Intervista con Fulvio Ervas Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Mercoledì 17 Gennaio 2018 08:53

fulvio-ervasFulvio Ervas, nella foto a sinistra, è uno scrittore che ad ogni pubblicazione colpisce nel segno. Da mesi  "Finché c’è prosecco c’è speranza", riscuote successo anche cinematografico ,  visto che le vicende dell’ispettore Stucky nel territorio veneto, e nei vigneti di uva da prosecco, è diventato un film che  sta appassionando molti, che ora aspettano un seguito. 

La sua vita personale, il territorio che conosce e dove è cresciuto, sono molto spesso i protagonisti, come nel suo ultimo scritto, Nonnitudine, che scrive quando la sua vita viene “stravolta” dalla nascita del suo nipotino. 

Nonnitudine, è una riflessione sulla vita che scorre, al suo continuo cambiamento, a quello che resta dopo di noi, un passaggio di consegne, i ricordi d’infanzia e il presente che si intrecciano, nell'entroterra veneziano.

I bambini sono una risorsa, la loro voce, le loro risate, salveranno il mondo contemporaneo ed Ervas ce lo spiega in questa intervista: 


51TBrkQOywL. SX309 BO1,204,203,200 Il tuo ultimo libro, Nonnitudine, l’hai dedicato al tuo nipotino, cosa è stato per te diventare nonno?

Felicità.

Spieghi come hai inventato questo termine e che cosa significa?

Cercavo una parola che definisse una condizione emotiva, una sorta di coordinata anche temporale.  Qualcosa che ricordasse la paternità o la maternità, ma la parola nonnità non mi piaceva, volevo un suono che ricordasse l’essere nonni,  ma anche un po’ la longitudine, la latitudine, e qualcosa che desse l’idea della dolcezza, della sospensione della razionalità, una parola, insomma, più femminile: nonnitudine, appunto.

Dici che quando sei nonno, capisci che tipo di padre sei stato…tu che cosa hai capito di te?

Che un modello affettivo, un minimo di capacità di cura, c’è stato. Che ho lasciato un imprinting affettivo in mia figlia e che lei lo sta, potenziato, producendo su suo figlio.

 Tuo nipote abita lontano, riesci a vederlo spesso, non ti spiace che viva il territorio tuo, che tu ami tanto e che porti sempre nei tuoi libri?

Sì, la distanza ha il valore di poter concentrare gli incontri, di rendere dense le attese e riflessive, di non sprecare tempo in cose futili. Allo stesso tempo lui vive un mondo diverso, un territorio diverso e patisco, soprattutto non potergli insegnare come coltivare l’orto e i piccoli segreti che ho appreso. Ma vive in una bella terra, anche dal punto di vista naturale, sono convinto che sentirà la natura e tutta la sua positiva forza.

Quando è il momento migliore per scrivere per te?

La mattina, sino a mezzogiorno.  Però sono ancora tra i miei amati studenti, e devo accontentarmi di scrivere nel pomeriggio. Ma con il buio, io lascio le parole da scrivere per leggere le cose che mi piacciono.

Tornando ai nonni, ci sono nonni in Italia che fungono da ammortizzatore sociale, che subentrano al cento per cento, rinunciando al tempo per sé, in famiglie dove i genitori devono lavorare entrambi, e non ci sono le possibilità ad inserire i bambini in altri contesti, quali asili nido o altre strutture perché mancano o perché non a portata di tutti, cosa si dovrebbe fare secondo me per migliorare questa situazione, a partire dalla tua realtà regionale?

Spesso tralasciamo l’importanza dei mutamenti demografici e la variazione delle aspettative di vita: cala la natalità, i figli sono pochi e pochi i nipoti, rispetto ai cicli generazionali precedenti. Mio nonno aveva circa 30 nipoti, io uno solo. Cambia la densità relazionale, il peso dei nipoti. Cambia anche l’intensità lavorativa: il lavoro è sempre in opposizione alla necessità di cura che necessita un piccolo mammifero evoluto come un bambino.  Li lasciamo troppo soli, anche quando poi li riempiamo di oggetti. Manca, secondo me, il tempo di cura dei bambini, assorbiti come siamo dall’intensità delle occupazioni. Famiglie piccole, molto lavoro, poca cura relazionale. Se a questo aggiungiamo strutture costose e, talvolta, assenti, ne risulta un bisogno di nonni come paracarri fuori dalle scuole o come bancomat. Ma questa non è la nonnitudine, è sostituirsi ai genitori. Forse una condizione obbligata, ma meriteremmo, tutti, maggior serenità relazionale.

Che cosa ti ha insegnato il tuo nipotino come prima cosa? E tu che cosa vorresti imparasse da te?

Mi ha spinto a sentire meglio il flusso del tempo, a sentire la sua presenza e la sua mancanza. Vorrei lasciargli, come unico, esempio l’idea che l’immaginazione è una grande energia salvifica.

 Nel tuo libro, i bambini leggendo le favole in un mondo sotterraneo, con le loro voci, salvano il mondo, alimentano linfa vitale, succederà davvero che i bambini salveranno il mondo contemporaneo che sta andando un po’ alla deriva?

Viviamo in un mondo che sta attraversando una fase molto complessa e delicata. Non vorrei che il 2018 assomigliasse al 1938, visto che due minorenni psichici, uno in America e uno in Corea, stanno giocando con la dimensione dei loro pulsanti nucleari. Non c’è da stare sereni.

Certo, se il mondo trovasse, come motore, il sorriso felice di un bambino, saremmo in paradiso.

51NstCE5MLL. SX307 BO1,204,203,200 Quando presenti i tuoi libri in pubblico, che cosa ti danno questi incontri con i tuoi lettori?

Giro davvero l’Italia grazie ai libri. Incontro quella parte del paese che cerca, sogna, confronta, immagina, si emoziona, insomma una comunità di  persone con una certa sensibilità. Mi danno speranza.

Da pochi mesi è uscito anche al cinema “ Finché c’è prosecco c’è speranza”, avresti  mai immaginato, che il tuo ispettore Stucky finisse sul grande schermo? che sensazione si prova?

Il film, a quasi tre mesi dall’uscita è ancora nelle sale e se si considera che è un film completamente indipendente e distribuito da una piccola, ma seria, casa di distribuzione, il risultato sarà studiato come un caso nei prossimi anni. 

Il romanzo è uscito nel 2010, in qualche modo è un po’ “vecchio”, ma le mie storie sono sempre costruite con uno sguardo lungo, proiettato ai processi che si stanno muovendo ( anche Nonnitudine è un libro sul futuro). Il tema è la complessa relazione tra rispettare il territorio e produrre cose sane. Cioè il conflitto tra etica e avidità. Calato nel territorio del Prosecco. Il tema è attualissimo. Mi ha fatto molto piacere che un giovane, e talentuoso, regista (Antonio Padovan) abbia trovato nel senso profondo del romanzo ispirazione per raccontare la bellezza della nostra terra e porre all’attenzione degli spettatori aspetti di etica, rispetto, visione futura. Il tutto con una grazia e una gradevolezza filmica degna di nota. Certo, Giuseppe Battiston è uno Stucky, come dire, fisicamente diverso dal mio ispettore. Però da grande professionista ne ha fatto un personaggio godibile e intrigante. Quando le tue idee si muovono, si trasformano, sono arricchite da idee e sensibilità altrui, è sempre meraviglioso.

Ci sarà un seguito?

Ci stiamo pensando. C’è anche l’idea di costruire una serie per la televisione. Vediamo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto cercando di scrivere un’altra avventura dell’ispettore Stucky. E sulla pagina ho sempre l’immagine di Battiston. Che ha il suo peso. Sto pensando anche ad una sorta di racconto scientifico per bambini.


Info e libri:  www.marcosymarcos.com