Intervista con Manuela Mazzi Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Lunedì 20 Ottobre 2014 00:00

mazziManuela Mazzi, nella foto a sinistra,  è nata a Locarno, nel 1971. Giornalista professionista e appassionata fotografa, ha scritto per più testate della stampa ticinese e ha collaborato con Il Giornale di Milano, come corrispondente dalla Svizzera di lingua italiana. Dal 2004 lavora per il settimanale d’approfondimento “Azione”, per il quale da qualche anno è responsabile del settore “Ambiente e Benessere”. Inoltre produce servizi giornalistici e reportage fotografici come free lance per altre riviste.

Al di là della scrittura, due sono le cose che appassionano maggiormente Manuela Mazzi: i viaggi (sacco in spalla) e la fotografia. L'avventura e il desiderio di immortalarla sono rispettivamente una condizione e un sentimento che cerca di inseguire e appagare da che la sua memoria riesce a ricordare. Tant'è che ha eletto da tempo, quale filosofia di vita, concetti come la curiosità, il desiderio di conoscenza, la comprensione e la volontà di immortalare il mondo che ci circonda, così com'è. Da qualche anno si occupa di diverse attività, dalla stesura di contributi redazionali ai servizi fotografici. Ha collaborato e collabora con un periodico specializzato nella salvaguardia dei beni architettonici e della natura, ma anche con settimanali e quotidiani, che hanno pubblicato e pubblicano i suoi reportage. Il suo ultimo romanzo giallo, comparso a puntate nel Corriere del Ticino, ha conquistato molti lettori, Il furto della verità, ambientato in territorio ticinese, ha due storie parallele, diverse solo per datatazione, una 1936 dove una banda di giovani ladri di polli si incontra un un giovane fuggiasco italiano, arrivato in Svizzera, l’altra 2014, dove un gruppo di massaie, amanti di chiacchiere sigarette e caffe’, cha abitano nello stesso condominio, si ritrovano a dover risolvere un furto e un omicidio. Una lettera lega le due storie, i protagonisti si intrecciano e la crisi economica vi fa da sfondo.

 

 

Quando e come ha scoperto la scrittura?

La scrittura è sempre stata il mio mezzo ideale per riorganizzare i pensieri. Poi è diventata un lavoro quando ho iniziato a fare la giornalista. Infine, dalla frustrazione del dover scrivere solo quello che dovevo e non quello che volevo, il passo verso la narrativa è stato facile.

 

Quali sono i suoi riferimenti quando scrive?

Cambiano di continuo. Mi piace cercare di affinare il modo di raccontare, continuo a leggere autori diversi, generi diversi, tecniche diverse. È pur vero però che tra i miei prediletti si trovano i gialli.

 

Che cos’è per Lei scrivere?

È fare ricerca, imparare molte cose nuove, tuffarmi in mondi e personalità diverse, fermarmi a guardare la gente mentre tutti si muovono attorno a me, è raccontare il passato, ma anche inventare, e soprattutto è giocare al gioco delle emozioni con il lettore,…

 

Come vede l’attuale panorama letterario?

Nonostante la critica tenda sempre a dire la stessa cosa («Non ci sono più i Dostoevskij di una volta») per quanto mi riguarda il panorama letterario è sempre più ricco e variegato. A colpo d’occhio potrebbe persino apparire confusionale, tanta è l’offerta (di cui non sta certo a me giudicare la qualità). Ma a guardare bene non è difficile individuare i nomi più interessanti e poi mi piace credere che anche perdersi tra le pagine di emeriti sconosciuti può riservare sorprese incredibili. 

 

Il Furto della verità, quanto tempo le ha richiesto? È un’opera di fantasia oppure ha consultato delle fonti e se si quali?

Questo romanzo - che prende a pretesto il giallo per parlare di tante altre cose - è nato da più fonti. La prima in assoluta è la mia nonnina che poco prima dell’inizio della stesura mi aveva raccontato una vicenda di quand’era piccola: un omicidio irrisolto, che… non poteva restare tale. Così ho indagato sui giornali del 1936 per cercare notizie in merito. Non ne trovai, ma in compenso «incontrai» un interessante fuggiasco e una banda di ladri di polli.

 

Il Furto della verità è stato pubblicato a puntate sul Corriere del Ticino. Pubblicare delle puntate aventi la stessa lunghezza, è stato un problema? Che cosa ha rappresentato per Lei pubblicare giornalmente il Suo romanzo?

Sì, è stato parecchio faticoso «ingabbiare» la storia in un numero massimo di puntate (60) di 3500 battute l’una. Ho dovuto tagliare un terzo del libro originale, ragion per cui oggi l’ho fatto uscire nella sua versione integrale. È innegabile la soddisfazione derivata dalla pubblicazione sul Corriere del Ticino e non solo per il fatto che è il quotidiano più in vista del nostro cantone, ma anche e soprattutto perché era un sogno: mi faceva impazzire l’idea di pubblicare un libro come si faceva 150 anni or sono, quando nacque la cultura popolare sui feuilleton e diede spazio ad autori come Alexandre Dumas, Emilio Salgari, Charles Dickens, Jules Verne, ma anche Sir Arthur Conan Doyle.

 

Il romanzo si apre con una presentazione dei personaggi… quasi come una sceneggiatura per il teatro?

L’ho fatto per me… e per tutti quelli come me, che stentano a ricordare i nomi da associare ai vari personaggi.

 

Nel Suo romanzo, il 2014 s’intreccia con il lontano 1936… le storie all’inizio cosi distanti piano piano si intrecciano sempre di più… la crisi economica unisce i protagonisti e il loro destino… Pensa che la crisi si sia gestita meglio negli anni trenta o ora?

Perché? Qualcuno oggi sta riuscendo a gestire la crisi? Comunque sia, un’altra guerra mondiale non mi sembra la soluzione…

 

Lei si occupa anche di fotografia… quale foto la rappresenta di più tra quelle scattate da Lei?

Tendo a cambiare opinione. Una volta sarebbe stato il mare caldo dei caraibi, oggi le scogliere della Scozia.

 

Lei è una grande viaggiatrice… qual è stato il Suo viaggio più bello?

Sarebbe più facile identificare quello più brutto. Ma a dirla tutta non distinguo i viaggi tra quelli belli o brutti, bensì sulla base di quello che mi hanno «dato». In genere amo i luoghi diversi da quelli che conosco per ambiente, architettura, cultura, caratteristiche, esperienze… Non amo gli all inclusive, la globalizzazione che appiattisce le diversità, e nemmeno finire nella catena di hotel, piuttosto che in quella dei soliti supermercati… Detto questo, il viaggio in Scozia mi ha riempito l’anima.

 

Nei suoi ultimi scritti è giallista, pensa di tenere lo stile?

Diciamo che tenderò a rimanere una giallista, ma con molte varianti. Il giallo è ciò che mi permette di “giocare“, ma ci sono tante storie da raccontare, al di là del giallo, o all’interno dello stesso. Com’è stato il caso de Il furto della verità che parla sì di anziani e di crisi economica, ma anche del nostro relazionarci con lo straniero, della vita di una volta, della convivenza casalinga di oggi… e poi c’è anche un omicidio da risolvere.

 

Tra tutti i suoi scritti a quale si è più affezionata?

È una domanda ricorrente. A volte credo che venga fatta perché in questo modo il lettore crede di poter avvicinarsi di più alla «persona» che sta dietro la penna. Per questo motivo risponderò in modo da rendere reale quest’aspettativa (vera o no che sia la risposta): mi sono affezionata di più a tre libri. Quello che mi ha ispirato mio padre (Di brogli, di risate e di altre storie), quello che mi hanno ispirato mia nonna e mia mamma (Il furto della verità) e quello che contiene molto di me, anche se in chiave onirica (L’angelo apprendista). Però mi piacciono molto quelli di Sir TJ (il mio primo personaggio seriale), per non parlare di Un caffè a Kathmandu, che rappresenta un viaggio su tutti. Mentre mi ha divertita scrivere Guardie, ladri e tracciatori, così come mi ha dato un sacco di soddisfazione Il Segreto della Colomba, che mi ha fatto sentire in grado di scrivere storie più complesse… Insomma, si può chiedere a un genitore qual è il figlio che preferisce?

 

Ci può anticipare il suo prossimo scritto?

Due sono già in fase di pubblicazione: il terzo episodio di Sir TJ che si intitolerà Una tigre a Venezia e uscirà a dicembre; e il secondo episodio della trilogia A volo libero (di cui il primo è stato Il Segreto della Colomba) e che si intitolerà Lo sfregio della farfalla, in uscita per maggio. Ma il mio vero prossimo scritto parlerà di picchiatori, degli anni Ottanta e prenderà di nuovo in prestito il giallo per scrivere una storia che sta prendendo forma poco a poco. Ma questa è davvero una prematura anticipazione…

 

www.manuelamazzi.ch


Il furto della verità

ISBN: 978-88-902810-3-7
Editore:   Photo Ma.Ma. Edition, Minusio
Copertina:   Foto di Arch. Nicola Probst, Lugano©
Pagine: 237
Prezzo:   € 10,00 / Fr. 16,00
Anno:  2014

 

 

 

Bibliografia

 

2014 Il 15 giugno, un racconto di Ma.Ma. è stato selezionato tra i finalisti di Giallo Stresa. Il 18 giugno è uscita la prima puntata de Il furto della verità nelle pagine culturali del Corriere del Ticino. Il nuovo giallo di Manuela Mazzi conta 60 puntate che sono usite durante tutta l'estate 2014. A ottobre è stata invece pubblicata la versione integrale di questo romanzo. Sempre in ottobre, in contemporanea con la più affollata regata d'Europa a Trieste è uscito anche un racconto extra delle Avventure in giallo di Sir TJ: L'ultima Barcolana (Safarà Editore).
Il 26 ottobre 2014 la Giuria dei Critici del Premio Stresa di Narrativa ha attribuito una “targa speciale” a:
Il Segreto della Colomba.
Verso la fine dell'anno uscirà invece il terzo episodio delle Avventure in giallo di Sir TJ, che conclude il viaggio del giallista che lo ha visto navigare da Locarno fino alla Serenissima. (Seguiranno dettagli).

2013 Nel mese di marzo 2013 è uscita l'antologia Story Tell, pubblicata da Gabriele Capelli Editore, nella quale, con i testi di altri 22 autori, si trova anche il monologo di Manuela Mazzi. Il volume è uscito come ebook.
Il 1. settembre è stato pubblicato il primo episodio della trilogia "A volo libero" (Photo Ma.Ma. Edition): il thriller-avventura intitolato
Il Segreto della Colomba.
Mentre il 15 dicembre Safarà Editore ha pubblicato il secondo episodio della serie "Le avventure in giallo di Sir TJ" intitolato:
L'ancora insanguinata.

2012 A metà novembre del 2012 è uscita la prima Avventura in giallo di Sir TJ, per la collana l'Uomo di sabbia di Safarà Editore, nel romanzo Un giallo da concorso.

2011 A fine luglio del 2011 è uscita la raccolta di racconti  Di brogli, di risate e di altre storie.

2010 Nel 2010 il suo libro Guardie, ladri e tracciatori viene selezionato per partecipare al Premio Bancarellino. Nel mese di maggio dello stesso anno, allo stesso libro viene conferito dalla giuria tecnica della III edizione del Premio di Letteratura per ragazzi Mariele Ventre la menzione speciale per la migliore opera di narrativa di autore straniero di lingua italiana, destinata a ragazzi 12/16 anni. A inizio giugno sempre a Guardie, ladri e tracciatori viene attribuita una targa speciale dalla Giuria dei Critici del Premio Stresa di Narrativa.

2009 Nel maggio del 2009 Manuela Mazzi, con altri autori, ha ricevuto la comunicazione di essere una delle vincitrici del concorso letterario per racconti gialli denominato Unico Indizio -  La sciarpa gialla. Il suo racconto L’ultima regata è stato infatti selezionato ed è uscito il 24 giugno nell’antologia omonima del premio. 
Il 15 maggio 2009 è uscito il quarto romanzo dell’autrice locarnese che, dopo aver pubblicato una storia cruda come quella de
Un gigolo in doppiopetto, ha sentito il desiderio di scrivere un’avventura mozzafiato, piena di azione e gioia di vivere, per respirare una ventata di aria fresca e pulita. Il nuovo libro si intitola Guardie, ladri e tracciatori.
A inizio giugno del 2009 un breve racconto di Manuela Mazzi è stato segnalato dalla giuria della settima edizione del
Concorso Letterario Internazionale San Maurelio, per la sezione narrativa. Il titolo del racconto è Intolleranza e Indifferenza.

2008 A fine luglio 2008 le è stato assegnato il premio per il secondo posto nell’ambito dell’XI edizione del Premio di letteratura naturalistica “Parco Majella” (Abruzzo), grazie al ciclo di servizi d’approfondimento sul Verde pubblico, giardini e parchi storici del Canton Ticino apparso in cinque puntate sulla rivista della Stan: Il Nostro Paese. Il 1° novembre 2008 si è aggiudicata il terzo posto della sezione “giornalisti” al Premio Nazionale Città di Arona del Circolo Culturale Gian Vincenzo Omodei Zorini, con l’articolo Farfalle nella rete, apparso sul settimanale Azione.
Alla fine del 2008 ha pubblicato sul settimanale AZIONE, in due puntate, il giallo di Natale intitolato Mistero sul Continental Express, un lungo racconto che verrà riproposto in formato libro, sebbene sia ancora troppo presto per parlarne.

2007 Nell’aprile del 2007, l’autrice ha pubblicato il reportage narrativo Un gigolo in doppiopetto con la Photo Ma.Ma. Edition di Minusio. Di buon successo, soprattutto in Ticino, riporta una storia vera: la confessione denuncia di un giovane gigolo ticinese al servizio di donne della società bene lombarda e del canton Ticino. I contenuti del reportage sono a tratti espliciti, e pertanto la lettura è riservata solo a un pubblico adulto.

2006 A maggio del 2006 ha invece pubblicato per la stessa casa editrice romana, Un caffè a Kathmandu: libro denuncia sulla situazione dei bambini di strada nepalesi, con un retroscena giallo/rosa. Di quest’ultimo libro il 50% del prezzo di copertina è devoluto in beneficenza alla Onlus Apeiron, operativa a Kathmandu. Nel 2007, sempre a scopo benefico e con la stessa casa editrice - nell’ambito del concorso letterario internazionale «Aiutare i bambini CIFA bene» - è stato selezionato e pubblicato nell’omonima antologia il suo racconto: Speranze e inganni sulla via dei bambini di strada.

2005 Nella primavera del 2005 Manuela Mazzi ha pubblicato, con Progetto Cultura 2003 di Roma, il lungo racconto intitolato L’angelo apprendista: un romanzo caratterizzato dall’esplorazione di mondi ultraterreni e dall’avventura dettata da prove inverosimili da superare.