Notice
IM/E-MIGRAZIONI:Compagnia La robe à l’envers al Teatro Provvidenza Torino Stampa
Scritto da Paola Zorzi   
Domenica 27 Gennaio 2019 15:39

g 21 IMMIGRATI TO LUMIXLa Compagnia La robe à l'envers (Ramatuelle, Francia) ha debuttato sabato 26 gennaio con la versione italiana dello spettacolo IM/E-MIGRAZIONI, a conclusione del progetto “RIPRENDO LA STORIA – Conflitti, lavoro e migrazioni dalle Langhe al mondo”.

Drammaturgia, realizzazione e direzione sono di Elena Bosco e Beppe Turletti; la co-direzione è di Marco Gobetti; lo spettacolo prelude a una successiva messa in scena in Francia, ancora con la direzione di Elena Bosco e con drammaturgia e cast variato: il debutto francese – unitamente alla diffusione in Langa e sul territorio nazionale delle Lezioni recitate (altra azione dell’edizione 2018/19 di RIPRENDO LA STORIA) – costituirà una delle prime ricadute del progetto nel suo insieme. 

In anteprima è anche stato annunciato uno spettacolo che a breve sarà presentato nella sede della fondazione Antonicelli sempre a Torino. Interessante l'espediente attraverso il quale si tenterà di  sensibilizzare le persone rispetto al tema dei respingimenti e sue modalità. La scena si dovrebbe concentrare infatti sulle vicende di un signore piemontese che esprimendosi  esclusivamente in dialetto in un Piemonte 

in cui più nessuno lo parla non solo  non viene compreso ma viene  scambiato per un immigrato e sottoposto all'iter rivolto agli immigrati soggetti a respingimento.



{gallery}Migrazioni19{/gallery}


Ma tornando allo spettacolo IM/E-MIGRAZIONI se da un lato questo ci ricorda che i flussi migratori sono parte della storia umana dall'altro si  focalizza su di un ambiente specifico, le Langhe. Un territorio che oggi vediamo aver riscattato le ristrettezze a cui la popolazione un tempo era costretta, e lo ha fatto attraverso la produzione vinicola, industriale e una particolare forma di turismo. C'è in questa zona una  "seconda natura" emersa, come in altre zone d'Italia, attraverso la coltivazione e la cura del territorio, una natura che attraverso il lavorio continuo e sinergico dell'uomo  è stata modellata nel tempo e che oggi ci offre quei paesaggi unici che ci contraddistinguono nel mondo. 

Non a caso questo connubio tra uomo e natura ha ottenuto recentemente il riconoscimento da parte dell'UNESCO di patrimonio mondiale dell'umanità. Un territorio dunque davvero particolare in grado di offrire tra i migliori vini, oppure prodotti rari e pregiati quali i tartufi o ancora  semplici noccioleti dai quali il settore alimentare ha saputo trarre a sua volta prodotti tipici di alta qualità... e persino la famosa Nutella.

Appare incredibile che una terra che oggi si presenta così generosa in tempi non  lontani abbia visto  tanta gente costretta ad emigrare nella vicina Francia o nelle Americhe, Argentina in particolare, con tutto ciò che questo significa: abbandono del proprio ambiente sia naturale che sociale. Non a caso Pavese parla di “fatica di vivere”, Beppe Fenoglio rivolgendosi a quel periodo di “Terra della malora” mentre Revelli in “L'anello forte” ne descrive povertà, difficoltà ma anche grande dignità.

Non c'è famiglia in quelle zone che non sia stata coinvolta in prima persona da questo  fenomeno, che non conti almeno un conoscente, un parente più o meno prossimo  tra i tanti migranti italiani. Storie poco note contraddistinte da tristi, sovente forzati matrimoni per procura ma anche da  nuove opportunità. Luci ed ombre che oggi sembrano ricadere sui tanti lavoratori stagionali stranieri impiegati nel settore agroalimentare. Ombre cupe che avvolgono le troppe morti di migranti nel mediterraneo.

Uno spettacolo non comune in cui oltre alla lingua italiana troviamo il dialetto piemontese  ma anche il greco, francese, castigliano. Uno spettacolo  che pur scandagliando un territorio specifico, avvalendosi di musiche popolari e del dialetto  piemontese, riesce ad andare oltre trasformando un problema locale in un problema globale ribaltando in primo piano infine, attraverso un salto temporale nel presente, la tragedia dei tanti migranti che in questi anni hanno perso la vita nel mediterraneo.

Più di trentamila le vittime viene ricordato, così come viene sottolineato che  gli italiani emigrati in argentina furono ben tre milioni e che a quel tempo nessuno affogava...

Ambedue le cifre, viene aggiunto, ci riguardano.

Certo relazionare gli attuali flussi migratori con il passato è solo un aspetto del problema.  Nel frattempo i tempi sono cambiati e oggi dovremmo chiederci se sia lecito  che in un mondo in cui alle merci è consentito fare anche due volte il giro del mondo prima di approdare negli scaffali dei nostri supermercati, alle persone sia invece preclusa la possibilità di spostarsi liberamente. Ci si dovrebbe chiedere perché tanta gente fugge da guerre e persecuzioni mentre a livello mondiale la sperequazione tra ricchi e poveri non fa che aumentare. E mentre vien da pensare che il  famoso conflitto di classe non sia   superato ma semplicemente si presenti irrisolto sotto diverse spoglie, da troppe parti ormai come rimedio viene proposta l'erezione di muri e barriere.

L'Italia che fino a non molto tempo fa si era prodigata nel soccorrere tante giovani vite in balia delle acque oggi sembra costretta ad un passo indietro.

Ben vengano dunque approcci al fenomeno migratorio che, come nel caso di questo spettacolo, aprano nuovi scenari e ci ricordino i tempi non troppo lontani in cui ad emigrare eravamo noi.


Una nota di merito è da riservare alla prassi tenuta nel realizzare e acquisire i testi di questo spettacolo. Si tratta infatti di “creazioni pubbliche” risultato di una vera e propria interazione con l'ambiente di riferimento, in questo caso le Langhe ma che  ha coinvolto e coinvolgerà ancora la comunità di Ramatuelle in Francia. Una raccolta di notizie, ricordi, impressioni, sogni ed aspirazioni, storie, documenti acquisiti attraverso

 il rapporto diretto con la gente del luogo.

Lo spettacolo – recita infatti il comunicato stampa -  a partire da una vicenda reale di migrazione dall’Italia, evoca le migrazioni, passate, presenti e future, vere, sognate o temute. Filo rosso, le implicazioni connaturate a qualunque “andare”: l'abbandono, la scoperta, la disillusione, la perdita di sé, il ricostruirsi.

Lo spettacolo IM/E-MIGRAZIONI attinge soprattutto a un lavoro di ricerca effettuato sul campo – sia in Francia sia in Langa – da parte di Elena Bosco e Beppe Turletti, con raccolta registrata di testimonianze e una lunga fase di creazione pubblica che, prima a Ramatuelle e poi in sei località di Langa - sotto forma di vere e proprie pillole di residenzialità storico-teatrale - ha intrecciato, andando a costituirne la programmazione effettiva, l’edizione 2018 della Strada Romantica delle Langhe e del Roero.

Fondamentale, pure per la riuscita di questa parte del progetto, è stata l’atipica e sinergica collaborazione fra un Istituto storico, Compagnie teatrali di nazionalità diverse e un'Associazione che si occupa di promozione turistica, spendendosi per tramandare la ricchezza culturale immateriale di un territorio recentemente riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità.


Foto Paola Zorzi 

www.compagniamarcogobetti.com