Autodelta Stampa
Scritto da Livia Borghetti   
Domenica 24 Settembre 2017 00:00

AUTODELTA -  autori Massimo (sx) e Giuseppe (dx) Colombo ridUn libro che andava scritto, perché non c’era. Una storia meravigliosa, che andava raccontata. 

AUTODELTA, l’ala veloce dell’Alfa Romeo (Fucina Editore, pagg. 616, Euro 33,00), è la cronistoria dell’Autodelta, il reparto corse dell’Alfa Romeo voluto dal mitico presidente Giuseppe Luraghi, dalla fondazione (marzo 1963) alle dimissioni del suo indimenticabile patron Carlo Chiti (ottobre 1984), scritta a quattro mani dai fratelli Giuseppe e Massimo Colombo, appassionati alfisti e studiosi del marchio del Biscione, che l’hanno inserita nel contesto politico, sociale ed economico italiano dell’epoca, non tralasciando le vicissitudini della Casa madre in quegli anni difficili.

Autodelta: un nome leggendario per tutti gli Alfisti e per gli appassionati di quel mondo delle corse eroico e tragico, magico e spietato, che ha mischiato vita e morte, trionfi e tragedie. Dalle scattanti, leggere e inarrestabili GTA, simili eppure così diverse dalle Giulia GT che molti Alfisti possedevano e che tanti altri sognavano, alle più impegnative 33 a 8 o 12 cilindri fino alle monoposto di Formula 1, l’Autodelta ha accumulato vittorie esaltanti e sconfitte brucianti, sempre seguita da un numero altissimo di  appassionati in tutto il mondo. Dalle corse sui più svariati circuiti del pianeta - da Monza a Le Mans, da Daytona a Watkins Glen, da Silverstone a Montecarlo - fino alle tortuose e pericolose ma maledettamente affascinanti gare stradali, in mezzo ai 22 chilometri del Nurburgring o alle strade spesso assolate della Targa Florio, dove si correva a oltre 200 all’ora vicino alle case, ai  muriccioli, agli alberi (e al pubblico!). Senza dimenticare i rally e le gare di motonautica, l’Autodelta ha vissuto la sua intensissima storia con un carico di passione, di voglia, di entusiasmo e di delusioni davvero inimitabili, perché inimitabili erano gli uomini che ne facevano parte e soprattutto lui, l’ingegner Carlo Chiti, passionale e simpatico, burbero e sensibilissimo, geniale e infaticabile, vorace di vita, di corse (e di cibo): l’Autodelta è stata

innanzitutto e soprattutto una sua creatura.

Il libro ripercorre un ventennio di storia dell’Autodelta grazie alle fonti dell’epoca, ai ricordi dei figli dei protagonisti, dei piloti, dei tecnici e tanti altri, tracciando per la prima volta in maniera davvero ampia ed esaustiva la storia di un nome, un simbolo, un’azienda che fu vanto ed eccellenza di un’Italia che si risollevava dal pesante periodo bellico, dello sviluppo economico che sembrava  inarrestabile, del desiderio di affrancarsi dalle rinunce, dalle ristrettezze economiche, dalla bicicletta.  Un nome che fa battere il cuore ancora oggi al solo nominarlo, significato di passione che ha animato la lunga stagione di corse e di uomini che hanno plasmato la vita di Autodelta, passione resa viva e imperitura da questo libro scorrevole, piacevole ed coinvolgente.