Intervista con Alessandro Sallusti Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Martedì 28 Maggio 2013 07:18

IMG 1529Abbiamo intervistato Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale”, all’hotel Savoy di Zurigo. Ospite dell’Asri ha tenuto all’università una conferenza dal tema “Il ruolo dei giornali nella crisi italiana”. Giornalista sempre in primo piano, è una delle penne italiane piu’ amate ed odiate del nostro tempo. Inizia la sua carriera nel ’79 all’Ordine di Como, passando negli anni a collaborare con le grandi testate nazionali, solo una breve parentesi come vicedirettore di Panorama, nel 2001, tiene lontano Sallusti dal suo unico vero amore, il quotidiano. Dal 2010 è direttore de “Il Giornale”. Nelle foto Alessandro Sallusti al momento dell'intervista all'Hotel Savoy, sotto con a destra con Chiara Marcon.  Intervista:

IMG 1531Per affrontare il tema della conferenza,” il ruolo dei media nei tempi della crisi”, a che tipo di pubblico ideale ti sei ispirato?

Immagino che la gente si formi un’opinione leggendo i giornali e guardano i programmi televisivi di approfondimento politico. Io credo che, ma è un mio punto di vista ovviamente, che si abbia una visione distorta della realtà, sia di quello che sta succedendo in Italia, ma anche in tutto il mondo. L’informazione gioca un ruolo attivo dentro le dinamiche politiche del paese, ed anche in Italia questo accade in modo rilevante ma in maniera distorta, quasi vigliacca… io credo che se fermassi uno zurighese per strada, e gli chiedessi chi controlla l’ informazione in Italia risponderebbe sicuramente Berlusconi, e cosi tanti altri. Questo deriva dal fatto che Silvio Berlusconi, non fa mistero di ciò che controlla, quello di cui è proprietario. Ma quello di cui è proprietario è una parte molto esigua della carta stampata, e comunque un’esigua minoranza dell’informazione televisiva, e capisco che questo possa sembrare un paradosso, perché’ essendo il proprietario di tre reti, ed essendo stato il Presidente del Consiglio con un controllo indiretto delle tre reti nazionali, tutti lo vedono e lo accusano di essere un controllore diretto dell’informazione, ma non è cosi.

Quello che non esiste in Italia è una classe giornalistica che non sia di sinistra, perché un liberale ha un concetto diverso dell’informazione, non militante. Un liberale non fa mistero di esserlo, io per esempio dico alla gente cosa penso, da che parte sto, chi mi paga, e questo tutto in modo molto trasparente. Quindi mi sono ispirato ad un pubblico, che crede che l'informazione sia controllata in Italia da Silvio Berlusconi.

IMG 1533Però, a volte passi per essere il servo del padrone…

In realtà io penso di essere una delle persone più libere dell’informazione. La trasparenza della mia posizione è un atto di libertà, mentre negli altri giornali nei quali io ho lavorato, il condizionamento esiste ed è pesantissimo, ma è mascherato, e non appare… esempio? Chi è il proprietario del Corriere della Sera? Nessuno lo sa, ma in realtà sono le grandi banche, quindi il potere reale del Paese. Il potere ha bisogno della complicità politica per fare i propri interessi, va da se che questi strumenti sono usati per fini politici da mittenti che restano oscuri e clandestini, ma danno al lettore l’idea di essere di fronte ad un giornale libero.

Secondo te è possibile dare e avere un’informazione libera?

L’Informazione libera è l’informazione trasparente. Una delle grandi ipocrisie è pensare di essere super partes, se a me danno del super partes mi offendo, perché un uomo non può esserlo, o crede in Dio o non ci credo o tifa Inter o tifa Milan o è liberale o è social democratico , o gli piacciono gli uomini o gli piacciono le donne, tutti noi siamo di una parte, e credo che sia legittimo e auspicabile che dichiariamo questa appartenenza e ci battiamo con lealtà per l’ affermazione di ciò in cui crediamo. Non esiste un giornale super partes, esiste un giornale che ha delle idee, per le quali si batte, e combatte quelle avverse. Dove è la libertà di stampa di un paese? Che tutte le idee hanno diritto di esistere e di essere pubblicizzate, la libertà di stampa esiste in Italia perché c’è la pluralità’, come il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Il Corriere della Sera…

Che cosa vuol dire per un giornale essere libero?

Le notizie oramai dal punto di vista del mercato una volta pubblicate servono a poco, non perché non siano importanti, ma la gente non le cerca più sul quotidiano cartaceo ma on line. I giornali in Italia stanno tornando all’origine, un posto, dove si affermano idee non notizie. I giornali di opinione, sono gli unici che funzionano perché’ il quotidiano generalista sta perdendo quote di mercato, perché’ non regge la concorrenza di altri mezzi. I lettori, su un cartaceo cercano chiavi di lettura degli spunti…che non posso che essere di parte, l’opinione è di parte per definizione, è la mia opinione .solo la mia, questa è la libertà.

Il pubblico, ha ancora voglia di investire il poco tempo libero per approfondire notizie ?

Il giornalismo per tanti è una professione intellettuale, per me è un mestiere ,nel senso più nobile della parola. È come fare l’artigiano, il fabbro, il calzolaio…non c’è bisogno di un titolo di studio per fare il giornalista, ma è un mestiere che i s’impara con il tempo. Noi cerchiamo di dare al lettore un’idea, una chiave di lettura oltre ad arrivare all’obiettivo. Nella vita il lettore fa altro, quindi non ha tempo di organizzare il suo pensiero, l’idea che qualcuno glielo confezioni e lui ci si ritrovi in questo pensiero, esaurisce il lavoro del giornalista.

Tu sei ospite in molte trasmissioni televisive di approfondimento politico…dove ti senti più a tuo agio?

Paradossalmente dal nemico, se vogliamo usare parole da guerra, perché in Italia è in corso una guerra mediatica, in questo caso è Santoro. Nella sua trasmissione mi sento molto rispettato perché come succede in guerra, il nemico ti rispetta, e se tu sei in una guerra mediatica, l’idea di affrontarlo ti piace, li sei costretto a dare il meglio ….Lui è un grande professionista, con le sue idee certo, ma contano i risultati che lui porta alla sua rete, e di sicuro fa sempre ottimi ascolti. I salotti super partes dove devi stare attento a tutto, o peggio, dove mi fanno le raccomandazioni prima della messa in onda, non mi interessano.

La tv da la visibilità che serve a un giornalista per sembrare autorevole?

È il mix che serve. L’autorevolezza la da, la carta stampata, sia per la tv che per i siti. I siti hanno un complesso d’inferiorità culturale rispetto alla carta stampata, come un giovane ha un complesso d’inferiorità, rispetto ad uno che ha qualche anno in più. Questo vale sia per i giornalisti sia per i loghi, non è un caso che i siti più visti sono quelli dei maggiori quotidiani, perché l’autorevolezza la da il logo, il brand e il personaggio autorevole perché promuove la carta stampata quindi è riconoscibile con quello che scrive. Credo che i nostri figli si sganceranno da questa soggezione culturale, dove è più autorevole ciò che è scritto e meno autorevole ciò che è scritto su internet. Internet è accessibile a tutti e tutti scrivono su internet , è una terra di nessuno dove l’autorevolezza è ancora debole.

Lasceresti mai la carta stampata per la televisione?

No, mai. Non solo la carta stampata, non lascerei mai il quotidiano. Ho provato a fare delle esperienze settimanali, con Panorama, dove sono stato vice direttore, ma sono scappato per motivi personali, per incapacità ad adattarmi al mezzo, perché l’adrenalina e la sensazione che da, il quotidiano, manca quando lavori in un settimanale. Io sono molto fortunato, perché nella vita ho fatto il mestiere che sognavo di fare… una fortuna assoluta, non sola bravura.

Ti senti piu’ amato o più odiato?

Sicuramente più odiato, e sono odiato perché rappresento una minoranza, e perché a volte le persone m’identificano come quello che non pensano loro, quindi un contro.

È un ruolo che ti piace?

Non sempre. Quando per esempio m’insultano in anonimato su Twitter, non è simpatico, perché tutti possono scrivere tutto senza pagarla mai, mentre io per un errore sono stato arrestato. La rete è il sistema più antidemocratico che esista, perché dietro l’anonimato che è un luogo vigliacco, c’è l’impunità. Tendo a non leggere nulla di quello che mi riguarda in rete, per questo motivo. Io mi auguro che siano messi dei paletti anche alla rete, perché la libertà incondizionata non va bene, non tutti la sanno usare.

Per chiudere avrei anche una domanda di gossip…visto, che tu sei stato molto “ chiacchierato” per una tua presunta storia con l’Onorevole Santanche’ …

Certo non c’è niente da nascondere. Io penso che il gossip sia una parte importante dell’informazione e del giornalismo, chi dice il contrario si sbaglia. Chiunque di noi da sempre un’occhiata alla copertina dei giornali di gossip, anche perché dietro il pettegolezzo c’è sempre una verità , il gossip non è ne’ vero ne’ falso, altrimenti è una notizia, è qualcosa che è nell’aria… Sono stato soggetto di gossip perché ho iniziato una relazione con l’onorevole Santanche’ … però per motivi nostri professionali, e personali volevamo tenerla per noi, ma non è facile tenere riservato un amore. Adesso non è più un gossip…ormai è una notizia, Daniela Santanche’ è la mia compagna…

Noi ringraziamo Alessandro Sallusti per la sua disponibilità, e l’Avvocato Paolo Solari Bozzi Presidente dell’Asri.

 

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