Intervista con Nek Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Venerdì 20 Marzo 2015 13:36

nekFilippo Neviani, non ha certo di grandi presentazioni, da anni il cantautore di Sassuolo, firma grandi canzoni e grandi successi nel panorama della musica italiana. Bello, aria da bravo ragazzo, uno di noi, queste sono le carte vincenti, di un cantante, che con grande umiltà ha sempre incontrato il suo pubblico. Il pezzo che lo consacra a Sanremo, “Laura non c’è”, è il trampolino di lancio che poi non ha piu’ smesso di funzionare per lui, incidendo album sia in Italiano che in spagnolo, Nek raggiunge anche il vasto pubblico sud americano.

Dieci milioni di dischi venduti nel mondo, e Fatti avanti amore, è il pezzo che ha siglato la sua maturità e bravura a Sanremo. in questi giorni, Nek promuove il suo ultimo album, “Prima di parlare”, noi l’abbiamo incontrato alla Warner, la sua casa discografica a Zurigo, sentite come si racconta:

 

Complimenti per il tuo album…

Grazie fa sempre piacere sentirlo, non è detto che un disco piaccia subito.

Come hai scelto il brano, Fatti avanti amore, che poi hai portato a Sanremo, tra tutti quelli dell’album?

A prescindere dalla mia partecipazione a Sanremo, era un pezzo che avevo già scelto per lanciare il mio nuovo lavoro.

Hai aspettato diciotto anni prima di partecipare nuovamente al Festival, come mai questa pausa?

Non c’è una motivazione particolare, ci sono tanti motivi, anche strategici, ho girato tanto il mondo, fatto tante altre cose, tanti altri album e Sanremo non era tra le mie priorità. Cinque anni fa mi chiamò anche Morandi, ma non avevo la canzone giusta, e il mio album non era pronto. Quest’anno il disco era già stato ultimato tanto tempo prima che mi arrivasse la proposta di Carlo Conti, insomma ho pensato di rimettermi in gioco in questo senso poteva essere interessante. Comunque Sanremo è sempre un grande momento per chi ha qualcosa da dire e basta. Forse questione di coincidenze.

Fatti avanti amore, non è un pezzo tipico per il palco dell’Ariston…

È un pezzo che non ha i connotati tipici per il festival, diciamo cosi, ma ho pensato che il festival potesse darmi quell’eco per uscire con l’album e far sentire le altre canzoni del disco. Poi la storia la sapete tutti, Fatti avanti amore è entrato subito nel cuore della gente e questa è la vittoria più grande per chi fa il mio mestiere.

In questi festival della canzone e non parliamo sono di Sanremo, vince il bel pezzo e chi è bravo o ci vuole altro?

Ci vuole il talento, una virtu’ importante altrimenti non si salirebbe nemmeno sul palco, c’è un gioco di tante parti, riuscire a trasmettere quello che si vuole dire, vivere il palco in maniere importante, non farsi travolgere dall’emozione ma trasmetterla al pubblico. Ci sono una serie di dettagli ed equilibri molto sottili da tenere in considerazione, poi naturale vince su tutti il pezzo, se entra, il cantante il pezzo la musica e il testo hanno fatto gioco di squadra e sono arrivate al cuore delle persone.

Da tanti anni ti esibisci, davanti ad un grande pubblico, hai mai paura di non riuscire a dare il meglio, nonostante l’esperienza?

Certo, cerco di fare al meglio quello che faccio, ma prima di salire sul palco c’è sempre la paura di dimenticarsi il testo, di non essere intonato, di non andare a tempo, di non avere abbastanza voce. Sono tutte paure umane…

Hai un amuleto o un portafortuna che porti sempre con te?

In tasca ho sempre un rosario fatto a mano di San Benetto.

Tu sei anche molto credente, com’è nato questo tuo percorso di fede?

Il mio è un cammino che dura da parecchio tempo, però la morte del mio padre, nel 2012, mi ha fatto capire che la fede conta molto, aiuta molto nei momenti di sconforto, per mantenere quella sorta di serenità che tiene in piedi l’animo umano. Ho perso mio papà e per me è stata una botta forte, avere fede è stato un appiglio per me, non mi sono sentito solo.

Tra le cover di Sanremo hai presentato una canzone non facile, Se telefonando, non avevi paura del confronto con la grande Mina e come hai scelto questo pezzo, tra tutti quelli che hanno la storia della musica italiana?

Certo si avevo timore, ma tutti avevamo le stesse preoccupazioni, la paura primaria era riuscire ad interpretare al meglio la canzone, prima ancora riuscire a dare alla canzone un arrangiamento moderno e riuscire a darle gli equilibri magici di Se telefonando, poi ricordandomi che 49 anni fa l’aveva portata al successo Mina, che il pezzo era stato scritto da Maurizio Costanzo, e l’aveva musicata Morricone, certo che il timore aumentava. Poi mi sono sentito più leggero, quando ho visto che dopo la mia interpretazione, la canzone era piaciuta.

Il pezzo in realtà l’ha scelto per me mia moglie, perché’ io non avevo le idee chiare e non riuscivo a scegliere.

Il tuo nuovo album, è tutto nuovo, collaborazioni, arrangiamenti…musiche. Come mai?

È tutto nuovo, è una svolta che spero mi porti lontano, nel mio mestiere c’è una parte in cui si naviga a vista e questo team nuovo ha portato nuova energia, e questo è importante ovunque si vada, lo si capisce dopo inevitabilmente per ora sta andando bene.

Tu lasceresti il tuo nome d’arte?

No, non credo, però metto sempre di più il mio nome proprio poi lascio alla gente la scelta, la maggior parte dei miei fans mi chiama Filippo, e questo mi fa piacere.

Come sono legate le canzoni del tuo album, perché’ sembra che sia un tutt’uno…

È un concept album, il collante è il mio vivere quotidiano che lo avverti e c’è in ogni pezzo, se in un pezzo non c’è qualcosa di esplicito, che vivo, c’è qualcosa che capto e diventa mio…però bene o male si parla di me, è inevitabile, vivendo rifletto il mio modo di vivere e la canzone non è altro che il mio modo di esprimermi.

Quali sono i tuoi prossimi progetti con quest’album?

Ci sarà la versione spagnola, e poi ci sarà la promozione e poi da ottobre il tour europeo, e prevedo anche qualche data in Svizzera.

Che cosa farà da grande Filippo?

Semplicemente quello che faccio, nel migliore dei modi, correggendo tanti errori, cercando di fare al meglio, riuscire ad imparare sempre qualcosa in più.

So che hai scritto anche un romanzo, pensi di cambiar mestiere un giorno?

Quello è in parallelo a quello che faccio un modo per esprimere la creatività, un modo diverso. Ma non potrei fare altro che questo, cantare, scrivere…la musica.

Per i giovani che si affacciano ora al mondo musicale, quali sono le possibilità per farsi conoscere?

In realtà molto poche, il momento non è semplice per nessuno, figuriamoci per nessuno, ci sono i talent, che sono una possibilità; poi naturalmente non deve girare tutto intorno a quello, bisogna avere un gruppo valido di persone intorno che credono nel tuo talento, bisogna credere in se stessi, essere umili ed andare avanti. Ce’ un grande rischio di perdere il contatto con la realtà e io ci sono passato, non è bello, perché’ si perde il fascino del mestiere che facciamo. Bisogna essere ben saldi con la testa sulle spalle.

Tornando al tuo album, mi completi il titolo…Prima di parlare…

Abbracciami…

Grazie a presto

Certo vi aspetto tutti ai miei concerti.

 

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Album

1992 - Nek (Fonit Cetra)