Intervista con Giada Bianchi : La tua voce diventa arte Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Martedì 12 Giugno 2018 09:02

GiadaAtelierGiada Bianchi, (nella foto a lato nel suo atelier), artista ticinese a tutto tondo, da anni si cimenta in varie discipline spaziando dalla fotografia, pittura, scultura, teatro, fino alla scrittura dove è blogger e giornalista in varie riviste del territorio.

In questi giorni  è in mostra con la sua opera #NOI1 è visibile e ascoltabile presso lo Spazio 1B di Lugano nell’ambito della mostra collettiva Eter(e)o, organizzata dall’omonima galleria in collaborazione con il Pride Lugano. 

#NOI1 è un’opera particolare perché l’artista mette su tela un racconto audio, che poi si può ascoltare durante la visione del quadro, l’opera fa parte di un progetto complesso ed ancora in espansione che s' intitola “Ritratti Narrartivi”, una nuova esperienza artistica ancora in evoluzione e tutta da scoprire : 

Come nascono i Ritratti Narrativi? 

“I Ritratti Narrativi nascono dalla volontà di voler rappresentare su tela il gesto della condivisione vera, quello in cui due parti si uniscono per dare vita a qualche cosa di nuovo. Attraverso degli appelli lanciati sui social network cerco persone disposte ad inviarmi un racconto personale tramite messaggio vocale generato da un elemento comune, che a volte può essere la visione di un quadro oppure la risposta a una specifica domanda.Le testimonianze ricevute vengono in seguito montate in un file audio unico che lascio aleggiare in atelier e da cui mi lascio ispirare per creare una nuova opera, che una volta terminata si può sia osservare che ascoltare”.

E come ti è venuta l’idea, e che tipo di ricerca c’è dietro?

“In principio trasformavo scampoli della mia esistenza in metafore pittoriche, dove ovviamente erano rappresentate altre persone ma in modo indiretto, viste e raccontate attraverso sensazioni e ricordi; mancava la continuità data dal dialogo. Come dare quindi estensione al dipinto? Condividendolo e lasciando che storie altrui potessero interagire nel processo creativo con il mio vissuto, discutendo in sintonia. 

Il mio tipo di ricerca credo si possa fondamentalmente riassumere nella parola ascolto, ed è su questo che continuo ad operare: sul cercare di approfondirne il senso, le possibilità e il modo, sempre e ovunque”.

Come contatti le persone che si raccontano? 

“Per comunicare le call to action uso Facebook, Linkedin, Twitter e Whatsapp, mezzi di comunicazione in cui oggi molto si espone ma poco si comunica. Il progetto dei Ritratti Narrativi vuole invece sfruttare le potenzialità date dalla rete per cercare di raccogliere testimonianze personali capaci di generarne altre, in una sorta di trasmissione orale moderna dove il condividi non è solo un pulsante ma un atto concreto, voluto”.

Dai tu una tematica o il racconto è libero? 

“L’elemento generante, solitamente un’immagine o una tematica, è dato ed è unico per tutti in rappresentanza del legame che si viene a creare fra le persone; un po’ come fosse un filo che attraversa perle fatte di racconti. In seguito ognuno può dire ciò e come vuole, purché sia legato al suo sentire”.

Che tipo di persone ti contattano?

“Ricevo messaggi vocali anonimi quindi non saprei dire. Dalla diversità di voci raccolte credo però di poter asserire che in questo progetto vi sia rappresentato un territorio umano vastissimo, che va dal mare alla montagna, da età infantili a più mature, dal Ticino al mondo”.

Le voci poi vengono filtrate o sono originali?

“Le voci sono ripulite da rumori di fondo e vien presa la parte saliente del racconto affinché l’ascolto delle testimonianze risulti dinamico; non vengono comunque effettuate modifiche di senso o censure di alcun genere. Le testimonianze in italiano sono tutte originali, solo quando ho avuto la possibilità di presentare il progetto in altre regioni linguistiche mi sono avvalsa dell’aiuto di interpreti, i quali però hanno semplicemente tradotto quanto detto dal suo autore.”. 

C’è una storia che ti ha colpita più delle altre? e c’è ne una o più che hai scartato e perché?

“Non c’è storia che mi lasci indifferente; per me ogni racconto è un viaggio, un percorso capace di arricchirmi e regalarmi istanti unici. Alcune mi colpiscono magari più di altre ma dipende molto anche dal mio stato d’animo e da ciò che sto attraversando in quel momento. Per adesso nessuna testimonianza coerente con il progetto è mai stata scartata, e per esserlo è sufficiente raccontare qualche cosa di sé di personale, di sentito e di vissuto nella forma espressiva che si preferisce, da quella poetica alla parlata più spontanea”.

Come riesci a dipingere una storia, senza portare nel dipinto i tuoi pregiudizi, il tuo vissuto, il tuo io, è davvero possibile che l’arista si faccia da parte?

“In questo caso posso rispondere solo per ciò che mi concerne e cioè che no, non mi posso e voglio mettere da parte perché il progetto si basa proprio sul principio di condivisione, possibile solo attraverso l’atto della presenza. I Ritratti Narrativi sono il risultato di un incontro che avviene tra me e altre persone e, per meglio accoglierle, comprenderle e interpretare devo necessariamente essere ben presente. Cerco di farlo con i mezzi di cui dispongo dati dalle capacità e dall’esperienza, mi sento però di poter escludere il pregiudizio in quanto accolgo racconti per dipingerli, non per giudicarli”.

In un mondo che va sempre di fretta, non trovi sia difficile soffermarsi all’ascolto?

“Certo, ed è per questo che ogni registrazione ricevuta la tratto con il massimo rispetto e gratitudine, proprio perché nella società di oggi è un atto assolutamente non scontato. D’altronde tornare a porre l’ascolto sul proprio vissuto anziché sul mostrato è uno dei pilastri su cui poggia il concetto artistico dei Ritratti Narrativi”.

L’opera dal titolo #NOI1 è attualmente visibile e ascoltabile presso lo Spazio 1B di Lugano nell’ambito della mostra collettiva Eter(e)o, organizzata dall’omonima galleria in collaborazione con il Pride Lugano, come hai scelto l’opera da portare in mostra e di che cosa narra?

“L’opera è stata creata appositamente per il concorso, il cui tema ha voluto indagare attraverso le identità di genere sessuale. In questo caso ho posto l’accento sull’osservazione pura, su ciò che sta a monte del proprio volere quindi, di conseguenza, anche del possibile pregiudizio. Porsi nei confronti dell’altro senza aspettative significa vederlo per ciò che è: un essere unico fatto di natura, anima e bellezza. Questa visione però è necessario applicarla prima su di sé, ed è per questo che ho posto la domanda “come vedi te stesso?”. Dalle testimonianze ricevute ho in seguito creato il dipinto #NOI1, testimone di singole unicità unite dall’atto della presenza”.

Come si svilupperà il resto del tuo lavoro?

“Attualmente ho aperto un nuovo appello su “come vedi te stesso?” perché #NOI è un progetto continuativo; mi piacerebbe riuscire a creare diversi dipinti nati dalla stessa volontà di osservazione affinché la futura esposizione possa assomigliare al volto dell’intera umanità (ulteriori informazioni e come partecipare su www.giada.ch). Nel frattempo continuo con appelli e relative nuove creazioni legate alla trasmissione pittorica attraverso il racconto dei propri vissuti e, non da ultimo, stanno nascendo collaborazioni con artisti interessati a interpretare i Ritratti Narrativi attraverso altre forma d’espressione legate alla tradizione orale come il canto e la danza”.


Contatti : 

Giada Bianchi

CH - 6825 Capolago

www.giada.ch

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