque fosse stato all’epoca il motivo ispiratore del componimento, vi si leggono le intenzioni morali ed umoristiche del Parini, che adottando stile e metrica mutuate dal padre della lingua italiana, alle intuizioni dantesche ricorre anche per scegliersi una guida, il buon Duca mio, con il compito di indicargli i grandi spilorci della Storia. Non si tratta di Virgilio, bensì di tale Tigna, grande uccellatore di tabacco, un abituale consumatore “a scrocco” di prese di tabacco, come testimonia il suo comportamento nella fase conclusiva del componimento: Io gliene do una presa; ed egli svigna. Foto: Luca Beltrami, monumento a Giuseppe Parini Milano, Piazza Cordusio

  1.jpg  Resta il dubbio che Parini abbia eletto una donna a figura simbolica della spilorceria perché viziato dal genere femminile a cui afferisce il termine. Sfogliando i diversi strumenti lessicografici a disposizione degli studiosi, non si rileva altro sinonimo di genere maschile. Ma resta una più attuale incertezza, forse anche più importante delle quisquiglie linguistiche: e cioè che lo slogan Geiz ist geil! (Ben venga la spilorceria!), coniato in questi tempi di recessione dai grandi gruppi finanziari tedeschi, oggi possa ribaltare la negatività del termine in questione. Sia pure con una coincidenza di significato non assoluta. Foto: Bosisio, casa natale di Giuseppe Parini