Un Rigoletto virtuale Stampa
Scritto da Giuseppe Muscardini   
Mercoledì 06 Maggio 2009 00:00
1. Libretto.jpg  Rigirarsi fra le mani certi libretti d’opera, specie se risalenti all’Ottocento, ingenera stravaganti riflessioni. Attratti dalla carta consunta e dagli arzigogoli tipografici delle diverse edizioni, talvolta perdiamo di vista i motivi che hanno indotto un autore a scrivere di storie drammatiche, di pericolosi fraintendimenti, di tranelli ai danni di chi non merita né acredine e tanto meno astio, come nel caso del Rigoletto. ( Foto a sx: Libretto del Rigoletto nelle edizioni milanesi di Ricordi) 

3. Scena Atto I.jpg5. Scena Atto II.jpg

Il libretto originale narra degli infami raggiri di cui è vittima un buffone di Corte che perde l’amata figlia a causa della perfidia di un gruppo di nobili annoiati. Un’efficace versione dei fatti musicati da Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, ci viene in questi giorni dal regista zurighese Dieter Kaegi, che ha saputo portare in scena il celebre melodramma in tre atti ricorrendo a suggestive scenografie virtuali. Frutto di attenti studi di arte scenica, le alterne situazioni che si susseguono sul palco colpiscono lo spettatore per la rapidità con cui l’ambiente si trasforma, grazie alla proiezione su invisibili schermi degli sfondi davanti ai quali i molti personaggi si muovono. Con questa innovativa scenografia e la cura esecutiva dei valenti musicisti che compongono l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza diretta da Giancarlo De Lorenzo, nel corso del 2009 Dieter Kaegi farà conoscere il suo Rigoletto ai frequentatori del Teatro Comunale di Vicenza e del Teatro del Giglio di Lucca, dopo la “prima” al Teatro Sociale di Rovigo del 3 aprile scorso. L’entusiasmo del pubblico rodigino, che ha lungamente applaudito il baritono Silvio Zanon nel ruolo di Rigoletto e il soprano Anna Guarnieri, interprete di Gilda, lascia ben sperare in un nuovo successo di questa operazione culturale dove la resa scenografica gioca un ruolo non secondario. Sono convinto che Verdi sarebbe stato lieto, se non entusiasta, di utilizzare tutte le innovazioni tecnologiche che avesse avuto a disposizione, e che avrebbe sfruttato ogni possibilità per permettere ai personaggi delle sue opere di esprimersi appieno nel loro contesto con una “mobilità” senza precedenti, ribadisce Piero Mioli, docente di Storia ed Estetica musicale, dalle pagine dell’utilissimo libretto distribuito a quanti erano presenti alla “prima” del 3 aprile. E se questa convinzione a prima vista ci sembra un poco forzata o quantomeno fantasiosa, la perplessità va gradualmente scemando rimpiazzata dai fatti. Il pubblico è testimone delle buone risultanze del nuovo impianto scenico, che si avvale della più moderna tecnologia per suggerire ambientazioni in cui lo spettatore può calarsi con maggiore immediatezza, fruendo così pienamente della vicenda, del modo di cantarla e di interpretarla. Con la regia di Dieter Kaegi, il Rigoletto di Giuseppe Verdi si appropria di valenze psicologiche in grado di provocare nello spettatore il piacere di immergersi in ambientazioni ancor più persuasive, dove tutto si svolge senza pause e in assenza di cambiamenti fuorvianti. Anche i melomani più tradizionalisti e intransigenti, aprendosi al nuovo, incontreranno facilità nel seguire le tristi vicissitudini di Rigoletto, specie nell’ultima scena, quando, irradiato dalle luci intermittenti (e virtuali) di un temporale in dissolvenza, invoca con strazio il nome della figlia morente: Mia colomba, lasciarmi non déi! / Se t’involi, qui sol rimarrei. / Non morire, o ch’io teco morrò! / Oh, mia figlia! Oh, mia Gilda! Per poi cadere sul corpo della figlia, strappandosi i capelli. Nessuno fra il pubblico della “prima”, imitando il protagonista, è uscito dal teatro facendo altrettanto. Al massimo qualcuno avrà scosso la testa sdegnato, ma in generale ha prevalso la soddisfazione di aver assistito, restando nella tradizione lirica, ad una validissima novità scenica. Novità dalla quale emerge tutta la competenza di Dieter Kaegi, impegnato in questo periodo nella regia dell’Arianna a Naxos per il calendario teatrale praghese, e dell’Otello, destinato invece al teatro tedesco di Gelsenkirchen. ( Foto:Rigoletto  a sx scena I atto, a dx scena II atto)