Intervista con Alberto Di Fabio: i Mandala in quarantena Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Giovedì 30 Aprile 2020 07:32

WhatsApp-Image-2020-04-17-at-15.22.30-683x1024Alberto Di Fabo (nella foto a sinistra ritratto da @skinoricci ), ad Avezzano (AQ) nel 1966. Nel 1989 partecipa con due serie di opere, “Montagne rosse” e “Fusioni minerarie”, a una mostra collettiva promossa dalla galleria Alessandra Bonomo di Roma. In tale occasione conosce Sol Lewitt e Alighiero Boetti, che acquista una sua opera e che sarà suo mentore nei primi anni della sua carriera. Dopo la sua prima personale a Roma nel 1994 seguono mostre personali in tutto il mondo: nel 1996 al Rupertinum di Salisburgo, nel 1997 al Kunstverein di Bregenz, nel 2012 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, nel 2013 alla Estorik Collection di Londra e alla Mairie du 4eme di Parigi, nel 2014 al CERN di Ginevra e Castel Sant Elmo Napoli, nel 2015 al MART di Rovereto e al Macro Testaccio di Roma, e nel 2019 alla Fondazione Bullukian di Lione.

Da anni collabora con diverse gallerie tra cui Luca Tommasi a Milano, Umberto Di Marino a Napoli, e con la Gagosian Gallery che gli ha dedicato numerose mostre personali da Londra a New York. Dal 2014 collabora con CRAMUM con cui partecipa a numerose mostre collettive in Italia e all'estero, tra cui la personale promossa insieme a Gaggenau "Trascendenza" nel 2019 a Milano e curata da Sabino Maria Frassà. 

In questa intervista l’artista ci spiega come affronta la pandemia e che tipo di opere elabora pensando ad un pubblico che cambia con gli eventi: 

Mandala-2020-acrilico-su-carta-30x45-cm.-e1587628668253Che cosa è il progetto  #Nonsiamosoli – Cramum racconta sui social i Maestri del passato travolti come noi dalle epidemie? Lei con quale opere ha partecipato?

E' un progetto di comunicazione culturale promosso da CRAMUM, un ente non profit molto noto in ambito artistico in Italia. E' nato per dimostrare che l'uomo non è da solo e che ha affrontato nella storia altri momenti di pandemia come il nostro. Da questi momenti può nascere anche arte che dura nel tempo, come in passato è successo per Schiele e Mondrian che hanno dipinto dei capolavori in quei momenti duri. Il direttore artistico, Sabino Maria Frassà, è un curatore molto bravo con cui collaboro da anni: gli volevo parlar e far vedere a distanza il mio studio. Sabino ha visto questi mandala appena dipinti e ne ha voluto parlare... dicendo che sono i "girasoli di Van Gogh di domani" io ne son stato ovviamente onoratissimo

Che cosa rappresentano i suoi Mandala e quale tipo di ricerca e che sentimenti ha espresso all’interno di essi? 

I mandala come tutte le mie opere sono "preghiere universali" perché l'arte è uno strumento per elevare lo spirito umano. Mi sono sempre dedicato a raccontare per immagini come la materia biologica o solida diventi materia astrale, fonte di luce. Una preghiera e’ come una formula scientifica che veicola i  nostri neuroni magnetici a collegarsi con lo spazi celestiali. L’opera come medium espressivo per narrare un sogno, e il sogno come stato ideale per scrutare da un altro punto di vista l’universo ignoto, un filo rosso che collega arte scienza e spiritualità.

Lei ha abituato il pubblico a travolgerlo e coinvolgerlo nelle sue opere grandi, in dimensioni, ha riempito stanze e pareti enormi, come si è trovato poi a lavorare con un mondo più piccolo, come quello dei giochi inseriti nelle sue ultime opere? 

 Più passano gli anni più mi libero dalla paura del piccolo: pur sognando sempre i grandi interventi in spazi pubblici, mi son reso conto che il piccolo e il grande sono un punto di vista umano, non dell’essenza delle cose.  Micro e macro cosmo fanno parte della stessa unita.  Molte delle opere ora esposte nel mondo non sono enormi: a Roma da Gaggenau DesignElementi abbiamo voluto trasmettere quell'idea di casa di classe e abbiamo scelto tre opere storiche di medio-piccolo formato a cui son molto legato. Bello e grande non sono per forza sinonimi e lo capisco ogni giorno di più.

IMG 20200420 104800I giocattoli che usa nelle sue recenti opere sono dei suoi figli, come ha spiegato a loro questa quarantena? 

E’ proprio quella unita la filosofia de tutto quantico che e’ dato dal nostro punto di vista che cerco di insegnare ai miei figli e loro mi ricompensano con giocattoli ironici e accattivanti…da usare anche come elementi nelle mie opere.  In questo momento difficile cerco di spiegargli che un momento veramente difficile e loro devono continuare a credere di poter cambiare il mondo, specialmente con lo studio e la cultura. 

 I giochi lasciano il loro mondo magico ed armonioso, per scontrarsi con la realtà di oggi, l’omino di playmobil usa una mascherina come paracadute o per proteggersi dal mondo….come l’è venuta questa idea?

Vivo con i miei  figli e il gatto. La casa è uno spazio di condivisione e ho fatto di necessità virtù: ho cominciato a lavorare lontano dal mio ufficio con ciò che avevo intorno. Poi i lego mi hanno permesso di simulare il grande in piccolo ed è quindi stato un collegamento tra quelle dimensioni di cui parlavamo prima: nelle foto con cui ho documentato i miei "teatrini" si vede bene questa relatività del piccolo. Per i personaggi dei Lego i miei teatrini di cartone sono muri insormontabili.

La mascherina rappresenta il peccato originale che ci tiriamo dietro ma quando siamo nati, il peccato inteso come modus operandi in cui stiamo divorando la terra in cui viviamo, nel modo in cui ci poniamo e trattiamo gli altri essere umani. siamo una razza molto aggressiva

Lei da artista come usa questo “isolamento forzato “ dato dall’emergenza Covid?

In realtà’ vivo molte ore, giorni, settimane, da solo a meditare e lavorare nel mio studio..Ora et labora, questo e’ il segreto.

Ho sofferto molto per le persone malate, per i morti e per quei cattivi politici che in Italia spendono e/o hanno speso male tanti soldi pubblici chiudendo centinaia di ospedali in tutto il mio paese specializzare tanti giovani promettenti dottori….ho sofferto molto per queste cose!! Ho sofferto meno per la mia libertà di circolazione e ho continuato a leggere e lavorare, trasformando casa mia e il mio garage in Studio d'artista. La vita non si ferma, mai!

In questo periodo però l’arte ha subito un forte rallentamento, chiusura di mostre, musei , spazi espositivi, ecco come vive un’artista questo momento di non condivisione con i suoi fruitori abituali ?

Il Nostro lavoro e’ molto difficile, e’ come una scalata di una alta vetta Himalayana lunga e tortuosa piena di insidie e ansia.

Molte volte facciamo mostre pubblichiamo cataloghi che nessuno nota che nessuno capisce, viviamo delle forti insicurezze, degli alti e dei bassi, i n un certo senso siamo abituati.

Ripeto e’ un momento triste e difficile per il sistema espositivo museale e non, meno male ci sono stati i nuovi strumenti informatici, che ci hanno collegato e sentito più’ vicini. Per il lavoro io penso al futuro: i limiti dell'oggi non possono castrare la creatività

Come si pensa ad un rilancio dell’arte una volta “finito” il lockdown?

Spero di poter tornare a viaggiare. Amo Roma, ma la casa di un artista è il Mondo: spero di tornare presto a New York e Tokio. Ecco un giro del mondo tra arte e amici. 

Che cosa le resterà di questa pandemia dentro? da artista ovviamente…..

Che bisogna imparare a essere felici sempre. Che dobbiamo farci un esame di coscienza e cercare di consumare il meno possibile cercare di capire che viviamo in un mondo pieno di oggetti superflui, dobbiamo cercare di fermare la mente e con l’anima percepire che la l’acqua la terra la biosfera e il mondo dei virus fanno parte di noi stessi, noi siamo i Dei di questo pianeta da salvare.

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Grazie a Sabino Maria Frassà per la gentile collaborazione. 


In alto a destra opere ©albertodifabio