Beni comuni la Toscana ha una legge quadro Stampa
Scritto da Mauro Bardaglio   
Giovedì 09 Luglio 2020 07:28

Via libera del Consiglio regionale al testo presentato da Eugenio Giani. Enrico Rossi, Tommaso Fattori, Elisabetta Meucci, Serena Spinelli, Giacomo Giannarelli, Monica Pecori, Leonardo Marras e Giacomo Bugliani.

“È una legge di straordinaria importanza, largamente innovativa, per il governo collaborativo dei beni comuni e del territorio, che fa dell’ordinamento normativo toscano uno dei più all’avanguardia nel contesto  nazionale”. E' quanto ha dichiarato il presidente della commissione Affari istituzionali, Giacomo Bugliani (Pd) illustrando in aula il testo della nuova legge presentata dai presidenti Eugenio Giani ed  Enrico Rossi, da Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra), Elisabetta Meucci (Italia Viva), Serena Spinelli (gruppo misto), Giacomo Giannarelli (M5S), Monica Pecori (gruppo misto), Leonardo  Marras (Pd) e lo stesso Bugliani e approvata questo pomeriggio dal Consiglio regionale

L’obiettivo è quello di rendere sempre più effettiva la promozione di autonomia civica e sussidiarietà sociale. Su quest’ultima, in particolare, si ricorda nel testo come lo Statuto della regione Toscana recepisca il principio di sussidiarietà orizzontale (sancito dall’articolo articolo 118, quarto comma, della Costituzione) come principio di sussidiarietà sociale stabilendo (all’articolo 58) che la Regione opera per avvicinare nella più ampia misura ai cittadini l'organizzazione della vita sociale e l'esercizio delle funzioni pubbliche. La Regione, inoltre, favorisce (articolo 59) l'autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro aggregazioni per il diretto svolgimento di attività di riconosciuto interesse generale, stabilendo che l'attuazione del principio della sussidiarietà sociale è da considerarsi come funzionale al miglioramento del livello dei servizi, al superamento delle disuguaglianze economiche e sociali, a favorire la collaborazione dei cittadini e delle formazioni sociali.

La proposta di legge costituisce uno dei primi casi in cui un’iniziativa normativa in materia di beni comuni si colloca sul livello istituzionale regionale. In particolare, si tratta di un testo organico, che potrà vedere attuazione su tutto il territorio regionale, lasciando spazio a eventuali regolamenti comunali che intendano integrare e dettagliare la disciplina di fonte legislativa. Si prevede, inoltre, un momento di confronto tra Regione, cittadini attivi e enti pubblici che hanno sottoscritto patti di collaborazione anche al fine di valutare eventuali aggiornamenti della normativa. Sarà un regolamento a specificare le modalità di attuazione.

Bugliani ha precisato che ai fini della legge i beni comuni sono quelli, materiali, immateriali e digitali, che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali della persona, al benessere individuale e collettivo, alla coesione sociale e alla vita delle generazioni future. Si tratta di quei beni per cui i cittadini si attivano per garantirne una fruizione collettiva e per i quali collaborano con le pubbliche amministrazioni per la cura, la gestione, la rigenerazione. Per cittadinanza attiva si intende invece l’insieme di tutti i cittadini che vivono sul territorio regionale e che possono agire in vari modi: prendere iniziative, segnalare omissioni, mettere a disposizione i propri beni. È prevista una banca dati sui beni comuni, articolate in più sezioni: beni comuni presenti, in stato di abbandono, iniziative relative. Si definiscono, inoltre, in modo dettagliato, i “patti di collaborazione”, ovvero l’accordo con cui i cittadini attivi, i proprietari dei beni comuni e gli enti pubblici organizzano, in maniera cooperativa e senza fine di lucro, gli interessi relativi alle utilità generate dal bene comune, programmando e progettando insieme le attività di cura, gestione collaborativa e rigenerazione.

La Regione e gli enti locali possono disporre esenzioni ed agevolazioni a favore dei cittadini attivi che svolgono attività nell'ambito dei patti di collaborazione. La Regione, entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge, organizzerà un incontro pubblico per promuovere un confronto tra i cittadini attivi e i rappresentanti degli enti pubblici che hanno sottoscritto patti di collaborazione, anche al fine di valutare gli effetti della legge e acquisire eventuali proposte di modifica.

 “Questa legge è unica nel suo genere - ha affermato Massimo Baldi (Italia Viva) - Sul tema, da un lato c’è una sottovalutazione del tema, perchè le amministrazioni non ci credono e non ne sentono la rilevanza. Dall’altro c’è una sopravvalutazione, un pensare al bene pubblico come sostitutivo della dimensione pubblica e della dimensione privata bene privato. La norma invece definisce il bene comune, laicamente, illuministicamente come bene terzo tra bene pubblico e bene privato e lo mette con una norma quadro a disposizione della comunità. Motore per una società giusta è l’essere uomini capaci di solidarietà, che possono chiamare bene comune ciò che vi è in mezzo a loro, che è nelle tue mani nella misura in cui lo condividi”

“Questa legge viene incontro a quei cittadini attivi che fino adesso hanno avuto difficoltà più che agevolazioni dalle istituzioni. Essere riusciti in un compromesso alto permette di fare un passo avanti, un passo storico”, ha rilevato Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra), sottolineando  che la gestione dei beni comuni non sostituisce in alcun modo i servizi garantiti dalle pubbliche amministrazioni. Tali attività, inoltre, stanno fuori dal mercato, sul terreno dell’autoattivazione della cittadinanza, cioè  tutti coloro che vivono sul territorio regionale, sia come singoli, che come associazioni. A suo parere l’obbiettivo è quello di contrastare lo stato di abbandono degli immobili pubblici

“Prima che culturale, la discussione sui beni comuni è una proposta economico -sociale  - ha affermato Leonardo Marras (Pd) – In quelle realtà dove la crisi ha trovato reti di solidarietà molto forti ha animato nuove speranze e nuove forme di organizzazione economiche”. In questo senso, a suo parere la Regione non fa altro che “elevare a legge una pratica sociale presente nella nostra comunità e lo fa con un grande consenso. Un consenso fondato su un patrimonio politico e culturale che in Toscana si traduce in risultati positivi e permane anche nel futuro”.

Annunciando il voto favorevole, Monica Pecori (misto) ha rivolto un accorato appello per inserire tra i beni comuni  gli immobili di pregio di proprietà della Regione e delle aziende sanitarie

“La Toscana aveva già in sé i semi del suo pensarsi comunità – ha affermato Serenaa Spinelli gruppo misto) - Un terreno fertile di persone che mettono il proprio tempo a disposizione per prendersi cura, ad esempio, di un giardino”.

“I beni comuni non sono la negazione della proprietà privata. Sono qualcosa di molto più elevato. E’ un vero peccato che non si sia raggiunta l’unanimità”, ha diichiarato Andrea Quartini M5S) secondo il quale la legge è “rivoluzionaria”, perché non era facile legarla al principio di sussidiarietà.