Intervista con Franco Narducci Stampa
Lunedì 07 Aprile 2008 00:00

Active ImageAbbiamo raggiungo l’Onorevole Franco Narducci, candidato per il Partito Democratico, e gli abbiamo fatto qualche domanda sul voto degli italiani all’estero, le loro richieste e le aspettattive dalla politica,dai loro rappresentanti.

Narducci ha fatto molto in questi anni, per gli italiani e vorrebbe continuare a farlo, rappresentando in Parlamento i nostri diritti e i nostri doveri di cittadini. Si propone in un partito, che promette cambiamento, rinnovamento con un programma studiato e mirato sulle esigenze reali del paese. Un voler riavvicinare   le istituzioni e la politica agli elettori e mettersi al servizio come portavoce di tutti.

Onorevole Narducci, come è recepito il PD nella circoscrizione Europa? 

Active Image Nella circoscrizione Europa il PD è recepito - forse con un maggiore pathos civile rispetto alla madrepatria - per come effettivamente si propone e vuole essere: il partito del rinnovamento, della rigenerazione e dell’innovazione per trasformare l’Italia e proiettarla nel futuro, ed anche come un soggetto politico che vuole far piazza pulita della scandalosa partitocrazia italiana, un’anomalia che non ha simili nelle democrazie europee. Un partito che – in questo particolare momento della storia della democrazia italiana - ha fatto delle scelte irrevocabili e coraggiose al punto da presentarsi da solo, con un proprio programma, agli elettori. E questo messaggio forte, mi creda, i nostri connazionali lo hanno non solo percepito, ma fatto proprio. Da noi all'estero c’è un fortissimo desiderio di riscatto dell'immagine dell'Italia, appannata da comportamenti irresponsabili a tal punto che oramai la nebbia è divenuta così fitta che la stampa estera stenta a raccapezzarsi tra le gaffe degli imbonitori da un lato e la giungla partitocratica italiana e dei suoi infiniti programmi e contro programmi, dall'altro.  

Secondo Lei gli elettori come hanno percepito la scelta di AN di sciogliersi nel PDL? 

 La scelta di AN di sciogliersi nel PDL si inserisce nel tatticismo che è riconosciuto a Gianfranco Fini. E tuttavia pareva impossibile - dopo le note polemiche Fini-Berlusconi - che si potevano ricucire in così breve tempo le lacerazioni tra i due leader e i loro partiti e addirittura dar vita ad una nuova aggregazione cancellando il nome e il simbolo di AN. Probabilmente, con questa mossa, Fini ha voluto guardare avanti ovvero alla futura leadership del PDL, correndo tuttavia il serio rischio di perdere consensi nel proprio elettorato a destra, dove - come da consuetudine italiana - sono nate altre formazioni politiche che rivendicano l’appartenenza identitaria dell’elettorato di AN e sicuramente eroderanno una parte, seppur limitata, dei consensi destinati al PDL.Su questa questione non intendo dilungarmi oltre. Quello che invece mi preme sottolineare è che in sostanza in Italia, grazie all'impulso dato da Veltroni e dal Partito Democratico, ha preso corpo un reale processo di aggregazione delle forze politiche, a destra quanto a sinistra, ma con una differenza sostanziale: il PD è la risultante del processo avviato da tempo con l’avvento de L’Ulivo ed è stato legittimato dai congressi di scioglimento dei due partiti maggiori (DS e Margherita) e dalla successiva fase costituente. Inoltre, Veltroni è stato nominato leader attraverso le elezioni primarie, un processo decisionale democratico che ha visto la partecipazione di milioni di cittadini italiani. Non mi pare che dalle altre parti sia avvenuta la stessa cosa e non abbiamo “inventato” un partito nel giro di qualche settimana. Il popolo italiano nella sua maggioranza non ama gli estremismi ed io sono sicuro che anche i nostri connazionali all'estero premieranno il partito dell'innovazione, delle riforme reali e del dialogo, il PD, appunto.  

Ritiene che la "spinta emotiva" impressa dalla recente conquista del diritto di voto per gli italiani residenti all'estero si sia esaurita? Qual è, in caso di rielezione, il suo progetto politico per il futuro? 

 Più che di esaurimento della spinta emotiva parlerei semplicemente di una trasformazione e adeguamento alla dialettica imposta dai bisogni espressi dalla nostra comunità residente al di fuori dei confini nazionali. Bisogni che variano a seconda dei processi di integrazione in corso nei singoli paesi in cui vivono ed operano i nostri connazionali. Per quanto concerne il progetto direi che esso, per quanto mi riguarda, scorre su due binari. Da un lato non disgiungo mai il progetto politico concreto dagli ideali di solidarietà umana e di spirito di servizio che caratterizzano la mia storia e la mia esperienza personale. Dall' altro, dato che ora ho un ruolo politico e non faccio il teoretico di professione, opero prima di tutto per dare soluzione ai problemi “sensibili” che toccano le nostre comunità; soprattutto dopo la mia nomina a presidente  del Comitato sugli italiani all’estero (organo permanente della Commissione Affari esteri e comunitari), sono cresciute  qualitativamente e quantitativamente le questioni affrontate in termini di analisi e di soluzioni. Quindi oggi per domani riaffermo il mio impegno politico per: rilanciare la rete associazionistica all'estero; combattere i problemi di imposizione fiscale che ledono gli interessi di alcune categorie di pensionati; promuovere un sistema di solidarietà per i cittadini italiani residenti all’estero, soprattutto anziani; promuovere ulteriormente la cultura e la lingua italiana nel mondo, valorizzando il ruolo delle università italiane anche oltralpe; giungere finalmente alla riforma della Legge 153/1971 alla luce degli elementi nuovi e aggiuntivi emersi durante la XV legislatura; rendere i servizi per gli emigrati più rispondenti alle reali esigenze; migliorare i servizi consolari intesi come reti di prossimità con un maggior ricorso all'informatizzazione; intervenire per salvaguardare i diritti dei detenuti, nel rispetto e nell’applicazione delle convenzioni internazionali; facilitare l'acquisizione della cittadinanza coerentemente con la proposta di legge di cui sono cofirmatario. Queste, tanto per menzionarne alcune, sono i miei impegni per il domani. 

 Recentemente un settimanale dell'emigrazione in Svizzera l'ha attaccata con accuse a dir poco sconcertanti, ci può dire qualcosa di più in proposito? 

In Italia abbiamo la tv spazzatura e qui in Svizzera evidentemente c'è chi, trovandosi in calo di idee e di lettori, ha visto bene di inaugurare il filone della stampa spazzatura. Chi mi conosce sa benissimo che certe mossette da campagna elettorale mi lasciano politicamente e personalmente indifferente, resta il fatto che, il firmatario dell'articolo ignominioso, dovrà rispondere delle sue accuse nelle sedi opportune.  

Quali sono le principali difficoltà che voi eletti all'estero avete incontrato in Parlamento? A volte c'è stata scarsa considerazione se non proprio ostilità nei vostri confronti, forse perché avete sottratto 18 poltrone ai politici italiani, che non hanno ancora digerito il fatto?  

Sorvolando sulle ovvie differenze che esistono politicamente e biograficamente tra i 18 parlamentari eletti nella circoscrizione estera, Le rispondo con una battuta: la principale difficoltà  che molti di noi parlamentari "esteri" hanno avuto è stata quella di  far passare progetti ed idee  che esulano dalla "way of life" dei frequentatori abituali delle Camere. Quanto alle poltrone, già in questo scorcio di legislatura abbiamo approvato (alla Camera) il progetto di legge che diminuisce consistentemente il numero di parlamentari e che sarà una delle priorità della prossima legislatura per contrastare i costi della politica e per migliorare l’efficienza del nostro sistema parlamentare. Si può tuttavia rovesciare la domanda e chiedersi se l'Italia vuole effettivamente uscire da un certo provincialismo ed entrare concretamente a far parte di un’Europa in farsi. Europa che stenta a caratterizzarsi politicamente, anche grazie alla complicità - a volte non solo inconscia - di tanti politici nostrani. La mia scelta e quella del partito che rappresento è proprio quella di aver detto sì ad un’Europa politicamente forte e no ad un’Italia blindata. E a questo punto, mi consenta, chi meglio degli italiani residenti all'estero conosce la realtà dei contesti politico-sociali europei e mondiali?   

Cosa avrebbe voluto che non accadesse tra le mura delle due camere e che invece è accaduto durante l’ultima legislatura? 

 Ciò che comunque non vorrei fosse mai accaduto, e lo dico anche con lo spirito di chi vive all’estero, sono state le sconcezze, i brindisi, le urla e i comportamenti incivili dei parlamentari dell’opposizione dopo la votazione al Senato che ha decretato la caduta del Governo Prodi. Immagini che hanno fatto il giro del mondo e assestato un duro colpo alla nostra dignità di popolo. Un ennesimo esempio di gretto provincialismo nostrano.  

Domanda scontata: chi vincerà le elezioni?

 All'estero sicuramente noi, in Italia...sì possiamo!  

 

Per saperne di più potete visitare il sito www.franconarducci.com