Intervista con Andrea Franzoso: #Disobbediente! Essere onesti è la vera rivoluzione Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Mercoledì 05 Dicembre 2018 10:57

andreafranzosoC’è un momento, nella vita di (quasi) tutti noi, in cui capita di dover disobbedire, di dover andare contro qualcosa di sbagliato o contrario ai nostri principi, al nostro modo di affrontare e vivere la vita... Non tutti, però, ce la fanno, a dire no, e allora si chiudono nel silenzio accampando giustificazioni pretestuose: "tanto le cose non cambiano", "tanto non serve a niente"... Non si è certo sottratto alle proprie responsabilità, Andrea Franzoso, ( nella foto a sinistra), quando due anni fa ha denunciato il malaffare all’interno delle Ferrovie Nord, portando poi alla ribalta un problema che in Italia è talmente radicato da essere considerato normale: rubare soldi pubblici, appropriarsi di qualcosa che appartiene ad altri e gestire le risorse pubbliche nel proprio interesse e non per il bene della collettività. L’Italia è un paese controverso, che nuota in un mare di corruzione e di ambiguità, e che lascia spazio ai furbetti di quartiere, Un paese in cui troppo spesso chi fa carriera non la fa per merito ma perché ha le conoscenze giuste.

Nel #Disobbediente. Essere Onesti è la vera rivoluzione (De Agostini editore, euro 12,90), Franzoso si racconta senza reticenze, si mette a nudo. Il suo viaggio - un viaggio soprattutto interiore - parte dalla campagna veneta, da Cavarzere, un borgo piatto come un tavolo da biliardo, a venti chilometri dal mare.

Da bambino ubbidiente, timido e introverso, un po' imbranato, impacciato con le ragazze, vittima di alcuni bulletti, Andrea decide di essere protagonista della sua vita, e si mette alla prova, lasciando la quiete del suo paesello per entrare all'accademia militare di Modena e fare l'ufficiale dei carabinieri. Giovane tenente, prende un periodo di aspettativa e va a trascorrere sei mesi in un monastero trappista sulle Alpi della Savoia, a Tamié. Poi ritorna, rimette l'uniforme, per lasciarla di nuovo e iniziare un cammino di formazione coi gesuiti. Ma capisce che il suo desiderio è quello di costruirsi una famiglia, e allora si cerca un lavoro e finisce alle Ferrovie Nord di Milano (un'azienda a controllo pubblico), dove presta servizio al servizio Internal Audit, per vigilare e prevenire sprechi e frodi dell’azienda. Un giorno, però, Andrea scopre che c'è un ladro in azienda, e che a rubare è il presidente: segnala la cosa all'interno, ma gli dicono "Lascia stare", proponendogli una promozione a dirigente in cambio del silenzio. Ma di fronte al dilemma: "salvare la propria carriera o salvare la propria coscienza", Andrea sceglie senza esitazione quest'ultima, e dice no a chi, all'interno della società, gli chiedeva di aggiustare le carte, per evitare rogne; va dai carabinieri e denuncia senza pensarci due volte le spese illegittime del suo capo. La sua scelta gli costa la perdita del suo posto di lavoro. "C'è un prezzo da pagare, se non si vuole avere un prezzo", dice. 453 giorni da disoccupato non hanno scoraggiato questo giovane uomo, che si è reinventato come scrittore e autore televisivo, e il suo libro è stato presentato alla Camera dei Deputati. Non è stato facile avere un’intervista con lui, perché i tanti impegni che lo travolgono non gli lasciano molto spazio, ma gentilmente in una fredda notte di novembre, la sua voce calda e gentile ha reso possibile capire meglio come un giovane qualunque nel suo piccolo possa aiutare a cambiare il sistema e risvegliare la coscienza civica in tutti noi.

disoIntanto grazie Andrea per il tuo tempo e per l’ora tarda in cui ci troviamo a fare due chiacchiere…

Sì, ti chiedo scusa se ho rimandato così a lungo questa intervista... Sono preso dal mio nuovo lavoro, e proprio in queste settimane sto chiudendo due puntate del mio format televisivo ("Disobbedienti", prodotto da Loft, la piattaforma tv del Fatto Quotidiano, n.d.r.). E poi ho un sacco di presentazioni e di incontri nelle scuole. E recentemente sono stato anche nominato nel consiglio di amministrazione di Trenord. Ma eccomi qui, adesso.

 Come stanno andando le presentazioni e che cosa ti trasmettono i tuoi lettori? 

Il libro sta andando molto bene. Adoro andare nelle scuole, ieri ero a Lecco ed è stato un incontro fantastico. Il mio libro si rivolge ai ragazzi dai 10 ai 14 anni, a quell'età sono delle spugne che assorbono, ascoltano con attenzione, hanno fame di autenticità, e rimango sempre sorpreso e commosso dai messaggini e dalle lettere che mi scrivono, dall'affetto che mi dimostrano, dai disegni che mi mandano… Quello che trascorro con loro è il tempo investito meglio: tra le tante cose che faccio è quella a cui non rinuncerò mai e poi mai. Anche quando ero capitano dei  carabinieri andavo nelle scuole, una volta a settimana, per parlare di legalità, responsabilità, cittadinanza, e di rispetto delle regole. Con i giovani scatta subito l'empatia, ci capiamo al volo, ci parliamo con franchezza, mi metto in gioco. Ieri per esempio nella scuola media in cui mi trovavo, l’insegnante mi ha avvisato che tra le domande che avevano preparato i ragazzi ce n’erano alcune di troppo personali, "rassicurandomi" di averle cassate, cosi quando ho iniziato ho chiesto agli studenti di iniziare proprio col pormi le domande censurate dalla prof, e di lasciare da parte quelle preparate dalle insegnanti… mi piace la spontaneità e l'autenticità.

Non ti sembra di aver fatto sempre scelte egoiste? senza magari considerare chi ti sta intorno?

Io non direi egoistiche… sono consapevole della brevità della vita a della sua finitezza e non intendo sprecarne manco una goccia. Quando sentivo di dover prendere una certa strada mi dicevo “la responsabilità della mia vita è solo mia“…  ho sempre avuto bisogno di fare qualcosa che dia senso alla mia vita. I miei genitori li ho fatti penare, poveretti. Che pazienza che hanno avuto con me. Sono due persone straordinarie.

Nella breve nota biografica pubblicata nel mio libro c'è scritto “E non è detto che in futuro non s'inventi qualcos'altro…”: ho un’inquietudine esistenziale di fondo... mi viene in mente una frase Julien Green: “Finché si è inquieti si può stare tranquilli “. Come la sento vera, questa frase,  se non avessi questa sana inquietudine non sarei io.

Il tuo libro nasce dalla denuncia delle ruberie all’interno delle Ferrovie Nord, da parte dell'allora Presidente, hai avuto un coraggio non comune a metterci la faccia, che cosa per primo ti ha spinto a fare indagini e denunciare, hai sempre avuto fiducia poi nella magistratura e nel percorso che ci sarebbe stato dopo per i protagonisti dello scandalo?

Sinceramente non ci ho pensato, o meglio, ci ho pensato e avevo anche messo in conto la possibilità che il procedimento finisse in prescrizione e che per me le cose si mettessero male, ma era la scelta giusta da fare, e l'ho fatta, punto. Ho avuto rispetto per me stesso. Mi sono detto: un altro lavoro lo posso trovare, ma se perdo la mia dignità e la mia libertà, è finita: sono perse per sempre, non posso metterle in lavatrice per farle tornare nuove. Allora bisogna agire. E assumersi le proprie responsabilità.

Dopo la denuncia hai vissuto  momenti di isolamento soprattuto al lavoro dove ti trovavi nel tuo ufficio, ma senza mansioni, come hai superato un momento cosi difficile?

Ho agito come un bravo investitore, diversificando i miei investimenti. Se uno, nella vita, punta tutto sulla carriera, se perde questa è finito, cade in depressione. E' importante avere una vita piena e interessi: a me piace il teatro, la montagna, leggere, scrivere, ho amici, una ragazza meravigliosa… ho un buon equilibrio. E poi, non dipendo dal giudizio altrui, non m’importa ciò che gli altri pensano di me nel senso che io per esempio quando ho perso quel lavoro non avevo problemi a reinventarmi e magari fare un lavoro più umile per un certo periodo, per altri invece sarebbe stato un dramma.

Forse facile parlare cosi perché per te le cose sono andate bene, ma non sempre chi denuncia ha gli stessi risultati e le stesse tue capacità…

Io sono stato senza lavoro per 453 giorni, disoccupato a 39 anni, dopo la denuncia attorno a me c'era il deserto, non è stato facile. 

Ho reagito, mi sono rimboccato le maniche e mi sono reinventato di nuovo, ho scritto il libro, poi ho iniziato a lavorare in televisione. Sono anche sempre stato molto indipendente e quando cado mi rialzo da solo e riparto. E poi ho un caratterino non facile, lo so... 

Tutti parlano ora del “Governo del cambiamento,” ma non sarebbe meglio che i cittadini, in primis, cambiassero un pochino la loro moralità nelle cose di tutti i giorni, senza sempre aspettarsi le cose dagli altri?

Già che si parli di whistleblowing senza avere un termine italiano che lo traduca è scandaloso, il nostro vocabolario dice già molte cose su di noi. E ci ritroviamo una parola schifosa come "omertà", che non esiste in altri paesi: dovremmo vergognarcene.

L’Italia ha bisogno di un cambiamento culturale, e questo magari necessita di un paio di generazioni, ma penso che ognuno debba farsi carico della propria "frazione" di cambiamento. Un giorno durante una presentazione in una scuola, una ragazzina mi ha paragonato al protagonista de “L'uomo che piantava gli alberi”, di J. Giono: un complimento bellissimo. In effetti, vado nelle scuole proprio per questo: per seminare delle ghiande di disobbedienza civile e di cittadinanza attiva, con la speranza di far crescere una foresta.

Penso che questa sia l’educazione civica della quale ha bisogno la scuola di oggi: non di un insieme di regole e di fredde descrizioni dei meccanismi democratici, ma di storie. Gli antichi greci andavano a teatro, e assistevano ad esempio alle tragedie di Sofocle, avevano i miti, gli eroi omerici, e in tal modo trasmettevano i valori della loro società... i cristiani per secoli hanno raccontato il vangelo di Gesù Cristo e le vite dei santi... e oggi? Attraverso quali storie educhiamo i nostri giovani ai valori fondanti la nostra civiltà?

Ritorneresti ad essere un bambino ubbidiente? 

(Ride) La vita va avanti...

Con la trasmissione Disobbedienti racconti le storie di tante persone come te che hanno deciso di denunciare il malaffare, gli stereotipi, le violenze, quale storia ti ha colpito più tra tutte?

Tutte le storie che racconto - per una ragione o per l'altra - mi hanno colpito, se non le avessi trovate significative e importanti non avrei deciso di raccontarle.

Se dovessi lasciare l’Italia dove andresti?

Da turista mi piacciono molto i paesi del Nord Europa e la mia prossima meta sarà l'Islanda: amo la natura incontaminata e vivere dove c’è senso civico e rispetto per le regole. Ma non lascerò l'Italia. E' un Paese difficile, tante cose non funzionano, ma è il mio Paese, e me ne sento legato.

Disobbedienti si nasce o si diventa?

Importante è esserlo, prima o poi. 



Foto a destra la copertina del libro #Disobbediente! Essere onesti è la vera rivoluzione 


Contatti:

 www.deaplanetalibri.it


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