Intervista con Andrea Fazioli : Succede sempre qualcosa Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Venerdì 20 Luglio 2018 00:00

AF piazzettaAndrea Fazioli , (nella foto a sinistra nella sua piazzetta), scrittore ticinese, grande sperimentatore di stili letterari sorprende sempre i suoi lettori con diversificazioni narrative sempre nuove. Legato al territorio e ai suoi personaggi come l'investigatore Elia Contini, è appena uscito con “ Succede sempre qualcosa”, uno scritto che a differenza degli altri suoi lavori, vede come protagonista  lo scrittore stesso.

Giovane ma con alle spalle una grande produzione , con l’editore Guanda ha pubblicato i romanzi L’arte del fallimento (2016, premio La Fenice Europa, premio Anfiteatro d’Argento), Il giudice e la rondine (2014), Uno splendido inganno (2013), La sparizione (2010, premio La Fenice Europa), Come rapinare una banca svizzera (2009) e L’uomo senza casa (2008, Premio Stresa, premio Selezione Comisso). Per l’editore Dadò ha pubblicato nel 2005 “Chi muore si rivede.” Per le edizioni San Paolo La beata analfabeta (2016). In edizione tascabile, i suoi romanzi sono offerti dalla casa editrice TEA. Del 2015 è l’opera teatrale Teoria e pratica della rapina in banca, mentre nel 2014 ha sceneggiato la web serie Notte noir (premiata al Roma Web Fest e all’Efebo d’Oro di Palermo). Le sue opere sono tradotte in varie lingue. Nel 2017 il presidente della Repubblica italiana gli ha conferito, per la sua opera letteraria, l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia.

Ecco come racconta “ Succede sempre qualcosa”, Andrea Fazioli:


Succede sempre qualcosa1) In “Succede sempre qualcosa”, ( nella foto a destra la copertina del libro), per la prima volta scrivi di te stesso. Come è andata? è stato facile?

Non è stato facile. Come romanziere sono abituato a nascondermi, almeno in parte, dietro le storie e i personaggi. In “Succede sempre qualcosa” ci sono racconti puri, storie dove l’io narrante è assai diverso da me. Però ci sono anche reportage e riflessioni dove a parlare sono io… o meglio, un personaggio di nome Andrea che mi assomiglia molto.

2) Come hai scelto i racconti da inserire nel tuo ultimo lavoro?

Da sempre scrivo molte storie brevi, quindi avevo la possibilità di scegliere. Non volevo però che fosse una semplice raccolta di racconti scritti in epoche diverse, senza un filo conduttore. Così ho fatto in modo che il volume si costruisse intorno ai dodici racconti della piazzetta. Per un anno intero, una volta al mese, sono tornato a sedermi per un paio d’ore in una piazza anonima di periferia, portando con me il mio taccuino e, ogni volta, un libro diverso. Questi dodici “reportage dalla quotidianità” sono l’ossatura del libro: mese dopo mese, ai racconti della piazzetta si aggiungono altre storie e altre divagazioni, per un totale di trentasei racconti.

3) La copertina del tuo libro è molto interessante come hai scelto la foto?

È un’immagine di Maia Flore, una giovane fotografa francese. La proposta è arrivata dalla casa editrice. Ne abbiamo discusso insieme e ci è sembrato che, in maniera misteriosa, l’immagine suscitasse l’atmosfera del libro.

4) A quale ti senti più legato?

Sono tanto diversi che è difficile fare una scelta: i racconti riflettono esperienze, stati d’animo, sensazioni precise. Ogni momento ha il suo racconto.

5) Sei molto legato al territorio dove vivi, secondo te che cosa succede nella piazzetta che descrivi tante  volte quando non ci sei?

È una bella domanda. La prossima volta proverò a nascondermi dietro un albero, così potrò osservare la piazzetta in mia assenza…

6) Qual è il posto di Bellinzona che preferisci di più e che ispira di più i tuoi lavori?

In generale, a parte l’esperienza con la piazzetta, non sempre i miei lavori sono ispirati dalla città di Bellinzona. Nei vari romanzi cerco di cambiare le ambientazioni, anche per approfondire luoghi diversi. Però Bellinzona resta molto presente nei miei romanzi e nei miei racconti. A Bellinzona apprezzo in particolare il “villaggio fantasma” di Prada, nei monti sopra il quartiere di Ravecchia, di cui ho parlato nel romanzo “La sparizione”.

7) Il racconto che più mi ha colpita personalmente è quello sul carnevale di Bellinzona, una città molto diversa in quei giorni e soprattutto nell’orario in cui tu la descrivi, come mai il carnevale rappresenta un momento cosi particolare per la città?

Non lo so. Anche a me è capitato di festeggiare il carnevale “dall’interno”, come a tutti i bellinzonesi. Però non avevo mai riflettuto sulla dinamica dell’evento. Così ho provato a svegliarmi prima dell’alba e a fare una passeggiata di un’ora, sobrio e senza costume, nel recinto del carnevale. Ma più che risposte, come si legge nel racconto, ho trovato domande.

8) Nel corso degli anni hai sperimentato vari stili di scrittura, quale preferisci o in quale ti ritrovi di più?

Credo che i vari stili si siano intrecciati fra di loro. Sono come i colori nella tavolozza di un pittore. A seconda della situazione narrativa, dell’atmosfera, dei personaggi, prediligo uno stile più secco e incisivo, oppure più lirico, oppure più umoristico.

9) Tieni da anni un blog che rapporto hai con i tuoi lettori e come decidi gli argomenti da trattare?

All’inizio ero timoroso, per timidezza e riservatezza. Infatti credo che tutto sommato il mio sia un blog un po’ anomalo. Con gli anni, comunque, è diventato una sorta di laboratorio, in cui sviluppo molte annotazioni del mio taccuino. I lettori del blog spesso commentano (pubblicamente o inviandomi mail); questo mi aiuta a capire meglio ciò che sto scrivendo. Gli argomenti da trattare s’impongono con naturalezza, seguendo i fatti della mia vita, i libri che leggo la musica che ascolto.

10) Alla fine della lettura, non si capisce se Andrea delle storie sei tu o no… sei riuscito qualche volta a staccarti da te stesso?

Questo bisognerebbe chiederlo ad Andrea…

11) Il libro finisce con un rastrello che simbolicamente racchiude tante cose… lo metterai nella tua valigia per il futuro, e come ti è venuto di chiudere il libro proprio da un oggetto cosi “banale”?

Il rastrello è diventato molto più che un rastrello. Mi è parso che questo fosse in sintonia con lo spirito del libro. “Succede sempre qualcosa”: i piccoli fatti della quotidianità possono suscitare meraviglia, i luoghi che sembrano ordinari possono diventare straordinari, un oggetto qualunque può tramutarsi in un generatore di storie e, perché no, anche in un segno di speranza.

12) Quest’anno hai iniziato un progetto con Yari Bernasconi e una volta al mese viaggi verso Paradeplatz a Zurigo… ce lo spieghi com’è partito e che sviluppo sta avendo?

L’anno scorso ero tornato ogni mese alla piazzetta, per scrivere i racconti che si trovano in “Succede sempre qualcosa”. Nel 2018 avevo voglia di pormi un’altra sfida, ma doveva essere qualcosa di diverso. Non avrebbe avuto senso cercare un’altra piazzetta di periferia e rifare la stessa cosa. Così ho pensato a Paradeplatz, dove c’è un’atmosfera assai diversa, e ho pensato a una scrittura a quattro mani. Yari arriva a Zurigo da Berna, dove abita, e io da Bellinzona. Ci incontriamo una volta al mese, leggiamo una poesia (ogni volta di un autore di verso), ci sediamo in una panchina ai bordi della piazza e cerchiamo di essere attenti a tutto ciò che succede intorno a noi.

13) Come si svilupperà la promozione di “Succede sempre qualcosa” , hai qualche appuntamento da dare ai tuoi lettori?

Al momento, durante l’estate, c’è un periodo di pausa. Poi, in autunno, sono previste altre presentazioni, di cui darò notizia nel mio sito e nel mio blog. Il 6 settembre uscirà anche “Gli Svizzeri muoiono felici”, il mio nuovo romanzo per l’editore Guanda, con l’investigatore Elia Contini. Sono previste quindi presentazioni in Italia, nella Svizzera italiana e anche nella Svizzera tedesca. Avrò l’opportunità di parlare sia del romanzo, sia dei racconti… anche perché uno dei racconti di “Succede sempre qualcosa” è molto legato alle atmosfere del romanzo. Ma non rivelo quale, per non guastare la sorpresa alle lettrici e ai lettori…

 

 

www.andreafazioli.ch