Intervista con Fabrizio e Nicola Valsecchi Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Mercoledì 18 Giugno 2014 00:00

fabrizio e nicolaGiorni di neve, giorni di sole è un romanzo di Fabrizio e Nicola Valsecchi, gemelli scrittori cernobbiesi, nati a Como nel 1976, che vantano già due pubblicazioni con la casa editrice Marna, i romanzi "La Chiromante" "Una Profezia" (2002) e "B. e gli uomini senz'ombra" (2004), riscuotendo un buon successo di critica e pubblico, oltre al racconto "Il Seme della Discordia" (2006), apparso sul giornale "Il Popolo Veneto". Scrivono a quattro mani, ma si considerano, un autore unico, una scrittura che fa subito centro, soprattutto affrontando in Giorni di neve, giorni di sole, la storia di Alfonso dell’Orto, un italiano che in pieno regime fascista, nel 1935, con la madre e la sorella, parte per l’Argentina dove suo padre Augusto era emigrato per motivi politici e lavorativi. Foto a lato i due scrittori Fabrizio e Nicola Valsecchi.

Sullo sfondo l’Italia del duce, in cui la libertà era negata e c’era una tessera per tutto, anche per pensare. Quel paese lontano appare loro come la terra del sole e della speranza, così come per moltissimi nostri connazionali. In Argentina, tra sforzi, rinunce e sacrifici, Alfonso riesce a costruirsi un futuro e una posizione, sposa una connazionale e forma una famiglia con quattro figli. Purtroppo altre dittature si frappongono sul suo cammino. E’ il 1976 quando il regime militare dei generali e di Jorge Rafael Videla apre il periodo dell’obediencia debida e del terrorismo di stato, che ha provocato 30.000 desaparecidos, vittime su cui è sceso il silenzio complice di molti stati e anche della chiesa. La figlia maggiore di Alfonso, Patricia (21 anni), è tra i primi desaparecidos insieme al marito Ambrosio (23) con cui svolgeva un lavoro sociale tra i poveri del barrio. Lasciano sola al mondo una bimba di venticinque giorni, Mariana, a cui Alfonso in età ormai matura fa da padre. Non erano militanti attivi. Dell’Orto vive la sua tragedia senza mai perdere la speranza di ritrovare la figlia. Quando vengono riaperti i processi nel 1999, ecco la triste verità della morte di Patricia, grazie alla deposizione del testimone oculare Julio Lopez, desaparecido per la seconda volta il 18 settembre 2006 dopo aver fatto i nomi dei colpevoli. Alfonso trova il modo per fare rivivere la memoria della figlia, riabbracciando dopo 70 anni il proprio paese natale, lasciando un quadro di Patricia ( la sola a non aver conosciuto Piazza Santo Stefano, frazione di Cernobbio), nella Cooperativa Sociale del paese costruita anche da suo nonno Giovanni, per legare idealmente i principi di libertà, verità, giustizia e democrazia in cui i suoi cari credevano.

Il libro vanta la prefazione di Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la Pace 1980 “per la sua attività a favore dei poveri e dei non violenti” e la postfazione di Gianni Tognoni, Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli.

 

 

Come mai avete deciso di scrivere su una storia vera dopo due pubblicazioni "fantasy"?

 

Semplicemente perché dopo “La Chiromante, Una Profezia” e “B. e gli uomini senz’ombra” una storia vera e coinvolgente è venuta fortuitamente a bussare alle porte della nostra sensibilità …

 

Quanto vi siete lasciati coinvolgere emotivamente in prima persona di questa storia?

Moltissimo. Anche se possiamo tranquillamente confidarle che non siamo stati noi, in realtà, a cercare in un modo o nell’altro la storia che abbiamo avuto la fortuna di poter narrare, ma è stata proprio la difficile vicenda umana della famiglia Dell’Orto a venire effettivamente a cercare noi. Difatti, siamo venuti a conoscenza di quanto è accaduto solo per un caso fortuito. Il Signor Antonio Dotti, Presidente della Cooperativa del nostro paese – Piazza Santo Stefano, piccola frazione di Cernobbio – si è rivolto improvvisamente a noi. Aveva ricevuto da poco una lettera dall’Argentina. Da un nostro compaesano, Alfonso Dell’Orto, che aveva ancora nel cuore un importante sogno da realizzare: affiggere un quadro della figlia Patricia, desaparecida a 21 con il marito Ambrosio, alle solide pareti dell’edificio “sociale” materialmente costruito un secolo prima anche da suo nonno Giovanni. L’intento di Alfonso era veramente quello di far rivivere la figlia e i suoi poetici ideali di pace, speranza e equità sociale anche in Italia e, in particolar modo, nel paese natio, lasciato nel lontano 1935 a soli 7 anni e mai più ritrovato per sua precisa scelta. Saputo questo, è stato per noi quasi naturale abbandonare ogni precedente progetto e lasciarci totalmente catturare e coinvolgere da questa esperienza umana per noi del tutto nuova e formativa. Pertanto, quasi senza aspettare l’esplicita richiesta del Presidente Dotti, ci siamo tuffati in questo importante progetto e abbiamo attivato con vivo entusiasmo e vivida partecipazione emotiva l’indispensabile contatto con l’Argentina, scoprendo dunque dalla calda ed emozionata voce di Alfonso una storia particolare e commovente che ci ha davvero toccato il cuore. Dunque, quasi d’impulso, ci siamo messi al lavoro, consci al cento per cento che non si trattava più di dover scrivere un altro romanzo figlio della nostra fantasia, ma che ci accingevamo realmente a provare a mettere su carta le vicende personali di un uomo e della sua famiglia all’interno della grande storia che ha determinato il problema dei desaparecidos e di quell’obediencia debida che ha provocato 30.000 vittime sulle quali purtroppo è caduto il silenzio colpevole dello Stato e, in parte, persino della chiesa. Il risultato di tutte queste precise valutazioni e considerazioni è stato alla fine il nostro “Giorni di neve, giorni di sole”.

 

Come avete proceduto con le fonti? Come avete organizzato il vostro lavoro di ricerca?

 

Per quanto riguarda i contatti e le fonti, beh, possiamo onestamente comunicarle e confidarle che, anche grazie alle nuove tecnologie, che accorciano facilmente le distanze e favoriscono notevolmente gli interscambi, i contatti con l’Argentina sono stati davvero fittissimi e intensissimi. Di giorno in giorno, infatti, telefonate ed email si sono alternate velocemente per illustrarci l’importante esperienza di vita che il signor Dell’Orto voleva far arrivare in Italia, e, in particolar modo, sotto quei monti e sulle sponde di quel lago che Alfonso porta ancora immensamente nel cuore. Siamo stati profondamente commossi e toccati da questa vicenda umana di alti valori e d’esuberante impegno civico. Quindi, perfettamente consci che dar luce in qualche modo alla vita breve e generosa di cui avevamo appena appreso e far rivivere e conoscere in qualche modo Patricia e i suoi ideali di libertà, di verità e di giustizia nei suoi luoghi natali era di fatto l’ultimo grande sogno rimasto al signor Dell’Orto, abbiamo subitamente deciso di accantonare alla svelta ogni progetto a cui stavamo lavorando. Così, di buona lena, abbiamo provato a tracciarlo e a dargli vita sulla carta. E scritto quasi di getto “Giorni di neve, Giorni di sole”. Cercando di adattare con meno invadenze possibili l’importante esperienza di vita del signor Dell’Orto e della sua famiglia. Nell’auspicio che sull’esempio di Patricia, di Ambrosio e delle altre vittime di dittature feroci come quella che si sviluppò tra il 1976 e il 1983 in Argentina non cada mai più il grave velo dell’oblio e dell’amara dimenticanza. Così è nato il libro di cui abbiamo avuto il privilegio di poter essere tramiti trasparenti. Una vicenda significativa che abbiamo consegnato in primis ad Alfonso, che ha potuto vagliarne capitolo per capitolo, approvandone paragrafo per paragrafo e riga per riga, prima che venisse data alle stampe la storia che voluto che noi raccontassimo in sua vece.

Scrivere a quattro mani è facile?

Certamente scrivere a quattro mai, come un unico autore, anche se ai più potrebbe realmente apparire come un’impresa complicata e difficile che richiede senza dubbio, oltre a un progetto comune da condividere e da portare avanti congiuntamente, anche una buona dose di pazienza, di perseveranza e di pertinacia, è un fatto decisamente possibile e realizzabile. Nel nostro caso, possiamo veramente assicurarle che la nostra posizione duale di gemelli-scrittori, fatto di per sé abbastanza insolito e raro in letteratura, invece di sfavorirci e di svantaggiarci nella costruzione materiale e nella successiva stesura dei romanzi, ci ha comunque aiutato tantissimo. Essendo gemelli, infatti, abbiamo sempre avuto la fortuna di poter vivere costantemente ogni sensazione “moltiplicata per due” e “insieme”. E, in questo lavoro, tutto ciò rappresenta effettivamente un vantaggio concreto e non indifferente. La nostra sensibilità, arricchendosi delle diverse sfumature e dei molteplici dettagli che, in un modo o nell’altro, quando ci mettiamo all’opera, riusciamo a cogliere e a captare sotto forme simili ma non uguali, risulta oltremodo acuita e rafforzata. Quando scriviamo, in effetti, riusciamo spesso ad interagire in perfetta sintonia, sfruttando forse le esperienze comuni che per noi si protraggono davvero da prima di nascere. Tutte le diversità e le divergenze di opinione che logicamente sorgono e contraddistinguono un comune processo creativo vengono pertanto facilmente superate ed eliminate, proprio perché, in quanto gemelli, si manifesta quasi sempre quella particolare magia che consente di capire all’istante ciò che vuole dire l’uno o dove vuole arrivare l’altro. A volte, però, quando, pur partendo da un piano d’idee comune ben definito e concordato, le opinioni sulla stesura, sulla narrazione, su un dialogo o su un altro punto qualsiasi della trama persistono irreversibilmente a non collimare, ci si separa improvvisamente e ognuno, così, prende improvvisamente a procedere come se fosse realmente un autore unico, autonomo e indipendente. Quando alla resa dei conti si esaminano gli elaborati, ecco però che interviene spesso e volentieri il misterioso quid su cui poggia e si basa solidamente il nostro sogno di poter scrivere: quasi sempre, in quei momenti, ci accorgiamo che le difficoltà e i problemi di trama sono stati affrontati e superati nello stesso modo e che la nostra scrittura è perfettamente omogenea. Cose strane, apparentemente. Forse però solo per chi non ha la fortuna di avere un gemello con cui condividere tutto …

A quale pubblico indirizzate il vostro libro?

 

Siccome la memoria è lo specchio in cui tutti dovrebbero riflettersi, crediamo che il nostro libro, un vero proprio romanzo d’amore d’un padre per la propria e d’un migrante verso la propria terra nel segno degli inalienabili ideali d’identità, verità e giustizia, sia decisamente aperto ad ogni tipo di lettore.

 

Avete anche una prefazione importante quella di Perez Esquivel. Come avete avuto il contatto?

Effettivamente, il nostro “Giorni di neve, giorni di sole” può vantare la bellissima prefazione di Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel 1980 per la Pace per la sua attività a favore dei poveri e della non violenza. Contattato da Alfonso, che gli ha tradotto in Spagnolo il nostro libro, l’ha apprezzata a tal punto da dirsi sensibilmente disponibile e veramente orgoglioso di poter concretamente scrivere e donarci i suoi preziosi pensieri su una vicenda umana importante e dolorosa, una delle tante che hanno drammaticamente colpito e devastato al cuore il suo paese, al tempo della dittatura militare. Così, un bel giorno a pochi mesi di distanza dal loro incontro, Alfonso ci ha telefonato. E, in modo molto diretto ed emozionato, ci ha confermato l’avvenuto intervento di prefazione di Perez Esquivel. Se vuole sapere proprio come ci siamo sentiti a questo improvviso e inaspettato annuncio, beh, ci limitiamo a dirle che eravamo davvero sorpresi e strabiliati. Infatti non sapevamo davvero che cosa dire e che cosa pensare … Una personalità così meritevole ed onorata che s’interessava realmente al nostro lavoro! Ci sembrava veramente qualcosa di bellissimo e d’impossibile al tempo stesso. Il sogno di Alfonso che, passo dopo passo, si stava realizzando tangibilmente. Con la figlia e il genero e gli ideali per i quali erano vissuti ampiamente valorizzati e impreziositi anche dalle parole sentite di una persona veramente impegnata e sempre presente quando si parla di diritti umani e di memoria. E non solo perché anche il Premio Nobel ha realmente provato sulla pelle la cruda durezza del carcere e l’atrocità umiliante delle spietate torture del regime argentino. Così, in quei momenti di totale sbigottimento e di solare meraviglia, ci siamo guardati a vicenda, increduli e felicissimi. Chiedendoci se fosse davvero lecito aspettarci d’ottenere qualcosa in più di qualche semplice riflessione o annotazione – per noi essere stati letti e apprezzati da una persona di tal levatura era già stato un enorme successo! – da parte di Perez Esquivel. E, invece, quando al fine il suo scritto è arrivato … abbiamo addirittura scoperto con indescrivibile contentezza le quattro pagine olografe che ci aveva fatto pervenire. Un riconoscimento davvero notevole e gratificante per il nostro lavoro. Un attestato di stima, ma anche di vasta generosità e di squisita sensibilità per cui lo ringrazieremo sempre infinitamente. Nonostante i quindicimila chilometri che separano Italia e Argentina, infatti, il Premio Nobel non s’è fermato davanti al nostro nome e alla nostra giovane età. Fatto che ha davvero trasmesso sensazioni difficilmente immaginabili per due ragazzi di Piazza Santo Stefano che continuano a cullare il sogno (o la follia?) di poter vivere adeguatamente con tutte le speranze e le illusioni che, specie in momenti di grande crisi come questi, sa davvero trasmettere a chi l’ama la poco redditizia arte della scrittura.

State già lavorando ad un'altra pubblicazione? Ci potete dare qualche anticipo?

Nuove pubblicazioni?! Beh, per dirla tutti abbiamo davvero in cantiere diversi progetti, perché per chi come noi usa non solo idealmente la scrittura come una vera e propria valvola di sfogo, di solito, non c’è miglior medicina che entrare in un altro mondo e provare a creare e a sperimentare con costanza e assiduità, cercando così di rendere pratiche nuove idee e comporre un buon libro. Stiamo infatti provando a portare avanti contemporaneamente il primo capitolo di una saga particolarissima sospesa tra il 2012 e l’Anno Mille, un’inconsueta “short novel” che ha per protagonista un soldato in licenza, una raccolta di “dark tales” e un’antologia di storie, miti e leggende che hanno per epicentro l’immaginaria isola di Gather Falls. Ma anche un’altra vicenda reale è venuta in qualche modo a cercarci. Dunque, vedremo proprio quale di queste rose fra poco fiorirà e sarà inevitabilmente consegnata a voi lettori …