Abbiamo tutti un nemico? Stampa
Scritto da Roberta Nicolo'   
Mercoledì 08 Agosto 2018 06:51

021a5f6e-cedd-4ad1-ac19-229f342c6f3bPresentato ieri sera al pubblico di Piazza Grande l’ultimo film di Rabaglia con Diego Abatantuono

Diego Abatantuono ha alle spalle una carriera di tutto rispetto che lo ha visto interprete diretto da grandi registi quali Ettore Scola, Stefano Vanzina, Pupi Avati e tanti altri. Una vita davanti alla macchina da presa che lo vede oggi protagonista dell’ultimo lavoro, una co-produzione italo-svizzera di DenisRabaglia, intitolato Un nemico che ti vuole bene proiettato ieri sera in Piazza Grande durante la settantunesima edizione del Locarno Festival.

Un film che racconta la storia del professor Enzo Stefanelli che, durante una notte di pioggia, salva la vita a un giovane ferito da un colpo di pistola. Ma scopre presto che il ragazzo salvato è un killer di professione. Per sdebitarsi, il giovane si offre di trovare e uccidere il suo nemico, chiunque esso sia. Ma Enzo non ha nemici. O almeno così crede. La proposta del killer gli sconvolge la vita fino a portarlo a riconsiderare, in maniera del tutto diversa, non solo la sua stessa esistenza ma, soprattutto, i suoi rapporti con gli altri. Dapprima scettico, finalmente Enzo apre gli occhi sulle persone che lo circondano. 

Un progetto che è stato ispirato da una storia vera, o così pare, riportata a Rabaglia da Krzysztof Zanussi nella hall di un albergo in Georgia nel 2004. Ma è solo nel 2010 che inizia il lavoro di stesura della sceneggiatura e il film inizia a prendere corpo.

«Il progetto era ancora alla ricerca del suo protagonista. Non è stato facile identificare e coinvolgere l’attore giusto per questo mistodi commedia e di thriller. – spiega lo stesso regista - Edè proprio quando è arrivatoDiego Abatantuono che il tono del film, ironico ma sempre realista, si è precisato. Come co-sceneggiatore, Abatantuono ha portato il suo senso dell’humor, decisamente unico, rendendo le scene vive e piene di ritmo. Come attore, la sua fisonomia ci permetteva di creare un personaggio particolare, la figura del “colosso con i piedi d’argilla”».

L’attore milanese in un’intervista rilasciata ad Alessandro del Bon racconta «La storia è vera, ma al limite. D’altronde il cinema deve raccontare storie uniche». 

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