Intervista con Pietrangelo Buttafuoco Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Martedì 23 Febbraio 2016 00:00

IMG 6031Pietrangelo Buttafuoco, è un indiscusso pensatore, guai a chiamarlo intellettuale, di spessore del nostro paese. Giornalista, autore televisivo, scrittore, Buttafuoco è stato anche direttore del Teatro Stabile di Catania succedendo a Pippo Baudo. Dal 2014 è spinte fisso in radio da Giovanni Minoli,con il programma Mix24, in onda ogni mattina su Radio 24, scrive per il Sole 24 Ore e dall’anno scorso, ha iniziato a collaborare anche per al Fatto Quotidiano. Da alcuni anni Pierangelo Buttafuoco ha abbracciato la fede islamica, fatto che ha fatto molto discutere soprattutto quando si è candidato come governatore della Sicilia alle ultime elezioni. Ospite dell’ASRI, all'università di Zurigo, ha tenuto una conferenza dal tema “L’affollata solitudine. L’uomo nell’epoca dell’uomo.”

Nella foto a sinistra Paolo Solari Bozzi, Presidente dell'ASRI che presenta il suo ospite durante la conferenza e a destra Pietrangelo Buttafuoco.

Ci anticipa il tema della conferenza ?

L’argomento nasce da un lavoro che ho iniziato con la Basilica di S. Francesco ad Assisi, invitato dai Frati Cappuccini. Da quel luogo mi è venuta l’ idea di iniziare a scrivere  un racconto su fatti apparentemente affidati alla cronaca, ma in realtà rivelatrici di un disagio esistenziale e  filosofico importante.  Due casi di cronaca mi avevano molto  turbato lo scorso anno, la morte di una professoressa trovata morta dopo molti anni,  a Roma,  in estate, nel suo appartamento. La povera donna era addirittura mummificata in casa, ancora in pigiama davanti alla televisione, in attesa di una cena, di un pranzo o della colazione, questo non lo sapremo mai… e la sua morte era stata una scoperta casuale, nessuno l’aveva cercata.  L’altro fatto analogo di cronaca è stato quello di una giovane studentessa trovata morta nella città dove studiava, dopo qualche tempo seduta sul divano, con ancora la televisione accesa..queste donne sono morte  non solo in solitudine, ma sono morte senza che nessuno le abbia cercate…ecco da li inizia la mia riflessione e la mia indagine su come la nostra solitudine sempre più affollata riveli un abisso che nessuno vuole indagare, credo che la solitudine sia il flagello dei nostri tempi.

Come si riempie al giorno d’oggi la solitudine?

Purtroppo ci sono tante pagine spaventose di cronaca.  Leggiamo tutti i giorni fatti di violenza, perché questa è l’epoca attuale che viviamo, dove l’unica lingua che conosciamo è l’odio, la solitudine è qualcosa che devasta la vita delle donne che rispetto agli uomini  la patiscono più.

Una scena che mi ha colpito una volta in un supermercato è stata quando la cassiera, al cliente davanti a me, che stava pagando una mono porzione di cibo già pronto ,gli ricorda che se ne comprava due avrebbe avuto uno sconto. La risposta del cliente, mi ha lasciato amareggiato, ed è stata “ma io sono solo non saprei come conservarlo  tutto questo cibo,o con chi dividerla la porzione in più”, questa scena mi ha fatto molto riflettere.

Lei crede che questo fenomeno si sia accentuato al giorno d’oggi, o ci sia sempre stato?

Portiamo il capestro di una solitudine sempre più consolidata. Noi pure avendo affollato i nostri orizzonti di linguaggio, di abitudini, di consuetudini,invece portiamo il peso di una solitudine sempre più devastante. 

Riempire la solitudine di impegni o di cose a noi non necessarie o importanti è un rimedio?

Guardi la risposta dal mio personale punto di vista, è questa: credo che per combattere la solitudine, serva l’ascolto interiore, la preghiera e la scoperta di una dimensione più ampia di noi stessi, l’abbandono a qualcosa di superiore. Abbandonarsi a qualcosa di più grande di noi, non bastare a noi stessi, ecco,senza di questo non si arriva da nessuna parte.

Lei come è arrivato ad una conversione religiosa cosi radicale?

Io non sono convertito, non sono spretato, sono  semplicemente un uomo della tradizione. Nel mio interiore non ho  apportato nessun grande cambiamento. 

Sotto l’aspetto sociologico, la stampa, o i mezzi di informazione come affrontano questo problema, con che dibattiti ed argomentazioni si affronta un problema sociale cosi evidente e dilagante?

Questo disagio non è percepito, e non se ne parla. Il mercato della pubblicità è indirizzato solo verso gli atomi singoli, siamo diventati solo un mercato commerciale Mettere tra parentesi la famiglia, è anche questo un modo errato per non affrontare i problemi. 

Quando la società prenderà coscienza vera di questo disagio?

Non credo che ora succederà. Io sto lavorando  ad un racconto basato su questi fatti di cronaca che ho citato sopra, una volta messi tutti in fila, anche li ad Assisi dove ci stavo lavorando si toccava un elettricità viva, un sentimento. L’alternativa a tutto ciò ci sarebbe, bisognerebbe ritrovare il senso dello stare insieme dell’altro, di guardare negli occhi il prossimo, mettersi nella condizione di potersi cercare, potrei rispondere con una canzone di Battiato… “E ti vengo a cercare”…

Come mai tra di noi non ci cerchiamo più?

Perché noi siamo chiusi in una scatola, che prima ci serviva per proteggersi dagli altri mentre adesso ci separa solamente. Siamo come dentro un alveare dove non è possibile comunicare.

Questo si riflette nella vita di tutti i giorni?

Certo, anche lei nella sua cerchia avrà sicuramente degli amici o conoscenti, che ad un certo momento si sono infilati nel tunnel della solitudine. La solitudine che non è quella dello stilita sulla colonna, che si concentra su se stesso, o sulla preghiera, ma di chi sente più che il rifiuto degli altri, il rifiuto di se stesso.

La solitudine è una scelta?

Non è una scelta, ma una disgrazia. Una volta la società era costruita in modo tale che era inammissibile che si restasse soli. Si faceva in modo che il bambino avesse compagnia, anche per andare da un posto all’altro  non veniva mai lasciato solo, si aveva cura che i ragazzi  ad una certa età potessero trovare l’anima gemella, che poi si creassero dei nuclei famigliari, c’era sempre la tensione e l’attenzione  e la voglia di creare aggregazioni, ritrovarsi anche nei riti pubblici, affrontare la morte insieme e ritrovarsi ai funerali. La vita aveva questa struttura collettiva, poi a poco a poco siamo diventati degli atomi, solitari, scissi sempre più,ed è cosi forte che noi  stessi non facciamo altro che farci da specchio bipolare. Ed è un po come il naufrago che si trova a dialogare con la noce di cocco, travestita sotto sembianze umane.

Che cosa ne pensa dei social network?

Affollano la nostra solitudine, è un po avere degradato il rapporto di conoscenza facendo mancare, i contatti, e  l’autorevolezza delle fonti, sia nelle notizie che nello scambio di dati.

C’è libertà di espressione adesso?

No, e la situazione è peggiorata soprattutto su temi delicatissimi quali per esempio la politica estera c’è censura, non c’è libertà di espressione ma c’è anche la libertà di cancellare di togliere la reputazione, di istituire un tribunale di inquisizione, imporre riflessi condizionati, di gestire le emozioni. Quando è morto David Bowie,la notizia è stata vicolata insieme all’emozione quasi come fosse un’epifania del divino. Sono forme di parodie, che l’epoca attuale riesce ad offrire a noi facendoci contemporaneamente oggetti e soggetti di questa messa in scena.

Che cosa dovrebbe cambiare nella politica estera l’Italia per essere più efficiente ed efficace?

Dovrebbe avere soltanto sovranità.

Nel nostro scenario politico Lei individua degli elementi capaci ?

Attualmente no.

Sembra che nemmeno gli italiani appartengano all’Italia…non è che fatta l’Italia si doveva fare gli italiani…e siamo ancora a questo punto della storia?

l’Italia è solo un espressione geografica. Esiste l’italiano, che è la lingua del ragionamento. Ma gli italiani in quanto tale non sono mai esistiti, esiste Roma come idea universale e non è certo iniziata nel 1861. Esiste Dante , Virgilio le versioni di latino, esiste la magnifica manifestazione della pietra, del sole e del mare a Selinunte ma non esistono gli italiani…

Salviamo la cultura quella ci salverà?

Salviamo la poesia, quella di sicuro, altro non so.

Prossimo ospite dell’ASRI l’astronauta Umberto Guidoni per informazioni su data e orari www.asri.ch



Pubblicazioni di Pierangelo Buttafuoco:

Romanzi

•Le uova del drago. Una storia vera al teatro dei pupi, Milano, Mondadori, 2005. 

•L'ultima del diavolo, Milano, Mondadori, 2008.

•Il lupo e la luna, Milano, Bompiani, 2011.

•Il dolore pazzo dell'amore, Milano, Bompiani, 2013. I

•I cinque funerali della Signora Göring, Milano, Mondadori, 2014. 

Saggi

•Fogli consanguinei, Padova, Edizioni di Ar, 2002.

•L'ora che viene. Intorno a Evola e a Spengler, (con Francesco Ingravalle, Giovanni Damiano, Piero Di Vona, L. Scandoglio) a cura di Giovanni Damiano, Padova, Edizioni di Ar, 2004.

•Cabaret Voltaire. L'islam, il sacro, l'Occidente, Milano, Bompiani, 2008. 

•Fìmmini. Ammirarle, decifrarle, sedurle, Milano, Mondadori, 2009. 

•Fuochi, Firenze, Vallecchi, 2012. ISBN 978-88-8427-240-9.

•Buttanissima Sicilia. Dall'autonomia a Crocetta, tutta una rovina, Milano, Bompiani, 2014. 

•Il feroce Saracino, Milano, Bompiani, 2015