LIBRI, NAPOLEONE E L’ARCHIVIO DEL MONDO Stampa
Scritto da Francesca Rossi   
Martedì 19 Febbraio 2019 00:00

All’inizio dell’Ottocento, Napoleone conquistava l’Europa. E mentre l’impero si estendeva fino alla Vistola e al Danubio, prese forma il progetto di trasferire a Parigi gli archivi più importanti dei paesi annessi e degli Stati satelliti: un Archivio del Mondo, che sotto l’astro di Bonaparte avrebbe riunito le testimonianze scritte della civiltà. Parigi sarebbe diventata la capitale della Storia. Una gigantesca impresa di confisca degli archivi fu dunque avviata nel 1809 in tutta Europa. Decine di funzionari, uomini di lettere, gendarmi, operai furono mobilitati. Con la Restaurazione i documenti ripresero (quasi tutti) la via del ritorno, a suggellare il nuovo ordine emerso dal Congresso di Vienna e la nascente Europa delle nazioni. “L'archivio del mondo. Quando Napoleone confiscò la storia” (Laterza) di Maria Pia Donato racconta un’impresa titanica, forse la più folle tentata da Napoleone e da un impero in cerca di radici. Un grande sogno che nasceva dalla consapevolezza che chi possiede gli archivi, possiede la Storia. E chi possiede la Storia, controlla la visione del futuro. Una impresa che oggi, nel mondo digitale, può apparire come una curiosità da relegare a un remotissimo passato in cui si facevano le guerre per possedere atti e pergamene. In realtà, non è così. I furti di documenti sono ancora una modalità delle dittature, del conflitto etnico e confessionale. Di più: possedere l’informazione, governare la narrazione storica è questione più che mai aperta. Donato è directrice de recherche CNRS all’Institut d’Histoire moderne et contemporaine di Parigi, dopo aver a lungo insegnato Storia moderna all’Università di Cagliari. Ha svolto attività di ricerca e insegnamento, tra l’altro, al Warburg Institute di Londra, all’EHESS di Parigi, alla Pontifícia Universidade Católica di Rio de Janeiro e alla New York University. Tra le sue numerose pubblicazioni, Morti improvvise. Medicina e religione nel Settecento (2010) e Atlante storico dell’Italia rivoluzionaria e napoleonica (2013).