Intervista con Lara Ambrosetti-Giudici e Daniele Maini : In cammino sulla via Alta Idra Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Venerdì 23 Ottobre 2020 07:19

idra“ In cammino sulla via Alta Idra “ è un volume che ha richiesto quasi un anno di lavoro, frutto di tante collaborazioni e voci al suo interno diverse. Un percorso di cento chilometri di cammino, di cui novanta al di sopra dei duemila metri, vette selvagge che vanno dalla valle Bredetto a Tenero, sulle creste che collegano la sorgente del fiume Ticino attraverso la valle Verzasca fino a sfociare nel lago Maggiore. Un itinerario montano ed alpino ancora non toccato da un turismo di massa, dove flora e fauna sono variegati ed intatti nel loro avvicendarsi stagionale. Quiete assoluta, ma anche tanta fatica fisica, concentrazione perché un passo falso in montagna può’ essere fatale.

Il libro è testimone silenzioso di un’escursione di venti persone, che si sono dati un obiettivo, tracciare la via Alta Idra, per poi dare la possibilità a tutti di percorrerla. Un’avventura iniziata sotto una pioggia battente, dove gli unici colori erano  dati dalle mantelline colorate degli escursionisti. Un’emozionante viaggio diviso in nove tappe, sottolineato dalle sapienti foto di Daniele Maini, e i testi della biologa Lara Ambrosetti-Giudici.Il volume  ha anche una sezione multimediale, per offrire al lettore filmati dove a 360° ci si immerge in un territorio sconosciuto ma affasciante, dove non parlano i protagonisti, ma i luoghi, che hanno una voca sola, il fascino della natura che ci sorprende ogni giorno. 

In questa intervista i due principali protagonisti ci raccontano la realizzazione del volume: 

Lara Ambrosetti- Giudici Biologa : Biologa  attiva nella ricerca e sviluppo farmaceutico oncologico. Nel tempo libero svolge volontariato sociale e coltiva molte passioni ed interessi tra i quali il territorio ticinese e le sue montagne. 

Come è nata l’idea di lavorare alla realizzazione di questo volume?

Un giorno del mese di novembre 2019 ricevo una telefonata da Giorgio Matasci (presidente della Federazione Alpinistica Ticinese, FAT) che mi espone l’idea di realizzare un libro sulla Via Alta Idra, idea che lui aveva già discusso e ‘maturato’ con Daniele Maini (autore delle fotografie). Nell’agosto 2019 avevamo percorso a piedi l’itinerario della Via Alta Idra nell’ambito del trekking annuale della FAT con una ventina di partecipanti tra guide e escursionisti, al quale si è poi aggiunto anche un gruppo della RSI che voleva realizzarne un documentario filmato. La cosa buffa è che con Daniele durante il trekking avremo scambiato soltanto 3-4 parole.. a novembre ci siamo poi incontrati e abbiamo sviluppato un progetto concreto di libro. È stata un’esperienza totalmente nuova per me, ma indubbiamente molto arricchente e ringrazio tutti per questa opportunità. Ho accettato subito con entusiasmo perché sono molto curiosa e mi interesso di mille cose, anche se consapevole che sarebbe stata da sommare al mio lavoro e a tante altre attività che porto avanti nel tempo libero. In fondo realizzare un libro è un po’ come salire su una montagna, sai quando inizia ma non sai se e quando poi arrivi in cima, complice l’anno tortuoso nel quale molti dei nostri progetti sono stati più o meno sconvolti a causa della pandemia da Covid-19. Lavorando a più mani, con qualche interruzione, ora però siamo felici di essere arrivati fino in fondo. È stato determinante anche il gruppo di lavoro molto motivato all’obbiettivo che ha lavorato in modo estremamente professionale. È una grande emozione poter prendere in mano finalmente questo libro dopo quasi 9 mesi di intenso lavoro. È qualche cosa di concreto che resta nel tempo, assieme alle bellissime fotografie di Daniele e ai filmati della RSI. 

Inizialmente questo libro doveva essere una sorta di diario di viaggio per descrivere le singole tappe del trekking, in modo emozionale e coinvolgente, che permettesse al lettore di essere parte di quest’avventura, poi qua e là ho scelto anche di aggiungere informazioni per portare all’attenzione e dare voce ad aspetti che mi stanno a cuore e che ricerco quando vado in montagna, inerenti per esempio appunto la dura realtà dell’agricoltura di montagna, quello che ne resta di una civiltà passata, attività e luoghi che una volta erano vivi, perché popolati da famiglie e mandrie, che mi ricordano le mie origini rurali, la descrizione di alpeggi incontrati lungo il percorso e dei loro eccellenti formaggi. 

Ho riportato anche aspetti scientifici di botanica descrivendo i fiori che colorano le nostre montagne, come pure informazioni di geologia per descrivere come nel corso di milioni di anni il territorio lungo il tracciato della Via Alta Idra è stato plasmato. Il libro include anche un capitolo che tratta il tema della caccia e pesca praticata in montagna. Ho scelto di aggiungere tutti questi aspetti perché è pur vero che il tragitto percorso è composto da sentieri, montagne, rocce, pendii fioriti, animali selvatici, e tutto ciò è estremamente affascinante, ma questo territorio ospita anche l’uomo che si è adattato a viverci e interagire in modo armonioso e sostenibile. 

Siccome oltre alla descrizione dell’itinerario, contiene pure delle schede tecniche per ognuna delle 12 capanne toccate dal tracciato, il libro è anche fruibile agli escursionisti e alla promozione del turismo locale.

Da parte mia spero che il testo riesca a dare ancora più valore al grande lavoro fatto da Daniele con le sue bellissime fotografie, perché lui la Via Alta Idra in fondo l’ha percorsa due volte, la prima come tutti noi partecipanti e la seconda attraverso l’obbiettivo del suo apparecchio fotografico, mostrandoci a modo suo degli angoli a volte del tutto inaspettati del tracciato che abbiamo percorso tutti. 

A me scrivere ha aiutato molto anche a incanalare le emozioni vissute lungo il percorso (a tratti tecnicamente piuttosto difficile ed esposto al vuoto) che raccolte in un libro permette di condividerle meglio con chiunque.

LEL 7506 copiaLa vostra avventura è iniziata sotto una pioggia battente, questo non l’ha un po’ scoraggiata?

La partenza in effetti non è stata ideale con queste condizioni meteo, ma quando ci si iscrive ad un trekking su più giorni occorre prendere in considerazione anche queste variabili ed essere equipaggiati per affrontarle al meglio. In questi frangenti esce anche la forza del gruppo, gli individui si aiutano a vicenda e si crea una specie di alleanza. Avevamo comunque delle guide molto competenti e che conoscevano bene il territorio, avendo loro ideato e tracciato l’itinerario della Via Alta Idra. Dove le condizioni erano proibitive ci sono stati dei cambiamenti rispetto al programma iniziale. Certo col bel tempo avremmo avuto tutt’altre prospettive, ma è stato comunque un invito a ritornarci, cosa che abbiamo in parte fatto. 

Per Lei che cosa significa andare in montagna? Che valore assume la solitudine quando passeggia in montagna? 

Vado in montagna perché è un po’ il mio ambiente ideale, per contemplare la bellezza della natura (la forma della rocce, i fiori e l’ambiente che mi circonda), mi fa star bene, mi aiuta a ricentrarmi su me stessa e su quello che sono. Vado anche alla ricerca di segni del passato che mi riportano alle mie origini. Sono molto curiosa di queste cose.

Camminando nella natura (specialmente in silenzio) si attivano i sensi, si ascolta il proprio respiro, il vento che ti sfiora, tocchi con mano le rocce, senti il raggio di sole che ti scalda la pelle, si respirano i profumi nell’aria. Nel silenzio i sensi si acutizzano, si presta maggiore attenzione ai rumori, si riflette, si dialoga con se stessi, ci si riduce alla propria essenza, ognuno fa la propria intima esperienza in montagna e questo genere di esperienze rimangono solo nostre. Mi piace particolarmente questo aforisma di Goethe: “I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi.” che ho ripreso anche nel libro. La montagna è certamente da contemplare, ma percorrendola offre anche momenti di introspezione e riflessione. Per condensare questi aspetti e per meglio legare le immagini al testo, abbiamo scelto di aggiungere nel libro qua e là anche degli aforismi e citazioni di personaggi legati alla montagna (scrittori, poeti e alpinisti).

A che tipo di utenza consiglia  la Via Alta Idra? Ci sono delle tappe possibili anche per le famiglie o i montanari non professionisti?

La Via Alta Idra è certamente un itinerario emozionante per tanti aspetti che vi invito a scoprire direttamente nel libro, ma non è un’impresa epica. Certo occorre percorrerla con umiltà, rispetto per la sua lunghezza e per le sue difficoltà. Fondamentali sono una buona condizione fisica, essere coscienti dei propri limiti, non avere vertigini o riuscire a gestire mentalmente il vuoto sotto i propri piedi. Fatte queste premesse, alcune tappe possono essere percorse da famiglie con bambini al di sopra dei 10-12 anni abituati a fare escursioni in montagna dato che le attraversate durano quasi sempre almeno 6 ore effettive a piedi (es. nella zona del Lago Tremorgio, capannna Leìt, capanna Campo Tencia, capanna Corno Gries), altre invece sono riservate a escursionisti esperti con passo sicuro perché su creste, sentieri ripidi ed esposti, dove occorre sempre avere almeno 2 mani e 1 piede sempre in appoggio prima di spostare l’altro piede (es. Via Alta Verzasca).

Che cosa si deve ricordare prima di intraprendere un’escursione in montagna?

Essenzialmente mai improvvisare, ma documentarsi bene sull’itinerario da percorrere e sulle condizioni meteo. Avere un buon equipaggiamento (scarponi e abbigliamento da montagna), cartina per orientarsi, acqua e cibo a sufficienza. Essere coscienti dei propri limiti, e fare escursioni in montagna gradualmente per lunghezza e gradi di difficoltà, possibilmente sempre accompagnati almeno da una persona.

Il Coronavirus ha fatto riscoprire il territorio  soprattutto agli svizzeri, che tipo di turismo c’è adesso nelle vostre montagne?

Oltre ai frequentatori abituali (escursionisti preparati), ho incontrato purtroppo anche tantissime persone mal equipaggiate, senza cognizione di quello che stavano facendo. Molti ricercano i paesaggi idilliaci e incontaminati, ma sottovalutano il percorso. Ad esempio famiglie con bambini piccoli che si mettono in mente di percorrere salite di oltre 1000 m di salita con scarpette adatte a camminare in città. Altri che abbandonavano rifiuti sul posto, totalmente irrispettosi dell’ambiente e per chi (i contadini di montagna) si prende cura attivamente del paesaggio. Altri ancora che non sapevano ascoltare la natura in silenzio e che non hanno capito che in montagna sono solo ospiti. Per non parlare dei maniaci di protagonismo che percorrono i sentieri fotografandosi in continuazione. Le montagne sono state prese d’assalto come ripiego non potendo viaggiare liberamente all’estero, ma occorre a mio modo di vedere un’educazione al rispetto e una presa di coscienza della realtà montana.

Lei è biologa il cambiamento climatico quanto ha cambiato il passaggio montano e quali ne sono i rischi?

Non occorre essere scienziati per percepirne i cambiamenti. Basterebbe avere un buono spirito di osservazione. As esempio l’innalzamento del limite del bosco è senz’altro il segno più evidente dell’aumento della temperatura globale, oltre alla colonizzazione di nuove forme vegetali più resistenti al caldo. I rischi di caduta sassi sono più elevati a causa del disgelo del permafrost e il conseguente sgretolamento delle rocce. Lo scioglimento dei ghiacciai e la formazione di laghetti alpini. I rischi sono certamente l’imprevedibilità di eventi nefasti come frane, alluvioni date dalla tracimazione spontanea dei laghetti, fiumi che escono dal loro letto.

Quale è la sua passeggiata più bella che lei ricorda con piacere? 

Sulla Via Alta Idra sicuramente l’attraversata dalla capanna Corno Gries alla capanna Cristallina per la grande varietà di paesaggi, terreni, rocce e fiori che si incontrano lungo il percorso, ma anche per i diversi gradi di difficoltà da T1 (minimo) a T6 (massimo). 

Più in generale, per me risulta difficile scegliere un’escursione che mi sia piaciuta più di altre. Faccio fatica ora a visualizzarne una in particolare perché a me la montagna e la natura affascina e stupisce sempre. La natura e la montagna sono suggestive in tutte le stagioni e con tutte le condizioni meteorologiche. Piuttosto esiste per me un luogo del cuore, l’alpe di Cheru in alta Valle Malvaglia dove ho passato le prime 15 estati della mia vita..una sorta di paradiso d’infanzia. 

Naturalmente a livello globale porto nel cuore il Nepal e le popolazioni che abitano le regioni hymalayane, forse perché essendo costantemente alla ricerca delle nostre origini, laggiù si ritrovano tutt’ora le affinità con il mondo contadino alpino di un centinaio di anni orsono.

Segue in Nepal l’associazione Mani per il Nepal, di che cosa si occupa e quali sono gli obiettivi di questa associazione?

L’Associazione è nata sull’onda dell’emozione suscitata dal devastante terremoto che ha colpito il Nepal nell’aprile 2015, che ha messo in ginocchio un’intera nazione ritrovatasi di colpo senza casa e a volte senza più nulla. Il sisma e in questo periodo la pandemia hanno purtroppo ulteriormente peggiorato la sua già debole economia locale. Per questo l’Associazione si sta impegnando a raccogliere fondi per aiutare in modo concreto e mirato sul posto alla ricostruzione di opere di pubblica utilità, promuovendo attività artigianali locali in modo da garantire un totale introito per l’economia nepalese. Nei primi 5 anni, grazie alla grande generosità dei ticinesi, l’associazione ha realizzato 2 scuole, 4 ponti sospesi, 1 acquedotto, fatto costruire a Kathmandu e distribuito più di 2000 stufe a legna a tutte le famiglie della Valle del Makalù, distribuito oltre 500 batterie e pannelli solari, oltre che aiuti spontanei diretti a ospedali, villaggi (vestiti, banchi e materiale scolastico).

La realizzazione di questo libro, oltre che un ricordo e un omaggio concreto per chi l’ha percorsa e per chi non la potrà per vari motivi mai percorrere, sicuramente rappresenta una soddisfazione personale per me condivisa con Daniele e tutto il gruppo di lavoro, però personalmente sentivo di dover dare un senso ancora più tangibile a quello che ho fatto, trasformando questo libro in un’opportunità utile a persone che hanno dei bisogni primari che vivono tra l’altro nel paese dove si trovano le vie alte per raggiungere le vette più alte al mondo in Nepal, e per questo sono particolarmente orgogliosa di destinare il ricavato del mio lavoro (personale) a favore dei progetti dell’Associazione Mani per il Nepal (di cui sono segretaria), in particolare per la costruzione di un orfanotrofio per 40 bambini a Kathmandu (per maggiori informazioni www.maniperilnepal.ch), il nostro sogno nel cassetto che speriamo di poter realizzare nel 2021. Posso senz’altro affermare che questa è stata una motivazione supplementare per me a portare avanti e a concretizzare il progetto libro. 

Daniele Maini: tipografo di professione appassionato da sempre di fotografia ha pubblicato diversi lavori come calendari, riviste e guide turistiche. Per questa avventura ha preso zaino e scarpini e ha percorso i sentieri del Ticino e con il suo obiettivo ha catturato scenari selvaggi ed incontaminati. 

Come è stato coinvolto alla realizzazione del volume Via Alta Idra? Tutto è partito da una telefonata di Aramis Dozio, presentatore e voce delle puntate RSI, che mi ha proposto di partecipare come fotografo al trekking della Via Alta Idra durante l’estate 2019, premessa non sono un fotografo professionista. Ho accettato senza indugi, di conseguenza, siamo partiti per il trekking con l’idea di poi poter elaborare più avanti  un libro con le mie immagini. Lavorando in tipografia da oltre 30 anni l’idea era di tramutare il lavoro svolto sulle cime, in un libro. 

Quale è stata la foto più bella scattata durante il percorso? Difficile scegliere una foto sola, durante il percorso durato 10 giorni, ho scattato quasi 8'000 fotografie, ogni giorno del trekking la montagna mi ha regalato qualcosa da fotografare, dovevo solo cogliere quello che la Natura ci offriva sul percorso. Ogni scatto pubblicato mi ricorda un momento oppure un’emozione vissuta durante il cammino.

Che tipo di attrezzatura ho portato per il servizio fotografico? Ho portato con me la mia Nikon e due obiettivi (18/300m – 10/24) e un computer per scaricare le immagini appena giunti in capanna. Macchina fotografica sempre al collo per tutti i 10 giorni di percorso, quello che faccio e porto solitamente con me durante le mie uscite.

Ha incontrato difficoltà tecniche, dovute anche alla meteo, e come le ho risolte? Ho avuto difficoltà in un paio di situazioni, la prima subito il primo giorno siccome pioveva in certi momenti anche forte. Avendo la macchina a vista e dovendo scattare in ogni situazione, l’obiettivo mi ha fatto condensa all’interno e potevo fare poco per risolvere il problema, per fortuna che al momento giusto è uscito un poco di sole tra le nuvole che mi ha fatto “evaporare” il problema. 

La seconda mentre stavo facendo una foto in notturna alla capanna Efra. Non avendo il cavalletto, ho appoggiato la macchina fotografica su dei sassi per fare una posa lunga, finito di scattare uno dei sassi mi è caduto pesantemente sull’obiettivo, ma per fortuna il parasole mi ha protetto le lenti evitando danni irreparabili.

Una volta terminata l’avventura come ha scelto le foto da inserire nel volume? Devo ammettere che è stato un lavoro lungo e meticoloso, avendo 8'000 immagini da valutare. Già durante il percorso alla sera in capanna facevo una prima selezione, anche perché, dovevo fornire alcune immagini del giorno alla RSI per la parte social. Una volta arrivato a casa, ho dimenticato per un po’ di tempo le immagini, e le ho riprese nelle settimane sucessive dopo aver smaltito i 10 giorni del trekking. La scelta delle immagini del libro è avvenuta in maniera naturale, ho cercato di inserire tutti gli argomenti toccati dal trekking, le capanne, i laghi, i fiori, le albe, i tramonti, le cime,le persone, ecc….  tutto concatenato e che facesse riferimento al testo scritto da Lara. L’unica foto su cui non ho avuto dubbi è la foto di copertina! Durante l’impaginazione ne abbiamo cambiate diverse in base alla grafica e agli argomenti trattati, anche l’estetica grafica ha richiesto la sua parte.

 Che cosa mi ha lasciato questa esperienza a distanza di tempo? Mi ha lasciato tanti bei ricordi che sicuramente grazie anche al libro resteranno sempre dentro di me. Devo ammettere che il trekking lo rifarei anche domani, magari senza l’assillo di dover scattare fotografie in continuazione, ma godendomi di più la natura e i paesaggi…


Foto in alto a sinistra la copertina del libro, a sinistra in basso Lara Ambrosetti Giudici con Daniele Maini. 

In cammino sulla Via Alta Idra, tra acqua cielo e stelle Daniele Maini (fotografie)
Lara Ambrosetti Giudici (testi) Formato: 23 x 30,5 cm
Pagine: 176 + 4 di copertina Copertina cartonata
Realtà aumentata con contributi video elaborati dalla RSI 

Prezzo: CHF 48.-
ISBN 978-88-8191-562-0 

Grazie a Marino Malacarne per la preziosa collaborazione. 

www.fontanaedizioni.ch