Intervista con Giovanni Allevi Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Mercoledì 01 Febbraio 2017 10:00

“Quando scrivo le mie note su un pentagramma

non penso mai all’immediato.

Cerco sempre di spingermi oltre, più in alto possibile, più nel profondo, 

 lì dove risiede la vera essenza della musica: l’Amore”

alleviCosi inizia il sito di Giovanni Allevi scopre già la profondità di un personaggio che anche se giovanissimo ha già alle spalle 25 anni di successi, infatti quest’anno il tour che lo vede protagonista si intitola Celebration, un omaggio a tutti gli anni che l’hanno visto protagonista con il suo pianoforte nei teatri delle più grandi ed importanti città nel mondo. Allevi ha un carisma e un talento straordinario e viene subito inserito nel panorama della nuova musica classica contemporanea, prese le distanze dalla musica dodecafonica e minimalista, nelle sue composizione c’è una nuova intensità ritmica e melodica e riesce a fondere la tradizione classica con il presente, in modo da catturare e avvicinare le nuove generazione alla musica di solito non a loro convenzionale .


Per il suo impegno intellettuale Allevi, oltre a sollevare l’entusiasmo del suo pubblico, ha ricevuto attestazioni di stima da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di Papa Francesco e Papa Benedetto XVI, del Premio Nobel Mikhail Gorbaciov e di molti esponenti del mondo artistico e culturale.

E’ stato insignito nel 2012 dell’Onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana per i suoi meriti artistici. Numerose le tesi di laurea a lui dedicate nelle varie Università italiane che attestano il grande valore sociale e culturale della sua figura.


Max ValerioScrittore di successo con Rizzoli ha pubblicato, “La musica in testa”,  “In viaggio con la strega”, un libro fotografico e nel novembre 2015 è uscita l’ultima fatica editoriale del Maestro Allevi, l’autobiografia edita da Rai Eri dal titolo:  Giovanni Allevi. Vi portero' con me. La mia vita con la musica. 

750.000 dischi venduti, lo consacrano al grande pubblico che lo attende nel nuovo tour, Celebration, dove anche una data zurighese, prevista per il sette marzo al Kaufleuten, ci fa avere della anticipazioni in questa intervista:

Cosa e’ cambiato dalla tua prima composizione ad oggi?

Se penso che il primo brano, scritto a 17 anni, è un delicato preludio per pianoforte di tre minuti, mentre l'ultimo è un folle concerto per pianoforte e orchestra, non ancora eseguito, credo di sentirmi più libero, ardito, forse ancora più incosciente di quando non lo fossi da  adolescente.

Come ci si evolve musicalmente nel tempo?

Così come ci si evolve nella vita. La musica, quando è vera, segue di pari passo quello che sei, gli alti, i bassi, le tue paure, la tua voglia di infinito. L'importante è non farsi condizionare dalle sirene del successo e del consenso, e scagliare sul pentagramma la tua anima messa a nudo.

C’e’ un luogo particolare in cui componi più volentieri?

C'è un tempo, ed è la notte, durante quel dormiveglia in cui la nostra coscienza è ancora fusa al sogno, e le maglie della ragione si fanno più larghe. E' quello il momento in cui la musica irrompe nella mia mente senza controllo.

Collabori sempre con grandi artisti, in che cosa ti arricchiscono questi scambi? Quando suoni in pubblico, riesci ad isolarti e a stare solo con la tua musica?

In realtà, per il mio carattere schivo e la mia timidezza, faccio fatica ad avvicinarmi ad altri artisti. Il mio concerto per violino e orchestra è stato eseguito, sotto la mia direzione, da giovani solisti dal talento eccezionale; in quel caso ho lasciato loro esprimere le proprie idee interpretative e dal podio ho avvicinato la loro prepotente energia al calore materno dell'orchestra. Ma è stata una collaborazione muta, fatta di note, sguardi, affinità elettive.

Come ti concentri prima di esibirti live?

Nelle settimane precedenti il concerto corro più di un'ora al giorno, attività che accosto alla lettura dei miei filosofi di riferimento, e dei grandi della letteratura, soprattutto orientali. Dopo oltre 25 anni di concerti, non voglio assolutamente perdere la scintilla, la poesia di essere in teatro e dividere con i presenti gli slanci della mia anima tormentata.

Pochi minuti prima del concerto, mi siedo sul palco dietro le quinte, ascolto il legno del pavimento ed il brusio del pubblico in sala. Ripeto dentro di me: "tutto l'amore del mondo sulle mie dita".

Quando componi, la tua musica nasce dalla testa, dal cuore, o dalle mani?

L'ispirazione è insondabile, mi raggiunge senza motivo. E' misteriosa ed irrazionale, non si apprende né si può insegnare. Ma quello che forse non si percepisce è l'enorme lavoro, rigoroso e maniacale, che ad essa segue, affinché quella manciata di note si trasformi in un dardo di fuoco.

Qual è il brano da te composto al quale sei più affezionato e perché?

Ogni brano è una parte di me, e dunque esprimere una preferenza significa fare un torto agli altri. Vado comunque orgoglioso ad esempio del brano “Viaggio in aereo”, vivace ma monofonico, cioè suonato una nota alla volta. Esprime una leggerezza vorticosa, che temo di aver perso.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Voglio vivere più intensamente possibile questo tour europeo, magari vagare per le città nella notte, perdermi, risvegliarmi chissà dove. Non c'è rigore senza follìa.

Tu sei marchigiano…come commenti i fatti di cronaca di questo periodo?

Sono in contatto continuo con i miei genitori e i parenti, che stanno attraversando uno degli inverni più terribili che si ricordino, tra il terremoto e la neve. Comincio a sentire voci di una Unione Europea che non vuole concedere gli aiuti per la ricostruzione. Se l'Europa non è fondata sul principio di una mutua solidarietà tra i popoli, allora credo che non esista, se non sulla carta.

Che significato ha il tour europeo?

Continuo ad essere un idealista. Durante il tour so che incontrerò un sentimento di condivisione, di vicinanza e calore umano che vanno al di là delle differenze geografiche.

Sarà una festa, anzi, un abbraccio.”


Foto Ufficio Stampa

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