Intervista con Fabrizio Macrì Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Lunedì 12 Febbraio 2018 08:54

Foto-Macri-2Fabrizio Macrì (nella foto a sinistra) classe ’74, dal 2012 è Segretario Generale alla C.C.I.S. in Svizzera a Zurigo, dove attualmente vive e lavora.  Si laurea in Scienze Politiche a Torino nel 1999, e consegue in Finlandia, con un progetto Erasmus, il “Certificate of European studies”, per poi nel  2002 conseguire ad Amsterdam il Master in “International and European Relations”. 

Nel 2011 pubblica il suo primo libro, “Oltrefrontiera”, e nel 2017 il pamphlet “ Generazione Erasmus”, europeista convinto ha dedicato il suo ultimo libro all’importanza della moneta unica, e al sogno di una nazione unita e forte che non teme competitori stranieri, quale l’Europa, un sogno che ci consiglia di vivere dal quale non svegliarsi mai…

 

 

nenp-225x300NO EURO …NO PARTY CI SPIEGHI IL TITOLO DEL TUO LIBRO?

È un titolo un po' provocatorio che vuole trasmettere il messaggio di quanto sia indispensabile per l'Italia tenersi ben stretto l'Euro perché uscirne avrebbe conseguenze inimmaginabili per la nostra economia.

 INIZI CON UNA CITAZIONE DI J.F. KENNEDY, PERCHÉ PARTI DA COSI LONTANO?

Kennedy è sempre stato un modello di leadership e visione per me: la citazione fa riferimento a quanto sia appassionante porsi degli obiettivi ambiziosi per misurarsi con le difficoltà e superarle. Credo che l'ingresso nell'Euro sia stato per l'Italia e per i paesi finanziariamente più deboli d'Europa una sfida a migliorare se stessi nel senso di un uso più equo e produttivo delle risorse pubbliche e quindi la frase di Kennedy che ci esorta a misurarci con sfide difficili credo sia pertinente.

 L’ITALIA HA AVUTO UN PERIODO MOLTO FLORIDO, DA ANNI PERO’ IL PAESE SEMBRA SPROFONDATO IN UN SONNO PROFONDO DAL QUALE SEMBRA NON CI SIA RIMEDIO PER IL SUO RISVEGLIO?

L'ITalia è un Paese forte e ricco di passione, talento, competenze ed anche risorse economiche ma è arrivato del tutto impreparato alla sifda posta prima dalla moneta unica e poi dalla globalizzazione. Inoltre sconta un deficit di credibilità che ci portiamo dietro da decenni che fa pesare poco la nostra voce in Europa.Ma abbiamo tutte le carte in regole per risvegliarci. La prima cosa da fare è smettere di pensare che non ce la faremo e soprattutto che le responsabilità del nostro arretramento siano all'infuori di noi. Anche se lo fossero, testa bassa e lavorare per uscirne. Non vedo altre ricette miracolose.

CHE COSA HA COMPORTATO PER L’ITALIA ENTRARE NELLA C.E.E E AVERE POI COME MONETA L’EURO?

Il processo d'integrazione prima industriale nel dopo-guerra e poi commerciale con il mercato unico è stato per noi una manna dal cielo. Il mercato Europeo con la sua domanda ha rappresentato un volano di sviluppo molto forte per il nostro Paese che esporta più della metà delle sue merci all'interno dell'Unione Europea. L'Italia nella CEE è diventata la settima potenza industriale del Mondo mentre era uscita paese agricolo ed arretrato dalla seconda guerra mondiale. A fine anni 90 il nostro reddito pro-capite aveva superato quello francese e britannico nonostante il fardello rappresentato da alcune regioni del Mezzogiorno. In alcune parti del Paese il PIL pro-capite era a livelli scandinavi. Poi è arrivata la progressiva convergenza verso il cambio fisso e l'entrata nella moneta unica. Si è tolto all'Italia uno strumento fondamentale di sovranità nazionale e incentivo immediato all'economia che è la sovranità monetaria che nel nostro caso significava, regolarmente svalutare la moneta quando le cose andavano male, dando un po' di ossigeno all'export e facendo ripartire la domanda aggregata. Tuttavia questa spirale andava fermata perché come spiego nel libro la svalutazione generava più export e domanda nel breve ma anche inflazione nel medio periodo perché tutti i beni importati aumentavano il loro costo ed andavano quindi nuovamente ad erodere i salari e a deprimere la domanda interna...Inoltre la svalutazione era come una morfina temporanea che ci impediva di affrontare i veri freni strutturali alla nostra crescita a partire dall'abnorme tassazione a carico delle attività produttive e dei lavoratori e quindi il troppo elevato cuneo fiscale. Bisognava mettere fine a questa spirale e la mia generazione ha creduto fortemente che l'Euro avrebbe costretto la nostra classe dirigente a fare quello che con l'arma della svalutazione in mano non avrebbe mai fatto. Purtroppo la nostra valutazione era sbagliata. Il Paese non voleva cambiare e non cambiare quando ti tolgono una moneta mediterranea e te ne danno una forte come l'Euro tarata sul marco tedesco, significa arretrare. E quello che sta accadendo oggi, sebbene gli ultimi governi abbiano posto un freno a questa caduta libera.

 COME COMMENTI IL PROBABILE INGRESSO DELLA TURCHIA NELLA C.E.E.?

Non credo che l'ingresso della Turchia sia probabile e comunque sono contrario prima di tutto perché sono contrario a qualsiasi ulteriore allargamento, ora l'Unione va approfondita, non allargata. Se vogliamo vincere la sfida dell'Euro bisogna che anche dal punto di vista fiscale vi sia un coordinamento e che di fronte a fenomeni difficili ed onerosi come quello dell'immigrazione di massa i membri facciano tutti la loro parte. L'unione va rafforzata non allargata.

 NELLE TANTE PROMESSE ELETTORALI C’È CHI PROPONE L’USCITADALL’EURO COME SOLUZIONE AI PROBLEMI ECONOMICI DELL’ITALIA…CI SPIEGHI LE SEI BUONE RAGIONI PER RESTARE NELL’AREA EURO?

 La prima cosa che succederebbe il giorno successivo a quello in cui qualche folle proponesse soltanto un referendum consultivo sull'uscita dall'Euro, sarebbe un attacco speculativo all'Euro che metterebbe paesi come il nostro di nuovo nella condizione di dover aggredire pesantemente il debito imponendo sacrifici ormai intollerabili alla popolazione.

Se uscissimo veramente e tornassimo ad una valuta modello Lira, la prima conseguenza sarebbe una svalutazione si stima del 25/30% della moneta e qui vengono le sei buone ragioni per non uscire:

1. La svalutazione farebbe aumentare il costo dei beni importati quindi per noi significa petrolio e per i cittadini costo della benzina nonché della luce e del riscaldamento

2. La svalutazione eroderebbe i risparmi dei cittadini possessori di conti correnti in Euro

3. I capitali di chi può e delle imprese se ne andrebbero altrove, dove esistono monete stabili che non cambiano il valore dei beni scambiati da un giorno all'altro

4. Aumenterebbe il valore del debito estero che è il pezzo del nostro debito pubblico in valuta estera il quale ha bisogno di ridurre il suo valore e non di aumentarlo. Se aumenta significa che lo Stato deve intervenire sulla spesa per tagliarla. Quindi i coloni delle "mani libere" non sanno di cosa parlano. Il nostro debito pesa sulle nostre spalle soprattutto se siamo fuori dall'Euro, non perché Bruxelles è cattiva e ce lo ricorda tutti i giorni.

5. I tassi d'interesse  aumenterebbero perché vi sarebbe una fuga di risparmiatori ed investitori dai titoli del nostro Stato e delle nostre aziende. Un aumento dei tassi genera un aumento del costo del denaro per le imprese che investono ed una contrazione della crescita economica.

6. Le nostre esportazioni dopo un'iniziale euforia (peraltro non necessaria perché dal 1998 ad oggi sono letteralmente raddoppiate) si contrarrebbero perché l'aumento relativo del prezzo del petrolio e di altre materie prime farebbe subito lievitare i costi per le imprese che vedrebbero annullata la momentanea aumentata competitività dovuta alla svalutazione

 PERCHÉ L’ITALIA DOVREBBE ASSOMIGLIARE DI PIÙ ALLA GERMANIA? E CON LA MENTALITÀ ITALIANA TI SEMBRA DAVVERO POSSIBILE?

 L'Italia deve assomigliare di più ai paesi che funzionano meglio di lei: che alternativa abbiamo? Con la Germania abbiamo già molto in comune, un federalismo naturale e una manifattura diffusa: noi e loro siamo tra i più forti esportatori del Mondo di beni simili anche ad alta intensità tecnologica con la differenza che sui beni di consumo siamo molto più forti noi. Ma la Germania ci surclassa in termini di Sistema Paese ed il sistema paese è un fattore di sviluppo per le imprese se funziona bene e di sottosviluppo se funziona male. Da noi funziona male perché la spesa è fuori controllo, improduttiva e mal gestita e questo pesa in termini di tassazione per le imprese che si trovano a competere a livello globale. Insomma se non hai più l'arma della svalutazione e devi competere e quindi produrre ricchezza in una misura almeno tale da conservare il tenore di vita raggiunto, devi migliorarti su altri fronti e noi l'esempio ce lo abbiamo a pochi chilometri da casa ed è la Germania. Basta copiare e faremo meglio di loro. Siamo un popolo eccezionale.

COME SI PUÒ DIFENDERE IL MADE IN ITALY IN  MONDO COSI GLOBALIZZATO?

Il Made in Italy si difende benissimo. L'Italia non deve avere paura di nessuno. Siamo il nono esportatore mondiale ed il quinto tra i paesi del G7. Gli inglesi ci guardano con il binocolo e così i canadesi. Dal 2012 tra i paesi del G7 sono cresciuti sul fronte dell'export più di noi solo Germania e Stati Uniti I provvedimenti presi dal Ministro Calenda soprattutto sul fronte di Industria 4.0 sono eccezionalmente positivi. Il Governo deve far lavorare al meglio la nostra manifattura favorendo una graduale semplificazione della burocrazia, riduzione della tassazione e incentivando gli investimenti in innovazione e tecnologia, dove l'Italia ha delle eccellenze mondiali assolute. Il secondo asse è il recupero di chi non ce la fa a tenere i ritmi della globalizzazione, imprese piccole e non competitive e lavoratori non abbastanza qualificati devono essere sostenuti e formati come avviene in Svizzera per tenere il passo del Mondo che cambia. Credo che per aiutare il 20/30% di nostre imprese che sono chiaramente perdenti nella sfida della globalizzazione un piano pubblico di investimenti mirati al recupero idrogeologico e ambientale del Paese potrebbe essere un volano formidabile di sviluppo.

INNEGGI ALLA GERMANIA PERÒ TU VIVI E LAVORI IN SVIZZERA...

Ho vissuto anche in Germania: popolo e Paese eccezionale, ma sono convinto che noi con un po' di umiltà, meno polemiche provinciali e fame di imparare, possiamo fare meglio. L'Italia è stata per secoli una grande potenza. Secondo me a noi compete un ruolo di leadership e voglio scrollarmi di dosso questo pessimismo atavico che vedo attorno a me da sempre: anche negli anni migliori eravamo sempre in crisi..non se ne può più: concentriamoci sulle soluzioni e aiutiamoci l'un l'altro invece di andare sempre da soli, ma questa è un'altra storia.

VISTO CHE SEI DA TANTI ANNI IN SVIZZERA, CHE COSA SI “COPIARE “ DAGLI SVIZZERI PER FAR FUNZIONARE IL PAESE?

A me piace molto in generale il loro pragmatismo che prescinde da grandi prese di posizione ideologiche. Il loro scopo è quello di far funzionare la democrazia, di tutelare l'economia nel rispetto della società e dell'ambiente. Non hanno una vita facile ma il loro approccio semplice e meno polemico li aiuta. Nello specifico mi piace il loro sistema di sostegno e formazione dei disoccupati: sono convinto che costi permettendo potremmo copiare qualcosa anche da loro. Se perdi il lavoro continui a sentirti parte del sistema di un'impresa collettiva che deve funzionare.

COSA DOVREBBE CAMBIARE IN ITALIA PER DARE UN NUOVO STIMOLO ALL’ECONOMIA E FARCI AVERE CREDIBILITÀ OTRE CONFINE?

Io lavoro da anni con le imprese e chiaramente sono influenzato dalle loro esigenze. Del resto se le imprese non funzionano la gente perde il lavoro e non c'è nessuna legge che possa obbligare un'impresa fallita a dare un lavoro che non può pagare quindi per me la priorità numero uno  è dare ossigeno alle imprese.

Come? Abbattimento drastico di IRAP e adempimenti amministrativi.

Costerebbe meno di tutte le strampalate promesse elettorali che sento in questi giorni. Basta fuggire dalla realtà. Il Ministro Calenda dice. "Occupiamoci della gestione e meno delle leggi": sono d'accordo. Gestiamo meglio l'esistente con pragmatismo.

PERCHÉ L’EUROPA È UN OPPORTUNITÀ IN QUESTO MOMENTO STORICO?

Io vedo l'Europa come l'Impero Romano di Marco Aurelio. L'Europa è la luce: siamo un'isola di civiltà dove il resto del Mondo vuole venire a vivere. Questo non ci suggerisce che faremmo meglio a fare di tutto per restarci invece di puntare il dito contro l'Europa colpevolizzandola per le nostre inadeguatezze? Inoltre l'Europa rappresenta un esempio concreto a portata di mano per fare le nostre riforme. Abbiamo un sistema economico e sociale che funziona meglio del nostro dove i nostri ragazzi emigrano costantemente alle porte di casa e invece di copiarlo lo vogliamo distruggere?

Infine l'Europa è l'unica chance che abbiamo per contare qualcosa nel Mondo. Se la globalizzazione non ci piace perché inquina e lascia indietro i più deboli, se la concorrenza sfrenata distrugge un modello sociale più giusto e corrispondente ai nostri sogni di gioventù, pensiamo veramente di poterlo cambiare da soli come Italia? L'Europa fa convivere in se' sviluppo, integrazione sociale e rispetto dell'ambiente, certo deve migliorare ma di meglio al Mondo non c'è. Restiamo in Europa e portiamo gli altri sulle nostre posizioni se vogliamo un pianeta più giusto e pulito.

Mi pare un sogno per cui valga la pena vivere.

 

Potete richiedere una copia gratuita del libro a :

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

www.ccis.ch