Intervista con Dino Suppa Stampa
Mercoledì 09 Aprile 2008 00:00

Active ImageDino Suppa nasce nel 1944 nella contrada “Capitone” nel comune di Sant’Agata de’ Goti (BN).Ha vissuto tra Milano,Roma, Zurigo, città in cui si è definitivamente stabilito con i figli e la moglie.La sua vita è segnata, da eventi tragici, quale la morte della sua prima moglie e i continui spostamenti per la realizzazione professionale. Trova un buon lavoro a Zurigo ma questo non gli fa dimenticare l’Italia e il suo paese natio dove l’autore spera ancora di tornare.

Scrive della sua vita in tre tomi, noi vi presentiamo il primo, “L’età delle campane sciolte”,la spensieratezza dell’infanzia, ricordi di momenti unici ed irripetibili, il suono delle campane, nel periodo pasquale, dava ai ragazzi il permesso di abbuffarsi di dolci, colori e profumi dell’infanzia

in un piccolo paese della Campania nell’immediato dopoguerra. Con tratto neorealista,la penna dell’autore ritrae le imprese del “branco”, un gruppo di ragazzi protagonisti indiscussi, che vive con allegria la normale e semplice quotidianità. L’utilizzo del vernacolo, aiuta l’Autore a dare al racconto maggior carattere, a far capire quanto  i veri paradisi sono i paradisi che si sonActive Imageo perduti, come scrive Proust. Una fredda e umida Milano attende l’autore più adulto: un nuovo mondo, quello del lavoro, e studi, di cui Suppa scriverà nel secondo dei tre volumi autobiografici, che è in fase di realizzazione, mentre il terzo tomo dedicato al periodo maturo della sua vita, l’autorelo scriverà l’anno prossimo.L’autore ci ha raggiunto nella nostra redazione e ci ha concesso la seguente intervista.

 

 

 Che cosa è l’età delle campane sciolte?

E’ il periodo della mia vita da ragazzino spensierato, mobile, sensibile, spontaneo, intraprendente. Come le campane si muovono ad ogni impulso esterno, sia il vento, sia uno strappo alla corda, così noi ragazzi, a quell’età eravamo influenzati da qualsiasi avvenimento o occasione, per operare e muoverci nel nostro ambiente in piena libertà e intraprendenza.In questo caso, parlando di campane sciolte è specialmente per ricordare l’avvenimento del sabato santo, quando con la resurrezione, venivano liberate le campane imbrigliate il venerdì santo, per annunciare la Resurrezione di Cristo.  

Che cosa la spinge dopo tanti anni a voler tornare a casa?

 Questione di radici…Io ho lasciato il mio borgo natale in tenera età. Prima sono stato in collegio, poi a Milano, a Roma, ed in ultimo a Zurigo dove risiedo da più di 35 anni. In tutti i luoghi  dove sono stato, la vita è stata sempre severa con me. Fino all’età matura sono stato da solo e ho dovuto puntare sempre i piedi saldamente a terra per rimanere a galla. Chiaramente l’età in cui sono rimasto a casa mia, è stata quella in cui non pensavo a niente, sotto la tutela dei miei genitori, in compagnia di ragazzi affiatati con cui abbiamo condiviso quel'epoca dorata. Poi, ogni volta che vi facevo e faccio ritorno, prendo e ricevo tutto quello che c’è di bello e che non ho mai trovato nei posti dove ho vissuto e vivo ora. Il sole, le tradizioni, la libertà di movimenti.In ogni modo, si tratta di qualcosa che si avvicina più al sogno che alla realtà. Sono consapevole che al momento tanto atteso della pensione, la mia vita sarà probabilmente più quella di un pendolare. Un po’ qua, un po’ là. Tutti gli anni vissuti a Zurigo hanno formato e condizionato anche i miei desideri ed il modo di vivere attuale in questa bellissima città della Limmatt. Qui ho la mia famiglia, figli, amici, e tanti conoscenti a cui in ogni modo non volterò le spalle. 

Da quando scrive?

Da sempre. Non ricordo quando ho scritto il mio primo racconto,  poi è finito chissà dove come tanti altri. Scrivo anche poesie, secondo le occasioni che mi capitano. In merito, ho una fantasia molto fervida. Purtroppo non ho avuto sempre tempo e mezzi per farmi vivo al pubblico.Questo libro è un’eccezione. L’ho iniziato a scrivere circa quattro anni fa. Scrivevo appunti ovunque mi fosse scappato qualche minuto: in treno, nel bagno, per strada. Qualsiasi posto era sufficiente per annotare qualche ricordo che poi appena arrivavo a casa, specialmente la sera, mettevo in ordine e scrivevo. Alla fine è venuto fuori questo “collage”  a cui darò seguito con gli altri due libri in programma. 

Scrivere è un talento o una passione?

Nel mio caso, ambedue. Se si ha talento e manca la passione, non si scrive niente. Scrivere è anche un gran sacrificio di tempo che s’investe,a discapito d’altre cose più rilassanti e meno impegnative e diventa un sacrificio finanziario quando, avendo scritto qualcosa di cui si è orgogliosi, si vuol pubblicarlo. 

Questo volume è il primo dei tre che ha scritto che parla della sua infanzia, è questo il periodo più bello della sua vita?

E’ senz’altro un periodo bello della mia vita perché riguarda un periodo in cui si aveva poco e con quel poco eravamo soddisfatti ma ho avuto una vita talmente varia e piena d’avvenimenti felici o infelici.Avvenimenti bellissimi, come il mio primo amore, la mia prima moglie, i miei figli, la mia seconda moglie e tutto quello che n’è seguito sono cose bellissime. Tristezze, ne ho anche vissute tantissime, purtroppo. Lasciare la mia casa paterna in tenera età, la vita dura del collegio, la vita solitaria a Milano ancora sedicenne. Più tardi, la perdita della mia prima moglie e tante amarezze sopportate in conseguenza di tale fatto. 

Tutti i personaggi del suo libro, sono reali o inventati?

Tutto quello da me scritto ed i personaggi citati sono reali. Ho forse colorato qualche avvenimento con un’ aggiunta di un minimo di  fantasia ma senza allontanarmi troppo dalla realtà. 

A quale si sente più legato?

A tutti. Sono e rappresentano il mio passato da favola. Non ci sono distinzioni, compreso quel personaggio da me chiamato +1 . Con questo, più tardi, siamo diventati ottimi amici. 

Che cosa l’ha spinto a scrivere e raccontare la sua vita?

Oltre a scrivere, sono sempre stato un gran divoratore di libri. Spesso leggendo, ho pensato che scrivere storie ed avventure sarebbe stato una bella cosa. Ogni volta che volevo iniziare, non trovavo mai le parole giuste per iniziare.Con questa collana, non è stato così, ho scritto quanto da me vissuto ed il testo scorreva sotto la mia penna come una sorgente. Anzi molto spesso sono costretto a tagliare e ridurre, per contenere e razionalizzare quanto scrivo.Ognuno di noi ha tante cose da dire e raccontare in realtà di avvenimenti o fantasia, ma pochi riescono a metterlo per scritto. Io penso che lo scrivere è condizionato dalla capacità e dalla pigrizia di molte persone. 

Quale ricordo, se ce ne fosse uno, vorrebbe cancellare? E quale rivivere?

Se fosse possibile, cancellerei senz’altro il periodo in cui ho dovuto assistere impotente alla fine di mia moglie, stroncata da un male inguaribile, lasciando me ed i miei due bambini di 6 e 9 anni nello sgomento e allucinante solitudine.Rivivrei senz’altro i momenti dell’infanzia spensierata, la conoscenza della mia prima vera ragazza, i miei due matrimoni, la nascita dei miei figli. 

Qual è l’esperienza dolorosa che ha cambiato la sua vita?

La perdita della mia prima moglie.  Quelli che ne vengono a conoscenza, anche sforzandosi di capire, per loro non è possibile immaginarsi quanto questo triste avvenimento abbia influenzato e fatto soffrire me ed i miei bambini. Loro in tenera età, si sono visti privare di chi li aveva messi al mondo, li guidava, li accudiva e coccolava. Io ho perso una donna che era la mia metà in tutti i sensi. Lei mi gestiva la famiglia completamente, lasciandomi il tempo di dedicarmi ai miei impegni di lavoro, sport, hobby.Di colpo, l’incanto di una vita coniugale perfetta era stroncato. A quel punto, io cattolicissimo, ho anche avuto delle brutte oscillazioni per il mio credo cristiano. Non riuscivo ad accettare che Il Signore, la Madonna, ecc…permettessero  queste cose, non tanto per me ma per i miei bambini.  

 A quale tipo di lettore si è rivolto idealmente quando a scritto questo libro?

A tutti quelli che prendono un libro in mano per rilassarsi leggendo qualcosa d’allegro, divertente, reale, e leggero. Volutamente, nello scrivere, le cose poco allegre, sono solo accennate. E’ mia intenzione, scrivendo, di non appesantire o rattristare chi legge. Il mio scritto non è classico anche per questo motivo. Oggi, chi vuole informazioni specifiche, tecniche, storiche, classiche, entra in internet e trova tutto. Ma non trova di certo questo tipo di letteratura come la intendo io. 

Chi vorrebbe che leggesse la sua opera?

Tutte le persone di buon gusto che apprezzano quanto è scritto e com’è presentato. Ma maggiormente anche tutti quei personaggi da me coinvolti. Sarebbe per loro come sfogliare un  vecchissimo album e vedersi nell’età d’oro. 

A chi deve il successo di questo libro?

Se successo avrà, sarà esclusivamente merito dei miei lettori e di chi ha collaborato a rendere nota questa mia fatica letteraria: amici, colleghi, giornali.