Intervista con Veronica Prampolini Stampa
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00

Active ImageSono passati 9 mesi da quel giorno in Austria, in cui Veronica Prampolini iniziò a scrivere il suo libro, durante un tentativo di fecondazione assistita. Nove mesi di gestazione che hanno visto la nascita di questo libro in cui Veronica racconta la sua Endometriosi, l’impatto che questa malattia ha avuto nella sua vita, nella sua famiglia, nell’ambiente lavorativo e sociale. Veronica coinvolge il lettore, attraverso il suo desiderio di diventare madre, raccontando le valutazioni che insieme a suo marito l’hanno spinta a prendere una strada piuttosto che un’altra, approfondendo temi delicati come la fecondazione assistita, l’ovodonazione, l’adozione.  

Ma questo è soprattutto un libro che parla dell’Endometriosi a 360°. Di come questa malattia, silenziosa e inspiegabilmente sconosciuta, possa far sentire una donna.Il dolore, il senso di smarrimento, l’impotenza, la rabbia, la paura di non essere credute, sono sentimenti che Active Imageuna donna affetta da Endometriosi prova quotidianamente.

Intervista: 

1. Ci parli un pò di lei...



Ho 35 anni, sono sposata, impiegata e impegnata, intensamente impegnata nel portare avanti questa mia battaglia che vuole sfondare il muro del silenzio. In Italia siamo in 3 milioni di donne affette da Endometriosi eppure in pochi sanno cosa sia.Da un anno la mia vita è cambiata, ho messo da parte ciò che facevo prima nel tempo libero: dipingere sui sassi, passione di anni. In realtà se vogliamo essere sinceri, la mia vita è cambiata da 6 anni, da quando cioè ho scoperto di avere questa malattia, ma solo da un anno ho trovato la forza di reagire, di trovare il lato positivo in ogni cosa, di amare la vita nonostante i suoi sgambetti.




2. che cos'è l'endometriosi?



L’endometriosi è una malattia femminile, cronica, che colpisce l’apparato femminile della donna in silenzio, manifestandosi con sintomi ambigui come il dolore mestruale, il dolore durante i rapporti, cistite ricorrente, stitichezza alternata a diarrea, sterilità. In una donna sana, le cellule dell’endometrio, la cavità che riveste l’interno dell’utero, si sfaldano una volta al mese sotto impulso ormonale creando la mestruazione. Nella donna affetta da endometriosi invece queste cellule si trovano non solo all’interno dell’utero, ma anche sparse all’interno dell’addome e ad ogni impulso ormonale non tutto il sangue fuoriesce andando ad intaccarsi sulla vescica, intestino, tube, ovaie, creando aderenze, cisti, fibromi.  E’ una malattia difficile da diagnosticare anche per i dottori. Il ritardo diagnostico si stima sia di 7/9 anni. Troppo tempo prezioso per una donna in età fertile, che magari decide di ingrandire la famiglia. Non si conoscono le cause e non si conosce al momento una cura definitiva.La donna tiene sotto controllo l’endometriosi spesso con ripetuti interventi chirurgici, o con cure farmacologiche ormonali, non sempre ben tollerate
dall’organismo.




3. come mai ha deciso di raccontare la sua sofferenza in un libro? perchè è
nato il bisogno di raccontarsi?



Ho cominciato a scrivere questo libro in Austria, l’anno scorso, durante un tentativo di fecondazione assistita. Racconto le mie giornate presso la clinica, le mie speranze, le mie paure. Volevo che da una cosa non buona ne nascesse una buona e al di là dell’esito del test di gravidanza, volevo che il mio cammino e il mio dolore servisse a qualcosa e che avesse un senso. Sono stata fortunata a trovare una casa editrice: Mammeonline che ha creduto in me e nella mia storia. E dopo soli tre mesi dalla pubblicazione del libro siamo già arrivati alla
ristampa.


4 quali sono le persone che le sono state più vicine?



Senza dubbio la mia famiglia, mio marito e le donne che ho conosciuto in questo cammino, anch’esse affette da Endometriosi. Il libro mi ha portato tante amiche nuove che hanno condiviso la mia esperienza leggendo la mia storia. Piangendo e vivendo in ogni riga parte della loro vita. Il dolore unisce e accorcia le distanze. Ho tante ragazze sparse per l’Italia con le quali mi sento regolarmente pur non avendole mai conosciute di persona.


5. Le associazioni e le strutture statali e non sono state "presenti" al
momento del bisogno?



Sono stata fortunatissima perché l’Associazione Progetto Endometriosi ONLUS ha sede proprio nella mia città: Reggio Emilia, ma è presente comunque su tutto il territorio nazionale grazie ai gruppi di auto aiuto e al loro sito www.apeonlus.info . Dall’Associazione ho avuto sostegno, conforto, informazioni utili e tanta tanta amicizia dalle donne che come me convivono con questa malattia.




6. Nella copertina del libro lei ha scelto di mettere una sua foto? come mai
mettersi in gioco al cento per cento? e che cosa dovrebbe rappresentare
questa foto?



Inizialmente avevo scelto per la copertina del libro un’illustrazione che avevo ben chiara nella mia mente, una sorta di girone dantesco, affollato da donne inginocchiate, piegate nel loro dolore. Ma avevo il timore che potesse essere un’illustrazione infantile che non rappresentasse la gravità del tema trattato. Così ho optato per la fotografia di una donna. Una donna che ne rappresentasse altre 3 milioni. A chi avrei potuto chiedere di prestarmi la propria faccia per un argomento
così specifico se non a me stessa?




7. Vuole mandare un messaggio alle donne che hanno il suo stesso problema o
stanno vivendo un momento difficile della loro vita?

La forza per superare momenti difficili è sempre dentro di noi. Invito le donne affette da Endometriosi di raccontarmi la loro storia via mail ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) di modo che io possa inserirla nel mio blog (
http://blog.libero.it/librodade ) nato per questo scopo specifico. Chiedo il loro aiuto per aiutarmi a dimostrare che esistiamo. La loro testimonianza è molto importante, perché il blog è il mio biglietto da
visita ogni volta che entro in contatto con giornalisti, politici, dottori e chiunque possa aiutarmi a fare informazione e a fare in modo che l’endometriosi diventi una parola, ma soprattutto una malattia socialmente conosciuta.