“Voglio potermi arrabbiare” Stampa
Scritto da redazione   
Venerdì 29 Aprile 2016 00:00

Racconta il peso di una mancanza “Voglio potermi arrabbiare”, il libro di Chiara Briani. Una storia semplice, come le tante che non conosciamo, quella di Giovanni, imprenditore, che per un ictus cerebrale, un giorno qualunque, diventa afasico e perde la parola. Della sua vita il protagonista perde solo il “verbo”: capisce, mangia, respira, vive, cammina, anche se a fatica, ha affetti, cure, riabilitazione. Ha senso allora pesare questo “taglio” se il resto, nel bene o nel male, è rimasto ancora impressionato nella pellicola della vita? E se nella parola esistesse un mondo altrettanto vasto e vero di quello in cui siamo immersi? Di tutti i vagoni che viaggiano folli alla velocità del quotidiano nella vita di Giovanni se ne è sganciato solo uno, quello della comunicazione verbale. Percorre lo stesso binario, pesta le stesse traversine, rasoia la stessa aria di fianco la massicciata: lo fa però sempre più lentamente. Tutto è lì, a portata di parola, per il protagonista, eppure non si riesce ad afferrarlo. Manca sempre un centimetro, poi un metro, poi un chilometro. L’altra vita è appena oltre la porta del reparto, ma Giovanni è inchiodato al letto nel ruolo di paziente numero 6. Le ricompense alla fatica sono minime: il traguardo di una prima riabilitazione verbale lo porta solo a ordinare un caffè in un mondo normale che non aspetta. E l’imprenditore guerriero si sbriciola franando sulla pronuncia delle zeta. Se Giovanni geme come il muto, il suo dolore è identico a quello di tutti. Chiara Briani scruta il protagonista nella sua risalita prestandogli sempre parole levigate: all’inizio quando di fronte alla malattia “resta solo la paura, nuda, fisica, animale”, poi nella consapevolezza della cronicità dell’afasia, fino al quel “devo e voglio potermi arrabbiare” che bene si presta a far da titolo. E poi ci sono gli altri protagonisti del libro, perché in un ospedale non ci sono ruoli secondari. Anche loro sono accomunati da un vuoto da colmare: la neurologa corrosa dai cinque minuti che avrebbero forse salvato il padre, la moglie di Giovanni dalla sterile logorrea, Guido lo specializzando empatico che si farà fagocitare dalle parole, la logopedista Serena che attenderà a lungo il suo paziente e la figlia Chiara, vicina, ma sempre fuori dal reparto. Tutto fa da cassa di risonanza alla storia di Giovanni, storia vera peraltro, che con i suoi sbuffi di sillabe lanciati dal quel vagone sganciato dalla vita forse riuscirà a diventare di nuovo un guerriero. Questa volta arrabbiato. Venerdì 8 aprile alle ore 17.30 alla Libreria S. Paolo Gregoriana di via Vandelli 6 Padova verrà presentato il libro Voglio potermi arrabbiare (Ed. Alter Ego 2016) di Chiara Briani. Intervengono con l’autrice Beatrice Bortolozzo e Franca De Lazzari. Chiara Briani è nata e vive a Padova, dove esercita la professione di neurologa al Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova. Vincitrice del Premio giovani di critica letteraria Giovanni Comisso e di altri premi minori, ha lavorato come giornalista pubblicista. Frequenta la Scuola di Scrittura “Omero” di Roma. Con Voglio potermi arrabbiare è alla sua prima pubblicazione.