Intervista con Luciano Alban Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Giovedì 09 Gennaio 2014 00:00

DSC 0808Luciano Alban, classe quarantasei, lascia il Veneto, giovanissimo, e fa la sua prima esperienza lavorativa alla Mercedes Benz di Stoccarda per poi traferirsi a Zurigo, dove è ad oggi residente. Da sempre nel mondo dell’associazionismo, portavoce dei Veneti all’estero, ha visto la trasformazione che negli anni le associazioni, hanno, inevitabilmente subito seguendo i cambiamenti storici e sociali, di entrambi i paesi. Ecco come si racconta nella nostra intervista: Nella foto a sinistra, Luciano Alban il primo a destra.

 

Ripercorriamo a grandi tappe la tua storia di migrante?

Dopo aver frequentato l'Istituto professionale di Stato a Treviso, ebbi da subito la prima esperienza di lavoro all'estero. Mancavano pochi giorni al mio diciottesimo compleanno quando iniziai a lavorare nel reparto sperimentale della Mercedes Benz di Stoccarda. Fu un'esperienza molto importante sotto il profilo professionale e umano. In quel periodo si sviluppava il progetto sul Wankelmotor poi abbandonato per eccessivi problemi di surriscaldamento. Dopo aver prestato servizio militare ebbi una breve esperienza come capogruppo all'OSRAM di Treviso per trasferirmi poi all'Escher Wyss di Zurigo a fine marzo del 1968, ditta con oltre centocinquant'anni di attività nel campo delle turbine ad acqua, in seguito Sulzer-Escher Wyss, poi Sulzer, dal 2001 rilevata dalla MAN Turbo tedesca. A Zurigo ho vissuto la famosa campagna antistranieri di James Schwarzenbach, culminata con il più votato referendum della Confederazione Elvetica, ca. il 74% di votanti,ma bocciata dal 54%. Date le mie conoscenze tecniche, mi venne chiesto di fare alcune ore di supplenza nella scuola serale per adulti dell'ENAIP di Zurigo. Questo contatto con gli emigrati italiani, allora era la maggioranza assoluta, mi ha coinvolto nelle problematiche dell'emigrazione e, dopo diversi corsi di abilitazione, insegnai per oltre trent'anni in questi corsi. Sono entrato nelle ACLI percorrendo, con il volontariato, tutti i gradini del Movimento, in questo momento, sono Vicepresidente Nazionale. Ho vissuto da vicino i momenti dei rapporti bilaterali con il Comitato Nazionale d'Intesa e il Governo Federale. In quel tempo non c'erano gli organismi di rappresentanza istituzionale: COMITES, CGIE e Parlamentari. Solo in seguito entrai nell'associazionismo veneto, prima iscritto all'ATM - Associazione Trevisani nel Mondo - per poi entrare nel CAVES: Comitato Associazioni Venete Emigranti in Svizzera.

Che cos'è il CAVES, del quale tu sei Presidente? Com’ è andato il primo raduno? 

Da una decina d'anni, per seguire i grandi cambiamenti migratori del Veneto, abbiamo cambiato il significato della sigla CAVES, uguale Confederazione delle Associazioni Venete in Svizzera - (il termine emigrato veneto modificato in presenza veneta). I veneti in Svizzera hanno creato, primi al mondo, una struttura associativa di livello regionale per interloquire direttamente con la propria Regione Veneto. La data di nascita è datata 27 agosto 1978. Il primo raduno di questo organismo rimarrà nella storia, oltre diecimila veneti si sono trovati ad Einsiedeln per il varo ufficiale della nuova struttura. C'era la conferma della partecipazione del Patriarca di Venezia, sostituito poi dal Vescovo di Belluno perché, nel frattempo, il Patriarca Luciani venne eletto Papa, incaricò quindi il fratello a portare una sua lettera.

Sei da tanti anni nel mondo dell'associazionismo, com'è cambiata l'associazione da ieri a oggi?

L'associazionismo sta vivendo un cambiamento radicale, da una forma di quasi autodifesa sociale e di un esclusivo rapporto con la Regione d'origine, ad una forma di identità culturale, per tenere vive le radici, come valore aggiunto alle caratteristiche culturali della società di accoglienza. La maggioranza delle nostre comunità è nata in Svizzera e possiede la doppia cittadinanza. Ora assistiamo ad un nuovo flusso migratorio dal nostro Veneto, ma con caratteristiche e condizioni distanti anni luce rispetto ai flussi degli anni sessanta.

Da tanti anni a Zurigo, ti senti un po' svizzero? e in che maniera hai tenuto la tua italianità? 

Inizialmente a Zurigo mi sentivo straniero, ora mi sento a casa, il cuore rimane però sempre italiano. Dal 2007 ho anche la cittadinanza svizzera e partecipo sempre a tutte le votazioni, anche perché la scheda mi arriva a casa in anticipo e c'è il tempo di riflettere sulle questioni da votare. Della Svizzera apprezzo la razionalità di pensiero.

Hai ancora contatti con l'Italia e il tuo paese d'origine

Conservo forti contatti con l'Italia e il Veneto, attualmente sono anche Consultore della Regione Veneto per i problemi migratori. Nell'ultima Consulta di ottobre abbiamo avuto anche un incontro con il Presidente Zaia per ricordare la potenzialità, non solo culturale, ma anche economica, dei veneti nel mondo.

La lingua italiana è sostenuta dal governo? e che cosa si potrebbe fare di più? Nonostante i tagli molti progetti vanno avanti con la buona volontà dei singoli...

Sono fortemente impegnato nel sostenere l'insegnamento della lingua italiana. Trovo importante che ci sia una compartecipazione di sostegno ai corsi tra Stato e famiglie italiane. Il primo nucleo della società rimane sempre la famiglia, le decisioni più importanti sono prese nell'ambito famigliare ed è interesse strategico dello Stato investire per mantenere e valorizzare l'italiano.

Si parla tanto di nuova immigrazione, di fuga di cervelli, secondo te è corretto?

A prescindere dall'attuale situazione economica dell'Italia, ritengo che un'esperienza di lavoro all'estero sia senz'altro molto utile. Più che una fuga di cervelli, parlerei di necessità e di opportunità. Un aspetto debole del nostro Paese è il provincialismo, troppa retorica e poca concretezza, invece di progettare si rincorrono i problemi per cui siamo sempre in ritardo. L'italiano è una bellissima lingua, però ci vorrebbe maggiore studio anche delle lingue straniere.

Quali sono le cose che ti mancano dell'Italia qui in Svizzera e viceversa che cosa ti manca della Svizzera quando sei in Italia?

Per quanto riguarda l'Italia credo che necessiti di un investimento sull'educazione civica: più senso del bene comune, più rispetto dello Stato e un linguaggio più sobrio. In Svizzera invece mi manca l'umanesimo latino e più sole.

Che progetti ha concreti il CAVES?

Il progetto attuale della CAVES è quello di gestire il cambiamento, non solo generazionale, ma anche mentale. Comunicazione e informazione con mezzi moderni, rete culturale legata a quella economica ed essere un riferimento per le nuove mobilità.

Il sito della CAVES: www.associazionivenete.ch