Intervista con Massimo Recalcati Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Martedì 19 Febbraio 2013 00:00

recalcatiMassimo Recalcati, è uno tra i più noti psicoanalisti lacaniani italiani. Membro analista dell’Associazione Lacaniana Italiana di psicoanalisti e direttore dell’Irpa, insegna all’Università di Pavia, collabora con diverse riviste specializzate italiane ed internazionali e con le pagine culturali de La Repubblica. Dirige le collane Jonas, e i suoi libri sono tradotti in diverse lingue. Ospite a Zurigo, dell’ASRI, Associazione Svizzera per i Rapporti Culturali ed Economici con l’Italia, ha tenuto una conferenza dal tema “ La promessa del desiderio e il tramonto del padre”, e in quest’occasione lo abbiamo incontrato a Zurigo all’Hotel Savoy, ponendogli delle domande, sul suo ultimo libro, Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna. ( Nella foto sopra il Dott. M. Recalcati all'Hotel Savoy durante l'intervista ).

 

 

Nel suo libro “Cosa resta del padre”, incentrato sull’analisi della paternità nell’epoca attuale definita ipermoderna…non si accenna minimamente alla figura della madre, nell’ambito familiare, come mai?

E’ una domanda che mi hanno fatto spesso, questo è un libro sulla paternità, ma non tanto sulla crisi della paternità, che non è assolutamente una cosa nuova, che noi ereditiamo dal novecento, diciamo. Il libro s’interroga su quello che resta del padre, su come oggi possiamo pensare al di la della crisi. La madre che è un grande assente di questo libro non è tenuta fuori. La madre è una possibilità di quello che resta del padre, cioè, evaporato il padre padrone, il padre famiglia, evaporato il padre che per ultimo ha voce sul senso della vita e della morte restano dei testimoni, e la maternità è qualcosa del genere. La madre testimonia, di come si può amare la vita nei suoi dettagli più particolari, Lacan dice che l’amore materno è sempre l’amore per il nome, e’ amore per la particolarità della vita, la maternità è la possibilità di salvaguardare la particolarità della vita umana.

La famiglia analizzata nel suo libro, si discosta da quella tradizionale, e si immerge nella realtà sociale di oggi…non pensa che con le famiglie allargate i figli abbiano più risorse con più genitori…?

Le famiglie di oggi sono stratificate, più complesse , rispetto al passato dove erano fondate su un nucleo solido, una famiglia eterosessuale, con dei figli. In questa trasformazione sociologica della famiglia , si teme non che venga meno il senso della famiglia, ma che venga meno il compito della famiglia, che è quello fondamentale di educare alla vita, umanizzarla. Permettere alla vita di un bambino di farsi adulta, permettere il processo dell’umanizzazione della vita, questo processo può essere garantito da qualsiasi tipo di famiglia, la psicoanalisi, si interessa a come questo processo di umanizzazione della vita avviene, non alla tipologia di famiglia che lo svolge. I nostri figli hanno bisogno di essere accompagnati nella crescita, e questo deve essere sostenuto da adulti effettivi, e non da genitori che si confondono con i figli. Oggi ci sono genitori, che giocano con i giochi dei figli, che si vestono come loro, che vivono gli stessi tormenti amorosi, che parlano con le stesse parole, ascoltano la stessa musica, questa confusione tra le generazioni, impedisce il processo di umanizzazione e di educazione alla vita.

E’ un problema dell’occidente?

Sicuramente, la perdita della differenza simbolica tra generazioni , è un problema che investe in particolare l’occidente.

Perché i genitori hanno smesso di fare gli adulti?

I genitori di oggi hanno due angosce nuove, la prima è quella di esigere di avere un figlio performativo capace di prestazioni efficaci e quindi i genitori di oggi tollerano sempre meno il fallimento dei propri figli. Per esempio , se il figlio va male a scuola, l’ atteggiamento di fondo dei genitori di oggi non è mettere il figlio di fronte alle proprie responsabilità , ma attaccare gli insegnanti o cambiarlo di scuola, c’è una intolleranza del genitore al tempo del fallimento che è però fondamentale nella formazione. Non c’è formazione senza esperienza del fallimento, è un’angoscia narcisistica , il figlio deve essere sempre adeguato alle aspettative.

La seconda angoscia altrettanto dannosa, è che i genitori di oggi sono sempre maggiormente angosciati dal non essere sufficientemente amati dai figli, mentre prima il problema era dei figli, che volevano sentirsi amati dai genitori, adesso è esattamente l’opposto . Quindi il genitore, non sostiene più la sua funzione educativa, e non sa porre dei limiti…o dire di no.

Ma questo non succede perché il genitore di oggi, reagisce alla famiglia avuta in precedenza, nella quale da figlio ha vissuto queste angosce?

E’ una trasformazione, diffusa. Una volta le madri si preoccupavano alla sopravvivenza dei figli, alle malattie, alle carestie, alla penuria di cibo. Oggi non c’è quest’angoscia alla sopravvivenza, ma c’è quella dei genitori di essere sicuri, di avere un posto speciale nella testa e nel cuore dei loro figli.

Poi questo sentimento non si porta al di fuori della famiglia e si hanno gli stessi problemi con gli amici, con i partner?

Questo si, ma quando accade nel nucleo piccolo della famiglia, genera confusione.

C’è una domanda aperta nel suo libro, “essere genitori oggi è una missione impossibile”?

Essere genitori oggi è difficile, perché significa sapere introdurre la vita al trauma del limite, quando fuori dalla famiglia tutto spinge nella direzione opposta. Un figlio guarda il gioco di un altro bambino, e lo vuole uguale è difficile per un genitore dire no, perché tutto di fuori dalla famiglia”è perché no”? se tutto al di fuori della famiglia è “compra tutto, prendi tutti, consuma tutto”, come si fa a dire di no? Come si fa a dire no, quando il nostro tempo “è il tempo del perché no”? È molto difficile.

Lei definisce i giovani di oggi intossicati…

I giovani di oggi sono intossicati perché sono otturati, circondati, accerchiati dalla presenza degli oggetti di godimento, gli oggetti si moltiplicano, non solo quelli tecnologici ma anche quelli delle dipendenze patologiche . Droga, è il nome di tutti gli oggetti, non solo la sostanza, l’alcool , il cibo, lo psicofarmaco, la cura del corpo, la rete, il pc, sono droghe perché generano schiavitù’. Il computer oggi iscrive il soggetto a rapporti inumani, ad un mondo irreale, non c’è più il contatto, essere amici oggi non vuole dire frequentarsi, incontrasi, oggi con Facebook, non c’è più tutto questo, essere amici vuol dire fare click, senza vedersi o incontrarsi , è un’amicizia tecnologica che non passa dall’incontro.

Perché l’intasamento provoca insoddisfazione?

Questa rincorsa del godimento, della nuova sensazione, la rincorsa del nuovo partner, del nuovo oggetto del nuovo in generale ….è uno dei miti del nostro tempo è proprio questo, e riproduce sempre la stessa insoddisfazione.

I genitori quindi dovrebbero imporre dei limiti?

Certo, ma come? Il limite funziona se sono i genitori a porselo per primi. Se il genitore pone il limite al suo godimento diventa esempio, altrimenti diventa un usurpatore, il valore del limite funziona quando il genitore testimonia di metterselo per primo e rispettarlo…

Dare l’esempio quindi…

Certo non mandare via il figlio dal computer, per prendere il suo posto nei giochi , come accade a molti genitori, è chiaro che l ‘esperienza del limite non trova più nessun fondamento, se viene gestita in questo modo.

Nel libro si affronta il tema dell’eredità, lei fa un analisi psicoanalitica, passando da Freud a Lacan, letteraria con Roth e McCarthy, fino ad arrivare al cinema con due film di Clint Eastwood, Gran Torino e Million Dollar Baby. Eredità intesa, come desiderio, e non eredità materiale come si intende oggi…

Esatto, nel contemporaneo, l’eredità è un travaso di geni, e beni. O un bottino biologico o un bottino materiale, in realtà quello che si eredita davvero e ha senso di ereditare è il desiderio , avere incontrato un padre, un genitore o una madre che ha potuto testimoniare sulla vitalità del proprio desiderio. L’eredità è sempre fatta di niente, ma il niente è una ricchezza se trasmette la potenza del desiderio, mentre a volte l’eredità viene ridotta ad una acquisizione di proprietà, ma quello che ci salva è ereditare la memoria del desiderio, l’incontro con la parola con il desiderio,con le immagini. L’eccesso di cose uccide il desiderio. Per desiderare bisogna fare esperienza del vuoto, della mancanza.

Senza questo passaggio, c’e solo un’esperienza quella  di essere invasi, ingozzati dal troppo pieno, non a caso nell’occidente l’obesità è diventata una patologia gravissima dell’infanzia e della vita adulta. Noi siamo tutti dei polli di allevamento , tutti obesi in questo senso, circondati da cose e oggetti, basta guardare la cameretta di un bambino oggi, o l’agenda di un adolescente, fitta di impegni di appuntamenti, invece bisognerebbe rintrodurre il vuoto, la pausa il silenzio, anche la noia.

Ci sono bambini oggi che non sanno cosa vogliano dire le sue parole…

È chiaro perché la condizione infantile del gioco parte dal presupposto che ci sia un vuoto, per lasciare libera la fantasia e la costruzione. L’eccesso di oggetti blocca tutto questo. I giochi se diventano un lavoro, rendono impossibile il gioco stesso.

C’è stato un momento nel quale ha capito, nel corso della sua vita, che avrebbe fatto lo psicoanalista?

Io ero destinato a diventare un filosofo, stavo discutendo la tesi di laurea, ed ero stato programmato per diventare un professore di filosofia, avevo avuto i migliori maestri, ero stato indirizzato verso la Normale di Pisa o Francoforte, ma nell’estate del 1985, ho iniziato ad avere dei malesseri, degli stati depressivi, di angoscia. Ho iniziato a curarmi, sono andato in analisi, e cominciando l’analisi non mi sono solo appassionato alla mia storia, ma all’idea di poter fare questo di mestiere, di interessarmi io stesso ad altre storie, ad altre cause perse, come sono stato io.

Nel suo lavoro è molto importante l’ascolto…

Certo l’analista ascolta non solo quello che gli si dice, ma soprattutto quello che non gli si dice. L’analista ascolta quando parla l’inconscio, e l’inconscio parla quando l’io sta zitto , e l’io sta zitto quando un paziente per esempio racconta un sogno, nel racconto del sogno c’è la massima attenzione dell’analista, perché nel sogno l’io si spegne e parla l’inconscio, in tutti gli inciampi della vita, un lapsus, un atto mancato, l’io si spegne e parla l’inconscio, all’analista, interessa questo.

E se non avesse fatto lo psicoanalista?

La mia vocazione da ragazzo era quella di diventare poeta.

E in quale filone si sarebbe collocato?

I miei maestri erano Montale, Ungaretti…quindi l’Ermetismo italiano, e amavo molto Samuel Beckett, Rimbaud, Baudelaire…

Un poeta maledetto quindi…

Esatto….

Lei è scrittore, docente universitario, conferenziere, quando ha del tempo libero che cosa fa?

Quando ho tempo libero lo dedico sempre alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei figli. In realtà a loro dedico anche il tempo in cui lavoro, a loro mi dedico sempre. La mia vita non avrebbe senso senza di loro. Per me è difficile distinguere il lavoro dal tempo libero, il mio lavoro mi rende libero…

Quindi il lavoro è come l’amore?

Direi di si, il lavoro è un darsi, uno spendersi per qualcosa che ci fa sentire vivi, che ci realizza, che da senso alla nostra presenza su questa terra.

E come si alimenta questo amore?

L’amore è un sentimento strano, perché cresce sempre di più tanto quanto tu lo spendi . Più lo investi, più lo spendi, più ti ritorna indietro, se ami quello che fai, più ti senti innamorato .

Ci può dare qualche anticipazione sul suo prossimo libro?

Certo sarà sul figlio….Telemaco…

www.asri.ch

www.raffaellocortina.it

 

Biografia:

  • M. Recalcati, L'universale e il singolare. Lacan e l’al di là del principio del piacere , Marcos y Marcos, Milano 1995.
  • M. Recalcati, L'ultima cena: anoressia e bulimia, Bruno Mondadori, Milano 1997.
  • M. Recalcati, Clinica del vuoto: anoressie, dipendenze, psicosi, FrancoAngeli, Milano 2002.
  • M. Recalcati, Sull'odio, Bruno Mondadori, Milano 2004.
  • M. Recalcati, L' omogeneo e il suo rovescio: per una clinica psicoanalitica del piccolo gruppo monosintomatico, FrancoAngeli, Milano 2005.
  • M. Recalcati, Elogio dell'inconscio: dodici argomenti in difesa della psicoanalisi, Bruno Mondadori, Milano 2007.
  • M. Recalcati, Il miracolo della forma. Per un'estetica psicoanalitica, Bruno Mondadori, Milano 2007.
  • M. Recalcati, Melanconia e creazione in Vincent Van Gogh, Bollati Boringhieri, Torino 2009.
  • M. Recalcati, L'uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica, Raffaello Cortina, Milano 2010.
  • M. Recalcati, Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna, Raffaello Cortina, Milano 2011.
  • M. Recalcati, Ritratti del desiderio, Raffaello Cortina, Milano 2012.
  • M. Recalcati, Jacques Lacan. Desiderio, godimento e soggettivazione, Raffaello Cortina, Milano 2012