Intervista con Davide Beltrano " Da Vasco al Sud" Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Mercoledì 10 Aprile 2013 06:18

DA VASCO AL SUD - Copertina“Da Vasco al Sud “ è il secondo libro di Davide Beltrano, detto” Il folle”. Dottore in Storia, classe 1987, Beltrano ha usato da subito la scrittura a “servizio”, dei più deboli della nostra società, ideatore del giornale on line, “Movimento culturale per il Sud”, paroliere di tante canzoni, poeta, con uno stile, definito da lui stesso semplice e diretto, presenta i suoi lavori attraverso show poetici, l’ultimo da ricordare a Casa Sanremo il 15 febbraio di quest’anno. La prefazione del libro “ Da Vasco al Sud”, è curata da Vasco Rossi, che ha sempre sostenuto il progetto fin dall’inizio. Beltrano sarà in Svizzera, a Berna e a Basilea il 20 aprile, noi l’abbiamo intervistato in anteprima:

 

L’idea di questo progetto editoriale quando è nata?

E’ nata circa tre anni fa. Ho sempre scritto d’istinto, di rabbia, come caspita volevo io e man mano che la mia penna creava situazioni sotto-forma di poesia, capivo che queste sensazioni avevano delle linee in comuni con le canzoni di Vasco. Così ho provato questo confronto fra la mia umile arte e quella del più grande cantautore rock d’Italia. In questo modo ho percepito subito che da questo incontro-scontro poteva nascere un confronto generazionale e non solo artistico.

In quanto tempo ha realizzato il progetto?

Inizialmente uscirono solo 130 pagine e me le auto pubblicai da solo. Poi arrivò Dino Vitola il quale mi propose di fare qualcosa in più. Quello che dovevo scrivere l’avevo già in testa, in poco più di un mese conclusi tutto inserendo anche un mini romanzo all’interno del libro. E’ un libro venuto di getto.

È stato facile contattare Vasco Rossi e avere la sua collaborazione?

NO.. no… chiarisco subito una cosa. Vasco non l’ho mai cercato o contattato per il libro. E’ nato tutto per caso. Io scrivevo tre anni fa sul suo fb ufficiale inserendo i miei pensieri e questi piccoli confronti fra la mia arte e la sua. Lui inizialmente mi ringraziò, poi in pratica mi lanciò artisticamente pubblicando il mio Blog di poesie sul suo sito ufficiale, da lì è nata la favola con video e prefazione. Altra precisazione: non è una collaborazione la sua, assolutamente no. Mi ha concesso delle sue splendide parole per questo progetto; un sogno che s’avvera è per me questa sua prefazione. Però questo progetto pur partendo dalla sua musica mira altrove: alla provincia, agl’ultimi. Vasco non lo conosco di persona, non sono un suo amico, non ho segreti su di lui. Fra me e lui c’è qualcosa di più! A lui devo tutto, mi ha fatto conoscere all’Italia intera; una favola.

Tra tutti gli artisti italiani perché proprio lui?

Non ho scelto io Vasco, è la sua musica che ha scelto me. Per me Vasco è uno stile di vita, una sorta di filosofia quotidiana.

Da Vasco al Sud a chi è rivolto?

Agl’ultimi, ai precari, agli sconfitti di questa società. A chi ha tutto e paga sempre meno. A me, a te, a chi crede ancora nella rabbia dei giovani e in una canzone che ti conosce meglio di mille pareri della gente.

I giovani precari sono un’emergenza sociale della quale nessun governo sembra volersi occupare, che ne pensa?

Dammi del tu però, sono uno di strada (ride)… Hai detto bene, noi giovani precari siamo un’emergenza, siamo gli emarginati odierni. Purtroppo sento troppo spesso parlare di giovani dai non giovani, parlare di riforme quando poi si rimane attaccati su di una bella poltrona comoda. Io sono stufo di sperare in futuro migliore, io e la mia generazione vogliamo un presente diverso, che dia un’opportunità in più, non mille, solo un’opportunità in più!

Tu dici di scrivere per necessità e in maniera semplice e diretta, con questo stile a che tipo di pubblico vuole rivolgersi?

Quando comunico io chiudo gli occhi. Voglio rivolgermi a tutti e a nessuno, a uno e a centomila. Non faccio calcoli, non penso a cosa dovrei scrivere per avere un applauso in più. Sono onesto: scrivo per un egoismo accentuato, per urlare il mio malessere, poi la magia della poesia trasforma tutto in un’emozione condivisa con gli altri, ma si scrive sempre per se stessi per poi condividere con gli altri il proprio disagio.

La poesia può essere un linguaggio moderno e portatore di messaggi sociali? E se si in che modo?

La poesia può essere anche di più: una fonte storica per esempio. Attraverso le poesie possiamo definire pezzi di storia passata e presente. La poesia in questo senso è un po’ come la canzone. La poesia comunque deve portare messaggi sociali. Ognuno che scrive, secondo me, ha una missione: quella di smuovere qualcosa, che sia una massa compatta di persone o solo la propria coscienza!

Perché intitolare il libro da Vasco al Sud ? il Nord è completamente escluso?

No assolutamente. Pensa bene, anche il Nord d’Italia è un Sud geografico!! Tutto il mondo è formato da piccoli Sud. Il Sud qui è inteso non come topico, ma come anima! Quando parlo di Sud io intendo la provincia italiana; perché alla fine nelle province cambiano i suoni ma non il linguaggio, quello rimane intatto ovunque. Quando io scrivo “Ecco la mia Calabria”, un altro potrebbe sostituire tutto con: “Ecco la mia Toscana” ecc ccc. Qua nessuno è escluso, non si tratta di Nord o Sud, qua si tratta di giovani italiani, di portare un nuovo vento di rievoluzione!

Perché presentare anche qui in Svizzera il libro?

Perché forse, paradossalmente, ricevo più affetto dalla Svizzera che dalla mia Terra. Mi spiego meglio: a volte quando si è all’interno di un sistema, tutto diventa più difficile. Se denunci quel sistema vieni visto come uno che non ha un cazzo da fare, uno che perde tempo a inventarsi filastrocche. Io per alcune persone della mia Terra sono così, non c’è niente da fare. In Svizzera invece ci sono tanti italiani che per necessità si son ribellati alla miseria che proponeva il nostro paese e quindi gli italiani emigrati qui, come in altri posti del mondo, sono dei piccoli combattenti, un po’ come me… Ecco perché venire in Svizzera è una tappa naturale del mio processo artistico. Poi qui c’è un Fan Club veramente folle su di me. Di questo ringrazio di vero cuore “Gina Azzato”, lei ha un cuore grande come l’Italia e la Svizzera messe assieme.

Prossimi progetti?

Mille! Portare avanti innanzitutto il mio giornale online di denuncia: “Movimento culturale per il Sud”. Un giornale senza sponsor, no-profit e che dà voce a chi non ha voce. Poi sto concludendo la scrittura di alcune canzoni importanti che presto verranno pubblicate. Poi, dopo questo libro, ho già pronto il mio primo romanzo. Sarà un romanzo potentissimo, duro, reale. E’ la storia di un ragazzo precario che si trova in pochi giorni a fare diversi lavori e a fare i conti con la propria realtà mafiosa. La storia inizia con questo ragazzo che guarda in Tv un programma di politica. All’inizio ci sarà veramente tanta ironia amara. Il titolo? “Il teatro dei pagliacci”….. Sentirete ancora parlare di me (ride)

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