Intervista con Umberto Guidoni Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Giovedì 16 Giugno 2016 00:00

IMG 7489Umberto Guidoni, nel 2001 è stato il primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale, ha partecipato a due missioni NASA a bordo dello Space Shuttle, e ha realizzato non solo il suo sogno di bambino, ma forse quello di tanti italiani, che hanno viaggiato con lui, oltre il cielo. Oggi divulgatore scientifico e scrittore, Guidoni pubblica articoli e libri che hanno come sempre tema lo spazio, ma affrontato sempre in modo diverso, i suoi ultimi lavori sono due scritti per ragazzi in collaborazione con Andrea Valente, "Cosi extra cosi terrestre", e il recente "Otto passi nel futuro", per avvicinare le generazioni di adesso ad un mondo cosi lontano e ancora tanto misterioso. Nella foto a sinistra Umberto Guidoni all'Hotel Savoy di Zurigo durante l'intervista. 

Ospite a  Zurigo dell’ASRI, ha tenuto una conferenza dal tema “ Viaggiando oltre il cielo”, in quest’occasione l’ho incontrato e gentilmente mi ha rilasciato la seguente intervista:

Dopo aver smesso di fare l’astronauta come è stato ambientarsi nel mondo?

Io sono stato al Parlamento Europeo per cinque anni, poi mi sono messo a scrivere libri e prevalentemente faccio il divulgatore scientifico, soprattuto nelle scuole.

Quando incontra gli studenti che sensazioni prova? come sono i giovani studenti di oggi?

In generale all’inizio gli studenti  sono  diffidenti, ma poi l’entusiasmo è lo stesso della generazione mia. Certamente quando io avevo la loro età,  la conquista dello spazio si viveva come cambiamento epocale, oggi non è cosi sia perché le missioni sono meno eroiche, sia perché non ci sono più nuove frontiere, sono missioni consolidate e di routine e un po’ perché lo spazio ha perso il fascino. Potrebbe pero’ esserci una ripresa riprendiamo l’esplorazione dello spazio che è stata lasciata quarant’anni fa.

La conquista e la colonizzazione di Marte Lei crede sia possibile?

Credo certo sia possibile. Il problema è  quello delle priorità, quello del progetto lunare fu strategico per diverse ragioni non solo spaziali, ma strategico e militare,  oggi l’attività di esplorazione è considerata meno importante e quindi anche i finanziamenti sono più scarsi, e quindi i tempi sono difficili e da prevedere. Quando lavora ad un un programma che va avanti da anni, potrebbero allungarsi i tempi, ma credo ci arriveremo magari tra vendi o trenta anni e probabilmente ci arriveremo io mi auguro come è successo per la luna, non  in una collisione tra blocchi ma mi in una collaborazione internazionale come è stata l ‘ultima grande impresa della ISS, la Stazione Internazionale Spaziale, realizzata grazie allo sforzo di tante nazioni, messe insieme.

Chi parte per Marte fa un viaggio senza ritorno, Lei lo farebbe?

Se avessi qualche anno di meno lo farei, ora non semplicemente perché li non ci sono medici e considerando questo aspetto direi proprio di no. Forse vent’anni fa lo avrei fatto ma non credo sarà un progetto realizzabile a breve,  ma non per le persone, ma per i mezzi a disposizione. Non vedo la realizzazione del veicolo dovrebbero avere già pronto l’hardware o averlo in una fase avanzata  e non ne vedo traccia. Questa è la vera ragione, sui tempi del progetto, mentre vedo concreto SPACE X, perché mi sembra più ragionevole come approccio. 

Con l’attuale tecnologia di oggi, dove si può arrivare?

Marte è al limite della nostra tecnologia. Possiamo andare su Marte come siamo andati sulla luna negli anni sessanta, cioè spingendo al massimo e al limite le cose che sappiamo fare, probabilmente se vogliamo davvero realizzare un insediamento umano e quindi non andarci solo per vedere che cosa c’è,  allora bisogna andare oltre questa tecnologia ed investire su nuovi veicoli spaziali, su nuovi sistemi di propulsione perché poi alla fine quello che ci limita fortemente è andare  con dei motori chimici che hanno un efficienza molto bassa dobbiamo pensare a nuovi  propulsori al plasma al nucleare che ci premettono di fare il viaggio in poco tempo, ed abbreviare i rischi, più tempo passi nello spazio più sei esposto a rischi, dal punto di vista dell’organismo umano, e limitare l’assenza di peso prolungata.

Quali sono i disagi maggiori in assenza di gravità…

L’assenza di peso di per se è una situazione abbastanza divertente ed agevole, una volta che ci si è abituati, nella fase di transizione invece è evidentemente una fase complicata sia a livello di sensazioni che a livello fisico 

L’addestramento a terra prepara poi realmente gli astronauti agli impatti fisici ed emotivi del viaggio?

Non ti puoi preparare perché l’assenza di peso sulla terra si può simulare solo per brevissimi periodi, e  parlo di secondi, quando gli aerei fanno delle manovre dove tu galleggi per pochi secondi in assenza di gravità , ma non è sufficiente perché l’organismo raggiunga l’equilibrio che poi raggiunge quando è in orbita. La prima volta che un astronauta va nello spazio prova di persona che cosa vuol dire l’assenza di gravità, la simulazione a terra è un’altra cosa. Ciascuno ti racconta la sua versione e c’è una fase di transizione che può durare giorni o ore, dove sei effettivamente in una situazione poco piacevole, ti senti fuori posto, hai mal di testa, sei gonfio, hai nausea, vertigini, un po’ come avere mal di mare, poi si raggiunge un equilibrio che è diverso da quello precedente terrestre e da quel momento vivi tranquillamente nello spazio. Il più grande disagio per me è  stato quello di non potermi fare una doccia, visto che li tutto galleggia…sarebbe un dramma avere tutta l’acqua in giro e poi anche rischioso per l’attrezzatura.

Dormire e tenere i ritmi terrestri è facile?

Gli astronauti hanno difficoltà a dormire, ma io no anzi ho anche sognato cose molte belle. Galleggiando non hai problemi di girarti o cercare una posizione ottimale. Ci si lega per evitare di andare a sbattere ma si potrebbe tranquillamente galleggiare anche senza legarsi. 

C’è un libro che sta andando molto di moda della  dottoressa Waldman, ex direttrice della Commissione Nazionale Esplorazione Spaziale, “What’s it like in Space”, dove si parla dei veri disagi degli astronauti in fase di volo….

Vero...ci sono molte limitazioni ma dal punto di vista fisico la più importante è che l’assenza di peso porta ad una degenerazione del corpo, è come invecchiare velocemente…un invecchiamento precoce, si hanno tutti i sintomi dell’eta avanzata, perdita di calcio delle ossa, minore efficenza del sistema immunitario, il cuore che si affatica di più…quindi tutte queste cose insieme hanno effetti di cui tu non ti rendi conto quando sei nello spazio, ma al ritorno per esempio non cammini ed hai bisogno di una riabilitazione, ma è un invecchiamento reversibile per fortuna. Gi studi comunque parlano di effetti a breve nell’organismo, gli astronauti che sono stati più a lungo nello spazio ci sono stati per un anno e noi sappiamo gli effetti sul fisico dell’assenza di gravità solo fino a questo periodo.  

L’organismo di riprende una volta tornati a terra,  quasi subito perché qualcuno si occupa di te quando non sei nelle tue condizioni ottimali. 

Lei quanto ci ha messo a recuperare?

Io sono stato brevi periodi quindi il mio recupero è stato breve, al massimo qualche ora.

Direi un giorno al massimo.

Quando si è nello spazio si ha la cognizione del tempo?

Da un punto di vista puramente legato a quello che accade fuori c’è una confusione enorme, tu fai un giro   in novanta minuti quindi vedi sorgere il sole e dopo 45 minuti  ne vedi il tramonto e poi riparte tutto, in  un giorno terreste vedi sorgere il sole e tramontare 16 volte e questo ti confonde completamente. Devi imparare ad ignorare quello che succede fuori , e quindi usare l’orologio normale e nel caso dello shuttle di Huston segui gli orari di Huston diciamo certamente la percezione del tempo è fortemente alterata da questo fatto, ma passa anche quella sensazione velocemente. 

Lei ha mai avuto paura o ripensamenti sul suo lavoro?

L’addestramento degli astronauti  è mirato a vaccinarli dalla paura, vengono esposti ad una serie di eventi pericolosi nei simulatori, la sensazione è comunque reale e devono rispondere in maniera reale e questo ti abitua a riconoscere le situazione di pericolo e a saperle gestire. Poi però non si può prevedere sempre tutto ed infatti ci sono stati due incidenti con lo shuttle, con perdita dell’equipaggio per fortuna non capita in una missione normale, ed infatti non c’è ragione di avere paura anche se ci sono situazioni non previste, si prevede il loro accadimento e questo ti aiuta a gestirle. 

Secondo Lei i cittadini medi, percepiscono davvero a che cosa servono gli esperimenti spaziali e quali ripercussioni hanno nella vita di tutti i giorni?

Diciamo i dettagli degli esperimenti sicuramente no, l’attività degli astronauti viene percepita a livello di empatia perché ci sono delle persone, ci si immedesima negli astronauti e non negli esperimenti, ed è la ragione per cui quando parte una sonda, non desta lo stesso interesse, di quando partono degli astronauti. 

Il pubblico si avvicina alle missioni con esseri umani, per quanto riguarda gli esperimenti spesso sono molto complessi soprattuto molto specifici, ed è difficile darne conto ma negli incontri con il pubblico mi sforzo di parlare e di spiegare che cosa succede nello spazio, anche l’ambiente dove si svolgono questi esperimenti è completamente diverso da quello terrestre quindi le difficoltà  a volte aumentano. Ad iniziare dal comportando dei liquidi, a come devi vivere in assenza di gravità, le leggi della fisica, li funzionano in modo diverso da come siamo abituati sulla terra.

Lei mi può fare un esempio di qualcosa che migliora e cambia la nostra vita di tutti i giorni che arriva dalla ricerca spaziale?

Si può fare un elenco delle tecnologie che le missioni spaziali hanno prodotto, dalla meteorologia ai saltelli di navigazione, tutte cose che conosciamo  e dove il contributo umano è limitato perché basta mandare dei satelliti nello spazio e le cose funzionano ugualmente.

Il discorso va spostato nel futuro. Esempio se prendiamo la missione di Cristoforo Colombo che è andato in America  nel 1492 ed è tornato  portando qualche patata, pomodori,e qualche altra cosa….anche all’epoca ci si è chiesti se ne valeva la pensa visto che la  sua missione in dollari di oggi è costata quasi quanto il programma Apollo. La risposta è venuta duecento anni dopo il suo viaggio, li c’è stata una biforcazione nella storia dell’umanità e se andiamo su Marte tra vent’anni o trenta, questo viaggio giustificherà la spesa? probabilmente no, ma questo si vedrà a lungo termine perché se da questo viaggio  nasce la tecnologia per andare su altri sistemi stellari o altri pianeti abitabili per l’uomo, questo cambierà la storia dell’umanità. In qualche modo l’attività spaziale è l’estrapolazione dell’attività dell’uomo che abbiamo sempre condotto andare oltre i confini conosciuti ed andare oltre….ed è quello che chi ha portato ad essere quello che siamo oggi. La frontiera si sposta oltre il nostro pianeta , e la sfida rimane la stessa e dobbiamo continuare a pensare allo stesso modo, a pensare come i nostri antenati prima di noi. 

Si investe abbastanza nella ricerca scientifica?

Io dico di no, perché i governi pensano sempre a breve termine, in vista delle elezioni,  mentre investire nella ricerca è investire in un ritorno a lungo termine. Noi possiamo vedere la tecnologia prodotta dagli esperimenti spaziali o di altri campi di ricerca, il problema è che un ritorno spostato nel tempo. Io porto sempre un esempio, di una tecnologia che deriva da una scoperta teorica di Einstein, recentemente sono state scoperte le onde gravitazionali ma sono molto teoriche, invece la teoria gravitazionale, scoperta e pubblicata quasi cento anni fa,  si è applicata al navigatore satellitare, che ci da’ il nostro punto esatto di posizione, dentro il navigatore ci sono le equazioni di Einstein, e il nostro navigatore non funzionerebbe se non si fosse pensato alle correzioni sul tempo che scorre in modo diverso sulla terra che sul satellite. 

 La ricerca ci fa fare un passo avanti, ci fa capire meglio il meglio il mondo che ci circonda, poi le sue applicazioni sono importanti e sono quelle che poi usiamo tutti i giorni,  ma non si può pero’ guardare solo quello, perché altrimenti si favoriscono solo le cose che sappiamo fare per  avere un  immediato ritorno economico

In Italia che cosa si deve fare per incrementare il settore spaziale?

In Italia abbiamo un atteggiamento di scarsa continuità nei programmai di ricerca. L’Italia è stato un dei primi paesi nella ricerca spaziale, a lanciare satelliti artificiali, poi c’è stata una ripresa agli inizi degli anni novanta si è fondata Agenzia Spaziale Italiana,  e tanti investimenti hanno portato l’Italia a partecipare alla ISS, Stazione Internazionale Spaziale, ed avere un ruolo importante nella sua costruzione , come numero di astronauti per esempio l’Italia ne ha più di tutti gli altri paesi europei messi insieme. Oggi siamo in una fase calante, non c’è visione di continuità, nei programmi di ricerca e sviluppo. 

Lei quando ha capito che voleva fare l’astronauta?

Fin da bambino. Ho fatto l’astro fisico, ma in quegli anni nello spazio ci andavano i Russi e Americani. Guardavo lo spazio da terra, ho lavorato dieci anni al CNR e mi sono occupato di astrofisica, pensavo che quella sarebbe stata la mia carriera. Alla fine degli anni ottanta ci fu un accordo tra NASA e ASI per un satellite a guinzaglio, non lanciato in orbita ma attaccato con un filo allo shuttle e in questa missione si parlo’ di astronauti italiani perché la missione prevedeva un astronauta italiano a brodo, e  cosi inizio’ la mia selezione poi alla Nasa e poi tutto il resto…

Una volta nello spazio qual’è stato il suo primo pensiero?

Bella domanda….non me lo ricordo, ma mi ricordo la mia grande eccitazione una volta salito sul veicolo dopo aver fatto decine e decine di test, di simulazioni... finalmente sali sulla rampa di lancio e sai che mancano poche ore all’arrivo in orbita è la cosa più bella … poi arrivi in orbita galleggi e vedi la terra …forse è il momento massimo di suggestione e ricompensa.

Si farebbe un altro viaggetto nello spazio? con quale meta?

Certo io si, anche domani….se fosse possibile su Marte, o tornare sulla stazione spaziale quindici anni fa era un cantiere in pieno sviluppo oggi è finita e vorrei vedere com’è…. 

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