Intervista con Pietro Aliprandi. Missione Mars One Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Lunedì 09 Marzo 2015 07:30

aliprandiMars One è un progetto che ha lo scopo di stabilire una colonia permanente su Marte, guidato ed ideato dal ricercatore olandese Bas Lansdorp. Il progetto prevede di inviare negli anni, da oggi fino al 2027, su Marte una colonia di essere umani in tutto cento, cinquanta maschi e cinquanta femmine, scelti tra ingenieri, fisici, medici, astronauti, tutte persone di alto profilo professionale, per stabilire una colonia permanente su un pianeta dalle condizioni di abitabilità nulle. I prescelti dovranno abitare in moduli e potranno compiere all’esterno brevi e sporadiche passeggiate. Secondo le tempistiche annunciate, il primo gruppo di quattro astronauti dovrebbe raggiungere Marte nel 2025, dopo sette mesi di viaggio dalla Terra. Altri gruppi di astronauti raggiungeranno la colonia ogni due anni, supponendo dunque entro il 2035 di avere venti persone che vivono e lavorano su Marte. Pietro Aliprandi, nella foto a sinistra,  è uno dei tantissimi candidati alla missione, che ha superato, il terzo test, quello definitivo, ed è rimasto l’unico italiano in lista. Giovane, originario di Conegliano Veneto, laureando in medicina, con da sempre la passione per lo spazio e quello che gira intorno al mondo spaziale, determinato a partire per un viaggio che non prevede ritorno, ma consapevole di dare al mondo scientifico un grande contributo personale con la sua partecipazione. Ecco come si racconta in questa intervista:

 

 

1.Che cosa l’ha spinta a candidarsi al progetto Mars One? Nulla in particolare, non ho "preso" una decisione. Candidarmi è stato naturale, automatico, perché esplorare l'universo è sempre stato un grande sogno che, fino a due anni fa, sembrava destinato a rimanere tale.


2.Che selezioni ha dovuto superare ? La candidatura corrispondeva anche alla prima fase di selezione: gli interessati dovevano inviare un video di auto-presentazione (il mio si trova qui https://www.youtube.com/watch?v=ie-Sztxr7PA) e rispondere a una serie di domande incentrate sul profilo psicologico.Esaminate le migliaia di domande pervenute, il 30 dicembre 2013 sono stati selezionati 1058 candidati. Questi si sono sottoposti ad un primo accertamento medico, e - assieme a qualche rinunciatario - il numero si è ulteriormente ridotto a 660. Tra dicembre e gennaio scorsi abbiamo sostenuto un colloquio in videoconferenza con il Dr. Norbert Kraft, psichiatra della NASA e responsabile delle selezioni e dell'addestramento. Ancora una volta sono stati esaminati attitudine e motivazione, e 100 persone (50 maschi e 50 femmine) hanno superato il test.

3. Pensava di essere scelto? All'inizio ci speravo, ma onestamente non mi aspettavo di poter sbaragliare una simile concorrenza. Forse l'aver preso seriamente questa missione fin dal primo giorno è stato uno degli elementi a mio favore.

4. Che cosa si aspetta di trovare su Marte che sulla Terra non ha trovato? Una frontiera da varcare.

5. La Sua famiglia ed amici la appoggiano in questo progetto? Sì, molto. I miei familiari soprattutto, che non possono dirsi felici all'idea di non potermi mai più rivedere. Tuttavia, sono consapevoli di quanto questo progetto conti per me, e in questo mi appoggiano con tutte le loro forze.

6.  Ha mai pensato di ritirarsi? No.

7. Che tipo di preparazione l’aspetta prima di partire? Non meno di sette anni di addestramento. Dovremo acquisire tutte le conoscenze necessarie a vivere autonomamente su Marte (ingegneria, botanica, medicina...), prepararci fisicamente, e soprattutto abituarci agli spazi dell'avamposto e alla collaborazione con gli altri coloni.

8. Come passerà i suoi prossimi dieci anni sulla Terra? Come sopra, l'addestramento sarà a tempo pieno.

9. Mars One è un progetto sperimentale, dove ditte esperte spaziali come Nasa ed Esa non vi partecipano non ha un po’ paura del fallimento della missione? Anche se fosse condotto dalla NASA o dall'ESA, il primo viaggio su Marte sarebbe comunque sperimentale. Ma, a Mars One lavorano molti ex-impiegati di NASA ed ESA, alcuni dei quali hanno rivestito anche posizioni di prestigio, come Mason Peck, che è stato capo del reparto tecnologico alla NASA. Questo mi offre una certa fiducia nel progetto.

10. Il progetto a lungo termine potrebbe avere problemi finanziari, non ha paura che non ci sia un viaggio di ritorno? Il viaggio di ritorno non era previsto in partenza, proprio per una questione di costi. Quando mi sono candidato, ero consapevole di questo problema, ma non mi spaventa la possibilità di iniziare una nuova vita su un nuovo pianeta. Al contrario, mi affascina. 

11. Qual è la missione primaria di Mars One? Colonizzare Marte. Cioè, stabilire una colonia permanente e autosufficiente sul pianeta. Questo dà origine a numerosi scopi secondari, tra i quali ricordiamo la ricerca (geologia, astronomia, esobiologia, medicina e psicologia), nonché l'esempio che potremmo dare alla Terra: una comunità autosufficiente dal punto di vista energetico e alimentare - in un ambiente più ostile del più arido deserto o tundra terrestre - potrebbe rivoluzionare l'approccio dei terrestri a problemi millenari come la povertà e la carestia.

12. Conosce i suoi compagni di viaggio? Molti di coloro con cui avevo stretto un rapporto sono stati esclusi o si sono ritirati. Conosco alcuni di quelli che ancora sono in gara, e con gli altri sto facendo amicizia in questi giorni.

13.  La Nasa ritiene che le radiazioni su Marte saranno letali per i partecipanti, i ricercatori del Mit vi danno una sopravvivenza massima di 68 giorni, non la spaventa tutto questo? E' vero, sulla superficie un'esposizione prolungata potrebbe essere pericolosa (ma non letale). Tuttavia, all'interno della base la dose di radiazioni sarà comparabile a quella terrestre, e le uscite saranno limitate in numero, e durata. Per quanto riguarda l'analisi del MIT, non è stato condotto da ricercatori ma da studenti, e i dati su cui questi si sono basati (cioè le FAQs del sito di Mars One), non contengono dettagli tecnici necessari ad eseguire un'analisi credibile. Come ho detto, a Mars One lavorano professionisti delle missioni spaziali (i più anziani avevano anche preso parte alle missioni Apollo), e personalmente trovo le loro affermazioni più affidabili.

14. Nonostante le tecnologie di oggi, il viaggio per raggiungere Marte durerà a lungo come pensa di passare il tempo? Il viaggio sarà il momento di maggiore pressione psicologica. Personalmente credo che leggerò molto, e soprattutto scriverò.

15. Che cosa porterà con se? Non molto. Una piccola raccolta di cimeli, "reperti" della mia vita sulla Terra prima della partenza.

16. Il progetto Mars One è sogno o follia secondo Lei? Un sogno che si avvera, direi. Per molti è difficile accettare il cambiamento, la novità, ma dopo che questa è avvenuta nessuno tornerebbe davvero indietro. Mars One è una missione estremamente seria, che forse non viene presa come tale per il coinvolgimento mediatico che ha avuto. Ma anche questa, a mio parere, è una strategia intelligente.

17. Se dovesse tornare che cosa farebbe come prima cosa? Un bagno in mare.

 

 

Info: www.mars-one.com