Intervista con Andrea Fazioli: l’arte del fallimento Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Mercoledì 25 Maggio 2016 08:50

librofazioliL’arte del fallimento, è un’analisi lucida e realistica, di un problema che con la crisi ha afflitto molte aziende, il non fronteggiare più concorrenza e mercato, che culmina fino alla chiusura ed al conseguente fallimento. Un fallimento che poi non investe solo la gestione o il  marketing ma insieme alla ditta falliscono anche sogni, e carriere di persone vere, che tutti i giorni dedicano tempo ed energie al proprio lavoro. 

 I protagonisti? l’immancabile investigatore Contini, che dopo tanto tempo di lavoretti, si trova a dover indagare ad un caso difficile, Balmelli il proprietario della ditta di arredamento, che vuole cambiare vita e darsi una altra chance, lo sfondo di un susseguirsi di intrecci e colpi di scena fino all’ultima pagina, è il territorio del Ticino, che offre il suo palcoscenico a questi personaggi e alle loro storie. 

All’uscita del suo nuovo romanzo, ho intervistato Andrea Fazioli: 

Quanto tempo dedichi alla scrittura?

Dipende dai periodi. Non sono uno che se ne sta per ore e ore di fila davanti al computer; preferisco sessioni di lavoro più brevi e regolari, giorno dopo giorno. Ma il tempo della scrittura è anche camminare, starsene immerso nei propri pensieri, divagare, trovare il silenzio prima ancora di cercare le parole.

AF in una foto di Marika BrusorioSe non scrivessi libri che cosa faresti?

Non lo so. Forse mi metterei a svaligiare banche? (Di sicuro guadagnerei di più). A parte gli scherzi, fin da quando sono bambino per me raccontare storie, più che scrivere libri, è quasi una necessità: un modo per capire meglio me stesso e il mondo. Quindi, di certo, continuerei in qualche modo a raccontare storie.

Riusciresti in una narrazione a staccarti completamente dal territorio in cui vivi?

Mi sono più volte di ambientare scene narrative in luoghi che non ho mai visto. È uno degli aspetti divertenti della scrittura (e della lettura). Diceva Emilio Salgari: è come viaggiare, ma senza la seccatura dei bagagli.

Che tipo di preparazione ha richiesto L’arte del fallimento?

Ho aspettato per qualche anno perché il primo abbozzo d’idea maturasse e diventasse il nucleo della storia. Poi mi sono documentato sugli aspetti economici e legali, ma anche sull’arredamento e sulla musica jazz, che sono molto presenti nel romanzo. Ritengo doveroso compiere ricerche approfondite, a patto però che non appesantiscano il romanzo: il ritmo, la fluidità della narrazione sono per me un’esigenza primaria.

L’arte del fallimento tratta un tema delicato che in questo periodo molte aziende del Ticino stanno vivendo…come ti sei documentato?

Soprattutto ascoltando. Ho parlato con chi nelle aziende ci lavora, con i proprietari e con i dipendenti. Il mio approccio però resta quello di un romanziere, non di un giornalista (sono anche giornalista, ma in ambiti diversi).

Come il Ticino sta affrontando la crisi secondo te?

Come sempre. C’è chi reagisce e combatte, chi si rattrista, chi cade nello sconforto e chi invece trova stimoli per migliorarsi. Penso che il Ticino non sia diverso dal resto del mondo: le crisi ci colgono sempre impreparati… anche quando ce le aspettiamo.

Mario Balmelli è il proprietario di un’azienda che al momento del fallimento per dare una svolta definita alla sua vita, vorrebbe fare altro, dedicarsi a suonare il sax, una fuga dalla realtà che gli sfugge di mano, e non si realizza nei tempi previsti…Quanto si differenzia la realtà che viviamo da quella che vorremmo vivere secondo te… basandosi anche sui tuoi protagonisti?

Abbiamo tutti dei sogni. Qualcuno si avvera, qualche altro no. Ma anche quelli che si avverano, sono sempre diversi da come ce li eravamo aspettati (per fortuna, altrimenti la vita sarebbe noiosa). Come rassegnarsi al fatto che la realtà sia diversa da quella che vorremmo? Fino a che punto accettare questa circostanza inevitabile e fino a che punto lottare per cambiare le cose? Ecco le domande che alcuni dei miei personaggi si pongono. È meglio occuparsi della solida azienda di famiglia o tentare la fortuna come musicista? E se l’azienda di famiglia è sull’orlo della bancarotta?

Quanto c’è della realtà quotidiana che vivi nel tuo romanzo?

Anch’io suono il sax tenore, come uno dei protagonisti. Anch’io abito più o meno nel territorio dove vivono i personaggi. Anch’io ho vissuto i miei fallimenti… In generale, ho cercato, ancora più che nei romanzi precedenti, di essere attento alla quotidianità, alle piccole cose di ogni giorno. Come scrisse l’autore svizzero Peter Bichsel: “Se uno fuma una pipa, è già una storia”. Non c’è sempre bisogno di eventi straordinari. Certo, poi racconto anche di omicidi e truffe; ma trovo divertente proprio lavorare su questi contrasti: nonostante il tema di fondo non sia allegro, L’arte del fallimento è forse il mio romanzo più umoristico. Forse perché l’ironia resta il miglior antidoto al fallimento e alle sconfitte.

Elia Contini in che cosa ti assomiglia?

In realtà siamo diversi (lui, per esempio, non risponderebbe mai a un’intervista!). Ma abbiamo un paio di cose in comune: entrambi ogni tanto abbiamo bisogno di silenzio ed entrambi abbiamo un’indole un po’ contemplativa, anche se poi ci capita di lavorare in mezzo alla gente. Ma soprattutto: entrambi amiamo le volpi.

Nei vari romanzi sembra che, Contini, sia un personaggio che prima o poi riesca a dare una svolta… ma alla fine sembra riuscire nel lavoro e nella vita solo con casualità… ci sarà una svolta?

Chissà! Bisognerebbe chiederlo a lui… Non sono sicuro di capire che cosa significhi “dare una svolta”. Contini è fatto così. Forse la sua apparente marginalità, la sua “casualità”, il suo stile un po’ distratto sono più vicini al cuore degli eventi di quanto si possa immaginare a prima vista. Ma non tocca a me dare giudizi. Io sono solo quello che racconta…

Cito: L’arte del fallimento è quella di non fallire mai…è possibile?

No, è impossibile. L’arte del fallimento è rendersi conto che perdere è inevitabile. È saper accettare la sconfitta. Soprattutto, è non lasciare che il fallimento divenga un giudizio di valore sulla persona che fallisce. Nel romanzo, un personaggio a un certo punto osserva che forse il vero fallimento sarebbe non fallire mai; cioè non rendersene conto, non riconoscere la nostra imperfezione.

Quando scrivi quali sono i tuoi maestri di riferimento?

Sono troppi per citarli qui. Sono un lettore onnivoro: romanzi, poesia, racconti, saggi, fumetti. La poesia mi aiuta a lavorare sulla lingua, a dare un senso profondo a ogni parola. I romanzi e i racconti mi aiutano a trovare il ritmo, il giusto livello di profondità. Ma in questo romanzo ho seguito anche maestri musicali. A cominciare da Lester Young, il saxofonista che ho citato in epigrafe: “Every style is the result of a handicap” (ogni stile è il risultato di una mancanza). A volte, per trovare la propria voce autentica, bisogna conoscere innanzitutto i propri difetti.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho idee per nuovi romanzi con e senza Elia Contini. Romanzi di genere assai diverso. Vedremo. Continuo poi a scrivere racconti: per me sono una palestra, un modo per sperimentare cose nuove. Molti sono usciti in giornali e riviste; mi piacerebbe prima o poi pubblicarli anche in volume. Inoltre mi dedico al blog che ho avviato qualche mese fa (www.andreafazioli.ch/blog) e che continuo ad aggiornare ogni settimana: è un’esperienza nuova e interessante. Quando mi hanno sollecitato ad aprirlo ero timoroso, non essendo un esperto di comunicazione digitale e “social media”. Ma poi mi sono detto: perché non provarci?


Che cosa non ti aspettavi dal tuo blog ... Che poi invece hai trovato con sorpresa?

Non ero sicuro di trovare lo stile giusto. Sono una persona riservata, e non avevo intenzione di mettere in piazza i dettagli della mia vita privata (e a chi potrebbero mai interessare?). Però non volevo nemmeno che il blog fosse una semplice vetrina per racconti e romanzi. Dopo qualche tentativo ho trovato una via di mezzo: uno sguardo mio personale sulla realtà, qualche episodio della mia vita, ma niente fotografie mie o della mia famiglia; spazio ai racconti e ai romanzi sì, ma dall’interno, come un artigiano che porta in visita qualche amico nella sua officina. La sorpresa? Scoprire che, sebbene scriva articoli lunghi e soltanto una volta ogni settimana, i lettori mi seguono. Ogni tanto mi comunicano pure le loro impressioni: alcuni lasciano un commento, altri commentano su Facebook, molti mi scrivono, discretamente, una mail.

Che pensi dei social network ... È davvero comunicazione o altro? 

Prima di aprire il blog, nell’autunno 2015, non avevo mai scritto niente in un social network. Avevo un “profilo” su Facebook, anche per ragioni giornalistiche, ma lo usavo soltanto passivamente. Su Facebook c’era, e c’è ancora, una pagina “Andrea Fazioli scrittore”, curata da un gruppo di fedeli lettrici e lettori, che segnala le novità legate alle mie opere e alle mie attività. In generale, ero scettico: mi pareva che i social network fossero un grande invito all’esibizionismo e alla superficialità. Tuttora credo che questo in parte sia vero. Ma dal momento che esistono, mi sembra giusto cercare di coglierne anche gli aspetti positivi: la possibilità di creare legami, magari in maniera fortuita, e di restare in contatto con amici lontani. Personalmente, uso Facebook per divulgare i contenuti del blog. La scuola di scrittura per la quale tengo i miei laboratori, la Scuola Yanez, è ben presente su Facebook e su Twitter, sebbene poi la sua missione sia soprattutto riunire le persone concretamente, all’interno di laboratori nei quali ci si confronta leggendo e parlando.

Che libro stai leggendo in questo momento?

“Il ragazzo e la colomba”, di Meir Shalev. Ma l’ho cominciato proprio ieri, quindi ancora non posso dirne molto. Insieme poi sto leggendo “Possibilities”, l’autobiografia del musicista Herbie Hancock. Di recente ho letto anche un memoriale di Miklucho Maklaj, uno scienziato esploratore russo del XIX secolo (no ho parlato anche sul blog). Insieme al romanzo – ho sempre un romanzo in lettura – alterno racconti, saggi e poesia.


Nelle foto in alto a sinistra la copertina del libro, in basso a destra Andrea Fazioli in una foto di Marila Brusorio.

www.andreafazioli.ch