Protagonisti invisibili, intervista con Enrica Filippi Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Venerdì 17 Febbraio 2012 00:00

copertina libroinvisibiliProtagonisti invisibili, è un libro dedicato a quegli italiani, che lasciando giovanissimi, costretti per motivi di lavoro, la loro amata patria, si trovano a dover affrontare una serie di problematiche legate all’integrazione e adattamento, in un paese, completamente nuovo, in questo caso la Svizzera. A volte, viene dimenticato, quando questa forza lavoro, abbia dato al paese che li ha ospitati, in queste pagine, troverete testimonianze, vere e toccanti, di un periodo storico che sembra non abbia fine. Ho incontrato, una delle realizzatrici del libro, Enrica Filippi, che ha risposto gentilmente alle nostre domande: ( Foto a lato la scultura di Bottegal Antonio, esposta alla stazione di Feltre, scelta come copertina del libro).

 

Il titolo del libro è “Protagonisti invisibili”, perché gli emigranti italiani sono invisibili?

Gli emigranti italiani sono invisibili perché nel loro paese d'accoglienza cercano di non disturbare. Lavoravano per mantenere la loro famiglia e magari costruirsi una casa in Italia. In silenzio e fuori dai riflettori. Con le leggi degli stagionali non conveniva farsi notare perché si poteva essere espulsi per un niente. Invisibili per convenienza. Invisibili per potere sopravvivere. Invisibili per la situazione e non per scelta.  ( Nella foto a destra il gruppo del Comitato Difesa Famiglie, durante la presentazione del libro ).


gruppocdfLa copertina raffigura una scultura di Bottegal Antonio come mai partire proprio dalla stazione di Feltre?

Il libro inizia con un capitolo che illustra il ritorno di un figlio di emigranti verso il paese dei suoi genitori. Una metafora per descrivere che ognuno di noi nolente o volente è legato alle proprie origini. Un DNA culturale che portiamo dentro noi. Inizia un processo di ricerca delle proprie radici. Feltre è sinonimo per il luogo d'origine "luogo dove stanno i propri cari e dove i ricordi sono pieni di dolcezza e calore. In fondo alle radici dove l' anima tinge il suo essere". Feltre è sinonimo per quei Paesi dove innumerevoli di noi hanno dovuto partire tanti anni fa e dove la nostalgie vola in momenti di tristezza.


Quanto tempo e quante persone per realizzare il libro sono state impiegate?

Il libro è un libro fatto di libri. Fatto di testimonianze, storie e racconti. Il libro è fatto di poesie e pianti tramandati da altri libri e dai ricordi dei nostri antenati. Per questo possiamo dire che per scrivere il libro abbiamo impiegato 150 anni e sono stati dai 30 ai 80 milioni di emigranti a scriverlo. Un libro che vorremmo che ognuno potesse sentirlo suo e ci desse una mano per migliorarlo ed estenderlo con tante altre testimonianze. Abbiamo un sogno in serbo: che diventi testimonianza per i nostri figli e nipoti. Ci siamo resi conto che parecchi di noi emigranti non conosciamo il nostro passato. Con le prossime generazioni la memoria di questo nostro passato rischia di scomparire nel dimenticatoio.


Nel libro si citano canzoni e musiche molto popolari, come sono stati scelti i brani citati? con quale criterio?

Le canzoni sono un punto importante che legava l' emigrante con la patria. Gli faceva ricordare il suo paese "disteso come un vecchio addormentato" nella famosa canzone e che tutti noi ricordiamo proprio per il fatto che ci fa ricordare le nostri radici. Ma se vogliamo prendere un' inno all' emigrazione crediamo che "Mamma mia dammi cento lire" è la canzone che rispecchia più di tutte la speranza intrinseca di tragedia che ha accompagnato la partenza di millioni di noi. In certo senso si potrebbe dire un blues all' emigrazione che si canticchiava, curvi sulle navi in mezzo all' oceano mentre si attraversava l' oceano, curvi nei campi del Sudamerica, curvi davanti ai patroni. Durante la presentando del libro e durante l' evento che abbiamo dedicato all' emigrazione abbiamo anche fatto ascoltare questa canzone e c'era un silenzio, una concentrazione incredibile nella sala. Ognuno era immerso nei propri pensieri. La canzona ci aveva in qualche modo uniti attraverso la melodia tramandata dall' inizio dell' emigrazione di massa alla fine del 18.


Sono pubblicati anche temi e poesie del periodo scolastico della signora Piasente, e' stato facile recuperare il materiale ed usarlo per la pubblicazione?

La Signora Piasente è una di tante altre mamme che in silenzio come "protagonista invisibile" è partita dai suoi cari e sacrificandosi giorno e notte ha tirato su i figli senza chiedere mai niente. La poesia l' abbiamo trovata veramente in quel famoso baule in soffitta che ognuno di noi dovrebbe andare a interrogare frugando nei scatolini e negli armadi e siamo sicuri che troverebbe tanti di quelle testimonianze che ci riflettono la grandezza di quelle grandi persone che conosciamo solo in silenzio e invisibili tra di noi.  

 

A chi è indirizzata questa pubblicazione?

La pubblicazione è indirizzata alle persone che vogliono conoscere il proprio passato. Alle persone che sfogliandolo ritrovano che i nostri vecchi di problemi ne avevano più di noi e che noi dovremmo ringraziare i nostri vecchi per tutti i sacrifici che hanno fatto per noi.  

 

Dove si può trovare?

Si può richiedere tramite e- mail a : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Chiediamo solo un contributo libero che sarà adoperato per l' impegno a difendere gli emigranti truffati dal patronato INCA/ CGIL di Zurigo rimasti senza sicurezza pensionistica.  

 

Ci sarà un seguito?

Si, vogliamo estendere le testimonianze e i racconti in una prossima edizioni. Chiediamo per questo a tutti le proprie esperienze, testimonianze e racconti. 

 

Tra gli italiani all'estero c’è solidarietà e rispetto secondo lei?

Purtroppo abbiamo fatto l'esperienza che non c'è quella solidarietà "italiana" che sognavamo. Non c'è quel supporto e quell' attenzione da parte delle strutture dell' emigrazione che siano Consolati, Comites, CGIE etc. I motivi possono essere vari. La nostra situazione di vittime di un patronato italiano ci ha dimostrato che i responsabili come è stato in passato da priorità ai propri interessi che siano quelli di partito politico, sindacale e qualche volta anche personale. Si immagini che dei pensionati si sono rivolti al patronato INCA/ CGIL per essere assistiti e ora si ritrovano senza sicurezza pensionistica ed abbandonati da un patronato che dovrebbe secondo il proprio statuto assisterli. Credo che se il patronato fosse stato svizzero, francese, tedesco o di qualsiasi altro paese si sarebbe sollevato un' indignazione immensa.   

 

Perché' un tempo tra gli immigrati era piu' facile il legame di amicizia e solidarietà rispetto ad oggi? 

Un tempo vivevamo tutti in miseria. C'era più solidarietà. Bastava chiedere aiuto ed eravamo in tanti ad accorrere. Forse il benessere acquisito ci ha fatto dimenticare la solidarietà e abbiamo troppa paura di perdere quel che siamo riusciti ad acquisire in terra straniera. Effettivamente comunque si stava meglio quando si stava peggio.   

 

Voi personalmente come vivete la vostra realtà di italiani all'estero?

Possiamo dire che per noi c'è un periodo ante truffa ed uno post truffa INCA/ CGIL. Nell' ante truffa vivevamo fuori dalla realtà italiana perché non la conoscevamo. Al consolato ci si andava per rinnovare il passaporto. Le varie strutture dell'emigrazione come il Comites, la CGIE non si conoscevano affatto perché non si era confrontati con loro. Nel periodo post truffa INCA/ CGIL abbiamo avuto l' occasione di conoscere queste strutture. Abbiamo bussato a varie porte sia ai Comites, CGIE, parlamentari eletti all' estero, MCI e diversi patronati ma ci siamo accorti che le porte rimanevano chiuse. La realtà è diventata quella di coscienti che esistono si delle strutture per l' emigrazione ma inette ad adempiere i loro dovere. Le ragioni non le abbiamo ancora capite ma la speranza è ancora viva che queste strutture incominciano ad interessarsi del nostro caso che riguardo poi tutta l' emigrazione italiana. 

 

Dalla Svizzera come vede l'Italia oggi?

La realtà italiana la riflettiamo attraverso come l' INCA/ CGIL si comporta verso noi emigranti italiani. Un' ente italiana che dovrebbe adempiere ai propri doveri costituzionali se ne infischia completamente e nessuno degli addetti a difendere i diritti nostri fa qualcosa. Questa è l' Italia che vediamo dalla nostra esperienza personale.